La cucina italiana è la più diffusa nei ristoranti stranieri a Mosca


La cucina italiana si sta affermando sempre di più in Russia e un ristorante su sei è ormai italiano. Lo testimonia la crescita del numero di ristoranti italiani o a cucina italiana a Mosca. Negli ultimi tre anni, dal 2001 al 2004, un’indagine condotta sulle “Pagine Gialle” moscovite rivela che il numero complessivo di ristoranti registrati è cresciuto da 880 a 1.015, escludendo il conteggio di catene di Fast Food come MacDonald’s, Rostink’s o di ristoranti popolari, come Jolki Palki. In altre parole, la crescita generale del numero di ristoranti è stata di oltre il 15%, ma nello stesso tempo, i ristoranti italiani sono aumentati da 36 ad almeno 63, cioè del 75%, ovvero quasi raddoppiati. Anche nel 2004, ogni due-tre mesi si sta aprendo un nuovo ristorante italiano.


In realtà, dopo i ristoranti propriamente russi pubblicizzati, che sono oltre 620, nonchè una settantina a cucina caucasica (georgiana, armena, azera, uzbeka, etc.), cioè delle repubbliche ex-sovietiche, con una menzione a parte per un’altra ventina di ristoranti ucraini, i ristoranti italiani vengono oggi al primo posto come presenza a Mosca tra le grandi cucine internazionali, il cui numero supera in complesso i 300 ristoranti registrati sulle pagine gialle. E questo contando tra di essi solo alcuni maggiori ristoranti-pizzerie, e non le molteplici pizzerie o anche catene di pizzerie che spesso di italiano hanno solo un po’ il nome.

 

La cucina italiana a Mosca

(incidenza percentuale sul numero di ristoranti a cucina straniera)

 

 

Fonte: indagine sulle pagine gialle di Mosca. 2001-2004, su oltre 300 ristoranti stranieri. Dal conteggio sono state escluse la cucina caucasica, ucraina e delle altre repubbliche ex-sovietiche

Quest’indagine del 2004 conferma i risultati di un altro sondaggio di opinione pubblicato l’anno scorso, e che indicava come i russi, dopo la propria cucina nazionale e quella caucasica, preferissero decisamente la cucina italiana a quella delle altre grandi scuole internazionali, come la cinese e la francese.


In effetti, un giro anche sommario tra i negozi alimentari e i supermarket della capitale non può non notare la presenza di alimenti tipicamente italiani, come la pasta, il prosciutto, le salse di pomodoro, i formaggi (parmigiano, mozzarella), i vini, vermut e spumanti, nonchè l’olio d’oliva, anche se talvolta tale presenza non è così diffusa come potrebbe.


Inoltre, a parte la pizza, che è ormai universalmente riconosciuta in Russia, tra i piatti di menu ai ristoranti, le penne all’arrabbiata o ai quattro formaggi, gli spaghetti alla carbonara, il prosciutto e melone o i pomodori e mozzarella, o anche le paste “alla gorgonzola”, riscuotono una popolarità crescente tra il pubblico russo.


Se l’interesse per la cucina italiana è in forte aumento in Russia, si sente però il crescente bisogno di linee guida per un’educazione ed un approccio più corretto e consapevole del consumatore, nonchè di una formazione più approfondita e completa degli operatori, dai ristoratori, agli chef di cucina, ai cuochi e sommelier.


A queste esigenze intende incominciare a rispondere appunto la prima esposizione di Cibus-Russia il 14 luglio 2004 a Mosca, avviando una serie di iniziative di informazione e di promozione della cucina, dei prodotti alimentari e di uno stile e cultura di alimentazione ormai millenari, che fanno parte storica e integrante della civiltà e modo di vivere italiano.


In definitiva, Mosca e la Russia costituiscono oggi la nuova meta internazionale dell’alta cucina italiana, che e’ gia’ da tempo protagonista in varie capitali mondiali.

 

Oggi alcuni tra i migliori ristoranti italiani si trovano all’estero: a Londra, dove l’Italian cuisine trionfa al Caravaggio, S. Lorenzo, Zafferano, Toto’s, ed anche in rinomatissimi ristoranti a gestione o denominazione inglese: River Cafè di Ruth Rogers, Rose Gray, e the Halkin. A New York vi sono Le Cirque, San Domenico, Cipriani, a Los Angeles Valentino, a Montreal L’Altro, e a Tokyo Bice e Sabatini guidano la falange dei 5.000 ristoranti “italiani” del Giappone, di cui la metà con sede nella capitale.

 

Da sottolineare che ad Hong Kong il numero di ristoranti italiani sono passati da 5 a 70 negli ultimi dieci anni: il Grissini ubicato all’interno del lussuoso Grad Hyatt, capofila di tutti i ristoranti del luogo, ha visto passare Grandi chef come Gabriele Colombo e Mario Caramella che ora lavorano rispettivamente a Manila e a Hua Hin in qualità di executive chef. Mario Caramella è anche Presidente del GVCI (Gruppo virtuale cuochi italiani) che raggruppa oltre trecentocinquanta chef italiani sparsi per il mondo.

Tutto ciò a dimostrazione che la cucina italiana “troneggia” ed ha un ruolo principale nei banchetti, nelle pasticcerie e nelle panetterie di produzione dei vari hotel.


Possiamo dire senza tema di smentita che da tempo è iniziata una nuova stagione della cucina italiana all’estero, una cucina che detta i suoi standard in tutti i reparti dell’hotel e dove anche l’executive chef è italiano!

 

 

 

 

 

 

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