SPAGHETTI ALL’EOLIANA

di Clara Dodino

 

Il dio Vulcano era un buongustaio e aveva al suo servizio Bartolo, un cuoco liparota che cucinava pietanze sopraffine.

Ogni giorno Bartolo prendeva la barca e remava da Lipari a Vulcano: all’ora di pranzo la fucina di vulcano si trasformava in cucina e il cuoco esibiva qui le sue virtù.

Un giorno Bartolo prese un’insolazione e non andò a lavorare;

Vulcano era furioso, perché aveva invitato a pranzo i suoi amici dei e nessuno era in grado di sostituire il prezioso cuoc.


Così il dio si mise ai fornelli e improvvisò una ricetta per quattro persone:


Prendi un tegame forgiato da Vulcano

Versa un po’ d’olio extravergine d’oliva siciliano

Metti due spicchi d’aglio nostrano

Soffriggi a fuoco lento sul fornello di cucina

Aggiungi una manciata di capperi di salina

Cinque filetti d’acciughe di marina

Una melanzana a tocchetti

Un peperone rosso a filetti

Versa mezzo bicchiere di Malvasia di Lipari

Alza la fiamma e lascia evaporare i liquidi

Continua a fuoco medio rimestando piano

Aggiungi tre pomodori maturati sotto il sole eoliano

Quindi cospargi con origano nostrano

Cuoci questa mistura ed ogni suo ingrediente

Cospargi il condimento sugli spaghetti al dente

Grattugia la ricotta salata sul piatto fumante

Portalo in tavola profumato ed invitante!

Vulcano fece bella figura con i suoi ospiti e, da quel giorno, cucinò da solo.


FRITTELLE PER CENA

di Angela Venturelli


Stasera faccio le frittelle di minestra” annunciava mia madre quando, dopo averci servito a pranzo pasta e fagioli o minestrone, si accorgeva che c’era dell’avanzo”.


Che bello” aggiunge io, perché per me era una festa e in cuor mio speravo sempre in questo suo errore in eccesso. Solo più tardi mi resi conto che lo faceva apposta a prepararne di più. La cena a base di frittelle rappresentava infatti un’economia e questa, anni fa nel modenese, era un’abitudine di molte famiglie. Un’abitudine che non ho mai perso anche ora che da molti anni abito a Milano. Lo faccio ancora apposta di far avanzare pasta, perché queste semplici frittelle piacciono ancora tanto a me, a tutta la mia famiglia, e, quando mi viene di offrirle, pure agli ospiti.


A Modena quest’abitudine è ora un po’ scomparsa, ma per fortuna a mantenere in vita le frittelle, nobilitandole, ci ha pensato il ristorante modenese “Osteria Giusti” a cui di recente è stata conferita una stella Michelin. Vengono servite come antipasto con l’aggiunta di una goccia d’aceto balsamico, e naturalmente non preparate con gli avanzi ma con pasta e fagioli cucinata “ad hoc”. Vista l’onorificenza, le frittelle sono diventate ora un piatto d’alta cucina.


FRITTELLE DI MINESTRA

Dose per quattro persone:

2 piatti di pasta e fagioli o minestrone molto infittiti.

1 uovo.

1 etto di parmigiano reggiano grattugiato.

3 cucchiai di farina.

Latte quanto basta.

Aggiungere l’uovo alla minestra mescolando bene, poi il parmigiano sempre mescolando e quindi la farina. Per ultimo il latte tenendo conto che il composto deve rimanere consistente. Usare un cucchiaio per versarle nell’olio ben caldo, appiattendole in modo che si cuociano bene all’interno. Rigirarle solo quando da una parte sono molte ben dorate.


LA MATTONELLA DOLCE

Di Luisa Morselli


Nonno, posso venire con te?”.


La risposta era sempre la stessa. “Devi chiederlo alla mamma e poi copriti bene”.


Ricordo ancora la sua mano callosa che teneva stretta la mia. Mi dava un calore che non solo me la riscaldava ma mi trasmetteva anche un calore dentro che allora la sentivo come una sensazione gradevole ma che solo dopo ho capito che era qualcosa di molto di più.


Abitavamo in Toscana nelle vicinanze di Careggine e con mio nonno attraversavamo un bosco di castagni per arrivare ad un capanno di pietra. Era lì che si seccavano le castagne. Bisognava mettere un letto di brace e, piuttosto in alto, c’era un ripiano (al quale si accedeva da una scala) sul quale si stendeva un letto di castagne.

Ci andavamo ogni due o tre giorni perché le braci non dovevano assolutamente spegnersi. Poi di quelle castagne, una volta seccate, io e mio fratello le pulivamo dal guscio e, come premio del nostro lavoro, ce ne riempivamo le tasche. Erano le nostre caramelle.


Con le stesse castagne secche mia nonna faceva un dolce che per noi era la fine del mondo, la “Mattonella dolce”.


Castagne secche gr 400,

mezzo litro di latte, zucchero gr 300, frutta candita gr 150,

nocciole sgusciate gr 50,

una stecca di vaniglia,

un bastoncino di cannella,

una confezione di panna da l 0,25,

una noce di burro, poco zucchero a velo,

un bicchierino di liquore a piacere.


Mettete a cuocere in una casseruola le castagne con il latte, la metà dello zucchero, la stecca di vaniglia e la cannella, fatele sobbollire a fuoco basso per circa un’ora. Se il latte si consumasse troppo, aggiungetene di volta in volta un bicchiere.

Passate poi le castagne dal passaverdura, unite al passato la frutta candita tritata e le nocciole, anch’esse tritate finemente, e infine mescolate al composto il liquore a piacere.


In una seconda ciotola montate la metà della panna con il rimanente zucchero e unitela al composto mescolando con delicatezza e conservatelo in frigorifero.


Foderate con carta oleata uno stampo a mattonella per gelati. Se non lo possedete potrete anche usare un recipiente qualsiasi che possa fare al caso. Per far sì che la carta aderisca bene al fondo e alle pareti dello stampo, ungetelo con la noce di burro. Versatevi il composto livellato e mettete il tutto nel freezer.

Al momento di servire il dolce, capovolgete il contenuto dello stampo su un piatto da portata e servitelo con la rimanente panna montata con poco zucchero a velo.


DALL’ABRUZZO “LA MINESTRA COL CARDONE”

di Franca Dell’Arciprete Scotti


Un momento dell'eventoQuando eravamo piccoli ci sembrava strano questo piatto che ci promettevano per il pranzo di Natale a base di “cardone”.


Ma il cardone non era spinoso come l’ortica? E poi cosa ci poteva essere di gustoso e saporito in una verdura dura come il cardo?.


Quindi non era proprio questa la ricetta preferita che allettava l’attesa del magico pranzo natalizio. In Abruzzo comunque la minestra col cardone è stata sempre un classico irrinunciabile da proporre come primo piatto leggero che introduce ad un buon primo a base di pasta. Poi ci si può sbizzarrire dai tortellini al sugo, ai ravioli di ricotta, alla lasagna o timballo che in Abruzzo si fa in grandi teglie con la sfoglia tirata rigorosamente a mano. Ma prima di tutto questo bendidio la saggezza tradizionale suggeriva di “preparare lo stomaco” con una deliziosa minestra leggera.


Dalla cucina proveniva il profumo di un brodo da far resuscitare i morti e tutte le “spinosità” si ammorbidivano improvvisamente. Poi arrivava la mamma con le scodelle pronte e anche noi bambini scoprivamo davanti alla minestra fumante e profumata che era il modo migliore per cominciare il meraviglioso rito del pranzo con tutta la famiglia riunita intorno alla tavola.


La “Minestra col cardone” è un tipico piatto abruzzese da proporre in inverno come minestra leggera che introduce ad un primo piatto importante. Molto facile da preparare, pone solo il problema di trovare il cardone, una verdura che si presenta in gambi lunghi, verdi e spinosi.


Ingredienti per 6 persone:

1 chilo di cardone,

2 litri di brodo di tacchino,

quattro uova, sale,

1 etto di pecorino,

1 etto di parmigiano reggiano.


Preparare in anticipo due litri di brodo di tacchino filtrato. Sbucciare i lunghi gambi di cardone per eliminare le fibre esterne legnose e spinose, tagliare i gambi a pezzetti lunghi due/tre centimetri, passare i pezzetti nelle uova sbattute e salate, e quindi tuffarli nel brodo bollente. Nel brodo l’uovo si rapprende rapidamente intorno ai pezzetti di verdura. Dopo un quarto d’ora la verdura è cotta e si può servire la minestra in brodo spolverandola con abbondanti dosi di formaggio grattugiato in cui si mescolano in pari misura pecorino e parmigiano.


RICORDI GOLOSI

di Marinella Chiorino


Brodo vegetale, capellini d’angelo, semolino alla marinara (con merluzzo): da precoce buongustaia non amavo quei primi piatti per lo svezzamento!


Poi, in un pomeriggio d’estate, mamma mi portò in una cascina vicino casa per vedere il vitellino appena nato. La contadina, madre di nove figli, con generosità tipicamente campana, mi offrì una fumante zuppa di verdure soffritte nel lardo (allora, in campagna, si mangiava una volta al dì)! Mamma trascorse la notte insonne nel timore di perdermi… causa indigestione!

Ma io l’indomani, alle cinque, esclamai :

Pappa Lucia”! E così “Pappa Lucia” fu la merenda della mia prima vacanza, trascorsa nel Cilento!

 

 


LA MITICA “PAPPA LUCIA”


Dosi per 12 persone (Lucia, suo marito, i suoi nove figli e… Marinella):

250 gr di lardo,

3 grosse cipolle,

350 gr di borlotti freschi,

6 zucchine,

6 pomodori,

350 gr di fagiolini,

6 patate,

6 carote,

3 coste di sedano,

una manciata di prezzemolo,

un mazzetto di basilico,

una presa di sale,

12 fette di pane raffermo.


Soffriggete il battuto di lardo e cipolle. Aggiungete tutti gli altri ingredienti (mondati, lavati e opportunamente tagliati). Fate insaporire, versate acqua bollente e salate.

A fine cottura (2 ore) mettete il pane e la zuppa nelle scodelle.

Buon appetito, anzi… buona merenda a tutti!

 

 

 

 

 

 

 

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