La serata delle quindici candeline con Giovanni Grasso e i suoi piatti che non si limitano ad essere buoni e curati, ma offrono un modo

di essere in un'atmosfera di rara e saggia armonia

 

di Donato Troiano

 

Giovanni Grasso con la moglie Franca PulciniSan Maurizio Canavese, domenica 11 giugno 2006. Due festeggiamenti in una sera sola: la squadra del Torino che torna in serie A e Giovanni Grasso che invita gli amici per ricordare le quindici candeline del suo locale “La Credenza”.

 

E mentre i caroselli delle auto strombazzano per le vie di Torino uno pensa. Se si vuole mangiar bene, bisogna imparare a vivere bene. Occorre coltivare la pace nella nostra mente, elevare lo spirito, affinare la sensibilità.

 

Produrre uno stato d'animo virtuoso, aiuta ad attivare e a rafforzare i sensi, sprigiona profonde energie benefiche, favorisce il gusto della vita e del palato.

 

Può apparire esagerato sostenere che si può utilizzare lo spazio di un pranzo per ottenere significative realizzazioni spirituali; del resto le religioni, nei pur differenti riti, contemplano sempre il banchetto ed intorno al cibo ruotano precetti, colpe e castighi, catartici digiuni e golosi pranzi festivi!

 

Mangiar bene significa anche porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi, il cuore ed il ...palato (parafrasando il noto aforisma di H.C.Bresson).

Il cibo, dunque, offre un punto di incontro tra l'occhio, la mente, il cuore ed il palato che si scambiano utili informazioni per scegliere e gustare la cosa giusta nel momento e luogo adatti.

 

Giovanni Grasso e Igor MacchiaGiovanni Grasso, Chef-Patron de “La Credenza” di San Maurizio Canavese favorisce opportunamente questo scambio: i suoi piatti non si limitano ad essere buoni e curati, ma offrono un modo di essere in un'atmosfera di rara e saggia armonia. Un famoso poeta tibetano, Milarepa, dice: “La mia religione è vivere e morire senza rimpianto”, se la si condivide, non si può avere il rimpianto di non aver conosciuto l'arte di Giovanni Grasso. Senza dimenticare la dolcezza e la competenza della sua compagna, Franca Pulcini.

 

Andare al suo Ristorante è come entrare in un monastero, in un tempio cui fa da anticamera un giardino Zen che crea il giusto filtro con l'esterno e favorisce l'influenza benefica e piacevole della buona tavola. Opportuno riferimento a quella filosofia buddista che non può essere attivata con il pensiero, ma attraverso la pratica che diventa un'arte del vivere, una maniera di essere in accordo con la propria natura: “quando cammini cammina, quando sei seduto sii seduto, quando mangi mangia”. Zen è conoscere se stessi. Conoscere se stessi è abbandonare se stessi. Abbandonare se stessi significa riconoscersi in tutte le esistenze” (Dogen Zenji). Indice che Grasso reputa lo Zen un veicolo adatto allo sviluppo professionale ed artistico del proprio stile; ed è con naturalezza, generosità e creatività che questo Chef propone una originale e varia linea di cucina e sa “raccontare” tanto nel poco spazio di un piatto.

 

Talento e passione sono, dunque, il timone e la vela del suo cammino culinario ancorato alla intima essenza ed all'intrinseca bellezza e bontà degli alimenti. Il risultato finale è piacevolmente sorprendente: come piacevolmente sorprende la “faccia” della luna piena, o i colori dell'arcobaleno per la semplice e naturale bellezza!

 

Ogni elemento viene valorizzato, nessuno cresce all'ombra dell'altro: nell'abile gioco di governare la forza dell'aglio, che se abbandonata da sola limita e sovrasta tutto il resto, di non lasciare incustodito l'olio, di trasformare la discordia dell'aceto nella dolcezza del miele e la rivalità dei vari elementi in unità ed armonia, l'artista-Chef è insuperabile maestro ed i suoi piatti sono ricchi di seducenti possibilità espressive in cui la cucina moderna vive insieme ai tradizionali emblemi della nostra gastronomia arricchita da sapienti contaminazioni orientali. Questi cibi rappresentano anche mappe preziose per un reciproco arricchente incontro tra le due civiltà, un suggerimento per la pacifica convivenza, una ricetta non solo di cucina!

 

Da sx: Valeria Bertocchi, Enrico Bricarello, Giovanni Grasso e Marisa Avalis“Non conosco una occupazione migliore del mangiare, cioè del mangiare veramente. L'appetito è per lo stomaco quello che l'amore è per il cuore. Lo stomaco è il direttore che dirige la grande orchestra delle nostre passioni” esprime così la sua grande devozione per il cibo e la buona tavola il grande musicista Gioacchino Rossini.

Ma anche un bravo Chef, nonché Patron del Ristorante “La Credenza”, come Giovanni Grasso, che al famoso compositore pesarese fa riferimento (tanto da far scrivere sulla carta del menu della serata la frase di Gioacchino Rossini: "L'appetito è per lo stomaco quello che l'amore è per il cuore. Lo stomaco è il direttore che dirige la grande orchestra delle nostre passioni. Mangiare e amare, cantare e digerire sono i quattro atti dell'opera buffa che si chiama vita"), è un direttore d'orchestra che fa sentire il suono della sua mano quando sinfonicamente realizza al meglio la difficile ed effimera arte culinaria e sa, come un grande compositore, trovare il giusto timbro ed una equilibrata atmosfera.

 

Il bravo Grasso è riuscito a portare la cucina locale nel Mondo, non solo perchè così lo ricorda un attestato del Sindaco di San Maurizio Canavese, appeso alle pareti del loclae, che recita, “per aver portato nel Mondo il prestigio della cucina locale” ma perchè lo chef Giovanni Grasso ha fatto il suo primo viaggio di lavoro a Singapore, ma poi ci è ritornato tante altre volte.

Forse anche per questo è diventato, insieme ad Igor Macchia, uno dei punti di riferimento del Gvci (www.gvci.org), un'associazione, diretta da Mario Caramella, che riunisce oltre quattrocento chef italiani che lavorano all'estero.

 

Ristorante La Credenza

via Cavour 22

10077 San Maurizio Canavese

0039 011 9278014

 

www.ristorantelacredenza.it
credenza@tin.it

 

 

 

 

 

 

 

 

La cucina di Grasso vista da Enrico Bricarello

 

Un articolo di Luigi Cremona

 

 

 

 

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