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La CIA (la Confederazione italiana agricoltori)
denuncia la crisi della patata italiana
La Cia denunica la crisi che sta investendo il settore pataticolo nazionale. Tra le cause: il declino dei prezzi di produzione, la contrazione di consumi e la concorrenza da parte del prodotto straniero.
Aumento dei costi produttivi, invasione da parte delle produzioni francesi ed egiziane, prezzi d'origine in forte diminuzione. Il settore pataticolo italiano è insomma in profonda crisi, come denuncia la Cia, la Confederazione italiana agricoltori, mettendo in luce una situazione al limite del collasso.
La produzione nazionale di patate - secondo la nota della Confederazione - si colloca oggigiorno intorno ai 2 milioni di tonnellate ( pari all'1% di quella mondiale), suddivisi in 1,6 milioni di patate comuni e 0,4 milioni di "novelle", per un valore complessivo di 600 milioni di euro. A fronte tuttavia di un crescente aumento dei costi di produzione, tra i più alti in tutto il territorio dell'Unione europea, il nostro mercato nazionale sta attualmente subendo una forte contrazione in termine di consumi, provocando sulle aziende contraccolpi pesanti dal momento che non riescono a collocare il prodotto né in Italia né all'estero.
L'export delle produzioni italiane ha infatti segnato un pesante battuta d'arresto, soprattutto per quanto riguarda le patate "novelle", e l'assenza quasi totale di ordini da parte dei mercati europei ha provocato un vero e proprio tracollo delle quotazioni. A ciò deve poi essere aggiunta la progressiva invasione del nostro mercato nazionale da parte delle produzioni estere, soprattutto francesi, il cui apporto raggiunge il 50% dell'import totale, e quelle egiziane, che hanno ormai toccato il 21% del totale.
Quello che la Cia chiede è un mercato più trasparente, attraverso una corretta informazione sull'origine del prodotto e misure finalizzate alla promozione della produzione nazionale.
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