Il programma

 

Domenica, 23 gennaio

 

ore 17         Dibattito sul tema “L’identità della cucina italiana”

ore 18         La Regione ospite: la Nuova Sicilia a tavola

ore 19         Consegna del premio “Identità golose”

ore 20         Rinfresco di benvenuto

 

Lunedì 24 gennaio

 

ore 8,30      Registrazione dei partecipanti

ore 9,30      Inizio dei lavori. Sul palco si alterneranno quattro chef

ore 13         Pausa

ore 14,30    Ripresa dei lavori. Cinque chef

ore 19         Fine dei lavori

 

Martedì, 25 gennaio

 

ore 9,30      Inizio dei lavori. Sul palco si alterneranno quattro chef

ore 13         Pausa

ore 14,30    Ripresa dei lavori. Cinque chef

ore 19         Chiusura del congresso

 

Il programma potrà subire variazioni.

 


·        I RELATORI

 

  Nadia Santini

Radici vicentine
mantovana di adozione
Dal Pescatore
in località Runate
a Canneto sull'Oglio (Mantova)
Telefono (+39) 0376.723001

 

Nadia Santini è l'indiscussa signora dei fornelli italiani, incoronata dai francesi come la migliore cuoca del pianeta. Veneta, ha conosciuto Antonio Santini all'università a Milano, lui figlio di osti molto legati alla loro terra e alle sue acque, quelle del fiume Mincio.

Come i suoceri, Nadia trae la sua forza, oltre che in una profonda religiosità e rispetto etico dell'uomo-cliente, nelle tradizioni della terra d'adozione. Trasformata l'osteria di famiglia, specializzata in pesciolini fritti, in un ristorante di lusso, la carta rispecchia, sempre e in pieno, il territorio, declinato secondo le stagioni.

La difficoltà del lavoro di questa cuoca, che ha nel marito uno straordinario interprete dei riti del servizio, sta proprio nella mancanza di sorprese in carta, nel rifiuto di ricorrere a effetti speciali, all'uso di materie prime ruffiane piuttosto che nell'assecondare le mode del momento. Se un giorno dovesse proporre un sushi padano, state certi che ne ha trovato la ricetta in qualche trattato del Settecento rimasto nascosto in un polveroso archivio comunale.

Così se leggete in carta Tortelli di zucca sono proprio loro, quelli che potete mangiare pochi chilometri più in là. All'apparenza però, perché la cura nella scelta della materia prima (l'orto è tra il giardino e il fiume) e la profonda conoscenza della stessa, li rendono unici.

Da non perdere: Tortelli di zucca, Frittata di cipolla con contorno di peperoni

 

·          Massimiliano Alajmo

 

30 anni
padovano
Le Calandre
in località Sarmeola
a Rubano (Padova)
Telefono (+39) 049.630303

 

Massimiliano Alajmo ovvero il Mozart dei fornelli perché nessun altro chef ha bruciato le tappe in giovane età come è successo a questo veneto con padre padovano e madre vicentina. Il punto discriminante tra "Maci" e tutti gli altri giovani fenomeni è che lui non sembra mai improvvisare. C'è chi, per ragionamento, intuizione, fortuna, a venti o trent'anni azzecca un piatto coi fiocchi ma bisogna poi vedere la continuità, la capacità di replicarlo uguale, senza correre dietro ad altri esperimenti senza avere prima consolidato il lavoro fatto.

Alajmo non aveva ancora vent'anni quando mamma e papà decisero che era giunto il momento di svoltare: loro, i genitori, sarebbero andati a guidare i giochi golosi di un'altra realtà, e loro, i figli, avrebbero preso in mano
Le Calandre, ristorante che vantava già una stella Michelin. Sono rarissimi i casi di figli che raccolgono un'eredità e non la dilapidano. Di norma, quelli bravi mantengono l'esercizio alla stessa quota e velocità di rotta, quelli bravini cambiano, rinfrescano ma senza i colpi di genio di chi li ha preceduti. Con Alajmo invece le Calandre sono passate a due e poi a tre stelle quando gli anni erano ventotto appena e nessuno, nemmeno in Francia, aveva mai saputo fare altrettanto.

Invidie e incomprensioni sono corse a fiumi, soprattutto agli inizi, prima metà anni Novanta, quando in diversi dubitavano che Massimiliano, così alto e così serio in viso, fosse il vero cuoco e non l'aiuto di mamma. La sua cucina è scherzosa, ma nello stesso tempo piena di anima perché l'autore gioca di continuo con materie prime, cotture, abbinamenti. La costruzione del piatto, per capirci, può essere canonica (più o meno), ma spunta sempre almeno un dettaglio che non ti aspetti, il tocco del futuro, che trasforma un risotto simpatico in un risotto superlativo, come quella polvere di caffè sotto dopo che uno si era già stupito per i capperi sopra. C'è una continua ricerca dei sapori primordiali, l'uso nobile di legumi e carni, il pesce come protagonista e non come obbligo per stare leggeri, il ricorso alle mani al posto delle posate come a voler portare in un ristorante di lusso il panino pane e salame che azzanni uscito da scuola o durante una scampagnata. E il gioco continua.

Da non perdere: Risotto caffè e capperi.

 

  • Corrado Assenza

 

44 anni
siciliano di Noto
Caffè Sicilia
in corso Vittorio Emanuele, 125
a Noto (Siracusa)
Telefono (+39) 0931.835013

 

Corrado Assenza si era appena laureato in Agraria all'università di Bologna, quando ebbe la possibilità di lavorare per un gruppo di studio coordinato e diretto da Giorgio Celli. Quello che sarebbe diventato uno straordinario interprete della pasticceria siciliana, negli anni Ottanta doveva indagare sulla capacità dell'ape di essere un insetto testimone del livello di inquinamento ambientale, conseguenza delle più svariate attività agricole. Sembra un dato fine a se stesso, invece se oggi i mieli del Caffè Sicilia racchiudono assenze e aromi della Sicilia, come timo, capperi, lavanda, finocchietto e peperoncino candito, è anche grazie agli studi di allora.

La svolta nell'85 quando con suo fratello Carlo e con Nives Mazza, allora fidanzata e oggi moglie, decide di rilevare dalla zia Nella la conduzione del Caffè Sicilia. Fosse stata la zia più giovane e in salute, chissà quali sentieri avrebbe imboccato. Fine della carriera universitaria e inizio di quella dolciaria.
Non che Corrado si sia improvvisato, solo che prima la pasticceria l'assorbiva nelle pause di studio e da allora totalmente. Intervistato un giorno dalla scrittrice Carla Capalbo, Assenza ha dettato la sua filosofia: "La gente è sempre più attenta a ciò che mangia, siamo tornati ad essere cacciatori, ma questa volta siamo a caccia di emozioni e l'emozione che io voglio trasmettere è l'unicità di questo territorio barocco, e la cucina è il mio linguaggio".
Poi ha chiosato la Capalbo: "Un linguaggio da scoprire e decifrare nel gioco di consistenze dei suoi dolci: Paesaggio Ibleo, ad esempio, è una torta di pan di Spagna di mandorla con grano saraceno, ganache di cioccolato amaro e sciroppo di carrube. E che dire del suo gelato di origano, con l'erba aromatica lasciata in infusione nel latte e arricchita di una granella di pistacchi di Bronte non tostati? Impareggiabile! Allora, se quel che cercate a tavola è la seduzione, è in questo lembo sudorientale di Trinacria che dovete andare". Verissimo, al punto che pensando anche a Craparo e Sultano, ai vini di Felice Modica e della Gulfi è questa la Catalogna d'Italia.

Da non perdere: Il Paesaggio ibleo, i Cioccolatini al basilico e i Cannoli

 

  • Moreno Cedroni

 

40 anni
marchigiano di Senigallia
Madonnina del Pescatore
in località Marzocca
a Senigallia (Ancona)
Telefono (+39) 071.698267

 

Moreno Cedroni e il suo ristorante, la Madonnina del Pescatore (dove la madonnina è sia l'edicola religiosa in fronte sia la dolcezza di sua moglie Mariella), sono stretti tra l'Adriatico e la ferrovia che corre lungo l'intera costa. Spiaggia, lungomare e case occupano uno spazio a profondità minima, una chilometrica tagliatellona che dal centro di Senigallia punta verso Falconara e il capoluogo Ancona con il Conero subito alle spalle. Questo promontorio è un netto punto di riferimento per chi con lo sguardo va oltre il proprio naso.

E poi Cedroni, rispetto a tanti altri, ha anche un motivo professionale per volgere lo sguardo sempre a sud. Là infatti, sulla spiaggia di Portonovo, conduce i riti golosi del Clandestino, superbo susci bar tricolore, seconda di quattro realtà. In centro di Senigallia ecco infatti Anikò, salumeria di pesce (pesciumeria?) strettamente legata all'Officina dove i pesci vengono "salumati" così come sono preparati salse e prodotti in scatola.

Tutto questo per far capire che Moreno non è uno chef che rimane inchiodato ai suoi fornelli. Come tanti all'estero e pochissimi in Italia, pensa che il suo lavoro abbia più declinazioni e che tutto può essere alta cucina, anche il prodotto o il momento all'apparenza più umile. Sua la italianizzazione dei sushi (per lui i susci), suoi certi tramezzini a mo' di tapas, suo il rombo servito come fosse una costata alla fiorentina, sue le scatolette di pesce bianco e gelatina che nobilizzano le generiche scatolette di carne mista, suoi i cucchiaini di assaggini fino agli spaghetti psichedelici perché cotti direttamente nel loro sugo. Tale il loro profumo che ti entrano sparati nella testa e non lo scordi più.

Da non perdere: Costata di rombo, La scatoletta, Prima colazione

 

  • Carlo Cracco

 

38 anni
radici vicentine e
presente milanese
Cracco-Peck
in via Victor Hugo 4
a Milano
Telefono (+39) 02.876774

 

Carlo Cracco, un passato da Gualtiero Marchesi e all'Enoteca Pinchiorri, già titolare delle Clivie a Piovesi d'Alba nelle Langhe, dal gennaio del 2001 è l'anima e il motore del ristorante Peck, nuovo nella struttura e nell'anima grazie al suo lavoro tanto da chiamarsi ora Cracco-Peck.

Come in passato, tutto avviene dieci metri sotto il livello stradale ma ora i soffitti sono altissimi, c'è aria e una pennellata di luce. Due ambienti principali, un terzo più raccolto e in cucina un privè per due clienti che desiderano farsi i fatti loro.

Carne e pesce in carta, ma anche, tra tanta creatività, i classici della cucina milanese, tutti ripensati. La cotoletta si presenta, Marchesi insegna, a cubetti impanati uno a uno, l'ossobuco disossato e impanato a sua volta tutt'attorno all'osso, il risotto supera spesso il concetto di al dente e diventa crema, base per abbinamenti all'apparenza impossibili come limone e cacao piuttosto che polpa di ricci e caffè.

E poi le idee tutte dello chef: il midollo cotto alla piastra fino a diventare traslucido, quasi un foie gras trasparente, il tuorlo viene marinato, tre ore o tre giorni a seconda dell'uso che se ne vuole fare, in una pappa a base di fagioli, sale e zucchero, l'anguria grigliata viene affiancata dalla seppia così come il musetto del maiale da uno scampo.

Da non perdere: Midollo alla piastra, fave e cacao. Crema di riso, ricci di mare e caffè. Il tuorlo marinato.

 

·          Accursio Craparo

 

28 anni

siciliano di Sciacca

La Gazza Ladra

in via Blandini, 9

a Modica (Ragusa)

Telefono (+39) 0932.755655

 

Accursio Craparo, talentuosissimo cuoco siciliano, è cresciuto professionalmente prima da Pietro Leemann a Milano e poi da Massimiliano Alajmo a Rubano (Padova) tanto che da chiamare Leemann il maestro, mentre i fratelli Alajmo, con Massimiliano in cucina ecco Raffaele in sala e cantina, Costruttori di persone. Tornato in Sicilia nel maggio del 2003, sarebbe sbocciata la collaborazione con quella che si rivelerà la terza stella polare, Corrado Assenza e il Caffè Sicilia, fino all’esperienza di inizio 2004 tra forni e fornelli della Masseria degli Ulivi, e il recente passaggio ai fuochi della Gazza Ladra  a Modica, nuovi orizzonti per un altro momento di crescita. Craparo si chiama Accursio perché a Sciacca, dove è nato, si venera la Madonna del Soccorso che guarì la città dalla malaria. In quella che si sta dimostrando la Catalogna siciliana per lo straordinario fermento di idee gastronomiche che vi germogliano e si sviluppano, Accursio nomina le sue idee con giochi di parole che ricordano simpaticamente i piatti di Alajmo come “senza scampo”, “la tonnell…ata”, “un sacco di verdure”, non sempre chiare allo spaurito tipografo, che prende, ahilui, iniziative personali normalizzanti. Lo chef è attratto dai contrasti: croccante-morbido, caldo-freddo, dolce-amaro, e ne combina anche più d’uno insieme: vedi la cialda di lenticchie rosse con lo scampo morbido, il dolce-amaro del latte di mandorla con cui è inumidita la lama del coltello preposta a ridurre lo scampo in battuto, la granita di pompelmo rosa con scampo e zenzero che segna il finale obbligato del piatto: “senza scampo”, appunto. Tutto questo lavorio intellettuale è sotterraneo, perché le buone amicizie insegnano allo chef che a tavola, alla fine, ci si deve divertire, cosa che avviene immancabilmente, col tonno lavorato con farina di pistacchio e lamelle di caciotta ragusana, con la caponata trasformata in un dessert di architettura barocca dove la melanzana convive col cioccolato in un agrodolce fatto di zucchero e aceto di mele.

Da non perdere: Senza  scampo

 

  • Enrico Crippa

 

33 anni
lombardo-brianzolo
Ristorante Piazza Duomo
in piazza Duomo
ad Alba (Cuneo)
Telefono (+39) 0173.282582

Enrico Crippa è uno dei tanti grandi giovani cuochi verdi bianchi e rossi che sono passati per le cucine e il genio di Gualtiero Marchesi dove iniziò nell'87 (Milano quindi) per ritrovarsi quasi 15 anni dopo all'Albereta in Franciacorta quando ancora non aveva trovato una vera strada tutta sua. Per le qualità che dimostra di possedere, Enrico avrebbe meritato di avere un posto tutto suo ben prima dei 33 anni ma la vita a volte ti chiede di percorrere lunghi tragitti per raggiungere una meta che per altri era a due passi appena.

La svolta nel 2003 quando i fratelli Ceretto, signori del vino di Langa, decidono di ristrutturare una vecchia osteria in pieno centro ad Alba. A dicembre 2004 il debutto di due realtà ristorative ben distinte tra loro: la piola al piano terra, dove Crippa ogni giorno preparerà un solo piatto unico della più schietta tradizione langarola, e il ristorante d'autore al primo piano dove avrà carta bianca.

Perfezionista, taciturno, severo con se stesso e con le materie prime, in questi mesi si è rodato in cene nella foresteria della Ceretto proponendo piatti come l'Ostrica all'orientale (l'ostrica viene frullata con purea di pesche), Risotto ai funghi porcini dove il risotto viene avvolto in una omelette di gelatina ai porcini, Polenta e cannolicchi con una polenta morbida che racchiude chicchi d'orzo e sopra frutti di mare e bagnet verde.

Da non perdere: ancora da scoprire

 

·          Pietro Leemann

 

43 anni
un ticinese trapiantato a Milano
Joia
in Panfilo Castaldi, 18
a Milano
Telefono (+39) 02.29522124

 

Pietro Leemann, uno dei primi allievi di Gualtiero Marchesi a essersi messo in proprio, ha il grande pregio di avere deciso di fare creatività rinunciando a carne e pesce, un mare che avrebbe fatto il suo ingresso in carta solo poco più di un lustro fa.

Pietro definisce il suo ristorante di "alta cucina naturale" ma non tutti, anche a livello di critica, se ne sono mai accorti. Viene infatti genericamente definito vegetariano. Senza nulla togliere a chi ai fornelli lo è davvero, il termine ha in genere un'accezione limitativa, penalizzante, un po' come di quei calciatori di cui si dice che sanno usare un solo piede e pure male.

Se agli inizi, una quindicina di anni fa, venivano proposti piatti che nelle forme conservavano aspetti "carnivori" come le parti di un pollo arrosto composto da tanti sformatini di verdure, presto la ricerca ha portato Leemann a coniugare le conoscenze accumulate in Cina e Giappone con il suo desiderio di ironizzare su forme, colori, abbinamenti, nome del piatto come nel caso di Colori, gusti e consistenze, sei cubi affiancati, ognuno con una sua precisa fisionomia. E poi i vari modi di intendere un carciofo o un territorio piuttosto che l'andare oltre la Tarte Tatin con accorgimenti in cottura che trasformano una torta popolarissima in un'esperienza nuova. Da lui la zuppa non è mai la solita zuppa anche quando le materie prime sono ridotte all'osso. Una cucina a volte cerebrale, di cultura, mai banale.

Da non perdere: Colori gusti e consistenze, Elogio della Sicilia, Torta di mele

 

·          Norbert Niederkofler

 

43 anni
sud tirolese della Val Pusteria
St. Hubertus
in località San Cassiano
a Badia (Bolzano)
Telefono (+39) 0471.849500

 

L'Alta Val Badia, regno di grande sci e superbe arrampicate, è anche un eccezionale angolo della gola tricolore grazie a più realtà in concorrenziale amicizia tra loro. Il St. Hubertus è il palcoscenico dello chef Norbert Niederkofler, mente cucinante dell'hotel Rosa Alpina, il relais & château della famiglia Pizzinini sulla via principale di un borgo coccoloso. Quattro locali e niente mezza pensione per gli ospiti, liberi così di scoprire la cucina di Niederkofler come di desinare in uno degli altri tre. Da un paio di anni non c'è più la pizzeria perché il St. Hubertus è stato ampliato, splendono invece la Limonaia (cucina di mare), la Fondue Stube (fondute di formaggio o carne) e il Wine Bar & Grill con piatti di carne e verdura alla griglia.

Ma è chiaro che le impronte più evidenti, Norbert le lascia nel St. Hubertus. Impressiona nella sua cucina, un sud-tirolese della Valle Aurina, valle che da Brunico sale verso nord in direzione opposta rispetto alla Badia, non tanto la conoscenza delle materie prime e la padronanza delle tecniche (che, sia chiaro, in Italia è sovente un optional), quanto l'allegria e il garbo delle presentazioni, a volte anche l'ironia con cui capovolge una certezza. Prendiamo il "Vitello Tonnato" St. Hubertus. Se un cuoco provetto aggiunge a un piatto arcinoto le virgolette e il nome del suo ristorante è per far capire al cliente che non sarà il solito vitel tonné di piemontese memoria. Qui abbiamo un capovolgimento del noto: intanto bocconcini che nella forma ricordano il sushi e non la carne sotto e la salsa tonnata sopra, e poi il vitello arrosto è ridotto a crema e poi avvolto da fettine di tonno crudo. Geniale e pure sensuale al momento di farne bocconi. E ancora la Composizione di fegato grasso d'oca. Quattro idee streganti: Trancio saltato di foie gras con créme brûlée alla mela e balsamico, un siderale giocare su toni dolci, ma mai dolciastri, e leggermente salati, sul grasso del fegato ma anche sulla pulizia della mela. E ancora Risotto al pino mugo con faraona affumicata, Piccione di Bresse e animelle glassate e Agnello della Val Badia al forno.

Da non perdere: Variazione di fegato grasso, Risotto al pino mugo

 

·          Fulvio Pierangelini

 

51 anni
romano trapiantato in Maremma
Gambero Rosso
in piazza della Vittoria, 13
a San Vincenzo (Livorno)
Telefono (+39) 0565.701021

 

Fulvio Pierangelini, come tutti quelli che hanno un carattere, è un personaggio che divide. Per nulla diplomatico, ha sempre pagato in prima persona le conseguenze delle sue scelte, come quando dichiarò i suoi colleghi ristoratori persone non gradite nel suo locale. Artigiano dell'alta cucina, classicissimo nel vestire di gioiosa importanza ogni sua creazione, ha fatto del Gambero Rosso un punto di riferimento per tutti coloro che in un piatto cercano anche un'idea in grado di saziare lo spirito e nutrire il palato.

Timido e taciturno tendente all'orso, appoggiato in ogni passo dalla moglie Emanuela, Fulvio cerca sempre nuove sentieri per non mummificarsi su alcuni piatti di successo. Pur avendo il mare sotto gli occhi (si parcheggia sul molo del piccolo porto turistico) e un crostaceo per nome, il Gambero Rosso non è un ristorante di pesce, nell'accezione letterale del termine. Vi si cucina indistintamente mare e terra, sempre con una tendenza al bello del risultato finale.

I piatti colpiscono l'occhio, catturano il naso e poi fulminano il palato. Se Pierangelini è legato alla celeberrima (e copiatissima) Passatina di ceci con gamberi, i piatti più vicini a noi partono dal Piccione arrosto, agli inizi servito in due portate, salite poi a tre. Con la Gallina livornese o il Maialino di Cinta Senese abbiamo cinque, sei, sette portate, ogni singola parte esaltata attraverso la sua migliore cottura. E poi un altro passo in avanti, il lavorare animali rari, il Muflone come il Mucco, quasi a volersi isolare perché ceci e gamberi li trovano tutti, ma un mucco? Sembra quasi una barzelletta.
E il futuro ci riserva nuove sorprese, un nuovo Gambero Furio-so.

Da non perdere: Penne al salmone, Maialino al mirto, Minestrone asciutto di tonno

 

·          Davide Scabin

 

40 anni
piemontese
Combal.zero
in piazza Mafalda di Savoia
a Rivoli (Torino)
Telefono (+39) 011.9565225

 

Davide Scabin è un cuoco di incredibile fantasia, estro che poggia, per sua e nostra fortuna, su solide basi tecniche. Non stupisce per il piacere di stupire fine a se stesso. I suoi piatti sono pensati secondo logica, che magari non è sempre e solo quella del palato, magari c'è dell'altro, il piacere di nuove forme, nuovi contenitori, nuove cotture, nuovi cromatismi, ma sempre con l'obiettivo di piacere anche in gola.

A lungo Scabin ha stregato in una trattoria in collina, in condizioni disagevoli, la cucina in un interrato, quasi in cantina, i tavoli a livello della strada, ma sempre in grado di superare i limiti imposti da una struttura che non era certo studiata per l'alta cucina. Il passaggio pochi anni fa nell'attuale struttura, a ridosso del Castello di Rivoli, lo ha liberato dalle angustie di Almese. Cristalli, acciai e un panorama infinito sulla pianura e su Torino ma anche i continui stimoli che gli arrivano dalle mostre che via via vengono allestite nel museo attiguo oppure dalle cantine e nei teatri in cui viene invitato a interpretare un vino o un'opera.

Al
Combal.zero quella che è considerata cucina quotidiana è avanti, poi c'è il viaggio nel futuro attraverso il menù creativo, segreto. Lo si prenota, ci si presenta, i piatti, una dozzina, vengono presentati uno a uno e solo alla fine viene consegnato il menù della serata. I ravioli, i Cyber-eggs, sono vesciche di plastica trasparente con caviale tuorlo oppure cocktail Martini, un altro aperitivo è racchiuso in due buste, l'ostrica è virtuale perché sono riprodotti i suoi sapori e umori, ma non è una vera ostrica di mare. È un continuo gioco a nascondino lungo il quale si pensa di avere scoperto la verità, salvo subito dopo tornare nel labirinto dei gusti.

Da non perdere: Cyber eggs e le sorprese del menù creativo

 

·          Ciccio Sultano

 

34 anni
siciliano
Duomo
in via Capitano Bocchieri, 31
a Ragusa Ibla
Telefono (+39) 0932.651265

 

Ciccio Sultano, siciliano purosangue, incarna splendidamente il boom della cucina siciliana in un angolo di isola, quello sud-orientale, che ha sì dei punti di strepitoso valore storico-artistico, ma che è defilato rispetto all'asse Palermo-Catania. Ciccio, che ha in Angelo Di Stefano un prezioso socio e sommelier, è nato a Torino. Per quanto successo potrà mai avere come cuoco e come genitore, non scorderà mai le difficoltà che la vita gli ha riservato. Orfano a sette anni, di lì a un lustro avrebbe trovato un secondo padre (e un primo datore di lavoro) in Vincenzo Corallo, pasticcere in Vittoria.

L'incontro fu casuale e decisivo: il baby Sultano sprigionava tale talento, ai dolci e ai cocktail, che fa rabbia pensare al tempo volato via prima che riuscisse ad aprire un'insegna tutta sua in una città, Ragusa Ibla, unica, arroccata su una collina come fosse un presepe.

Il ristorante, a cento metri dal Duomo di San Giorgio, è incastonato al piano terra di un palazzo barocco, tra il balcone sostenuto dal suonatore di mandola e quello di flauto. Ciccio e Angelo sono lì dal 2000. Quattro idee da 10 e lode: Cucchiaino di caviale asetra iraniano su cucchiaio con miele, ricotta, caprino e scorfano; Foie gras di anatra con gallinella; Tartara di spigola con ragusano, Spaghetti freschi con tartara di alici e sgombro, bottarga di tonno e succo di carota.

La ricerca sulle materie prime è continua, fortemente improntata all'area ragusana con il piacere di giocare con il palato e con le armonie, trovando a volte equilibri all'apparenza impossibili come nella Frittura di gamberetti e fegatini di agnello. E poi l'effetto sorpresa, arrivare a porgere un sapore, un profumo ben precisi, ottenuti però non dall'ingrediente in questione ma miscelandone altri che sommati tra loro perdono ognuno il proprio tono, per fondersi in un'altra realtà gustativa.

Da non perdere: Spaghetti freschi con tartara di pesce azzurro, bottarga e succo di carota

 

·          Gianfranco Vissani

 

53 anni
umbro
Vissani
in località Civitella del Lago
a Baschi (Terni)
Telefono (+39) 0744.950206

 

Gianfranco Vissani è il cuoco che negli anni Novanta si è imposto più di qualsiasi altro come personaggio, indipendentemente da quanto sa fare ai fornelli. Esuberante, pronto alla battuta, istrione, ha legato il suo volto alla televisione dove sì cucina e suggerisce questo o quel trucco per la massaia a casa, ma dove si diverte anche a fare spettacolo puro, travestendosi, ballando, gigioneggiando. Tutto questo movimento gli ha di certo alienato le simpatie di diversi suoi colleghi, in genere solo gelosi della sua popolarità degna di un calciatore, ma ha anche imposto la figura del cuoco come una delle figure cult di questi anni. Se tanti giovani oggi dicono di volere lavorare in un ristorante è perché vedono questo umbro grande, grosso e sorridente in tivù, circondato di splendide fanciulle.

Supportato nella conduzione del ristorante in riva al lago di Corsara da moglie, figli e sorella, pronto a salire in auto a qualsiasi ora del giorno e della notte per un banchetto, una comparsata televisiva o un premio, va preso tutto intero, così com'è. E siccome è ingombrante e bravo, non è come bere un bicchiere d'acqua.

Il vulcano Vissani erutta da una carta di notevole ricchezza, carne (cacciagione compresa), pesce e fantasia. Vi ritroviamo prevalentemente materie prime della terra di Umbria più il meglio del mare e del mondo quando torna utile per arricchire piatti che sono sempre l'equilibrio di cinque, sette, dieci ingredienti diversi. Altri ci si perderebbero come in un labirinto, lui non perde mai la bussola. Provare il Branzino in foglie di zucchina con fiori di zucchina ricotta e acciuga, purea di arancia e salsa di anice stellato.

Da non perdere: Ravioli all'amatriciana

 

·          Jean-Luc Fau

 

41 anni
francese
Goûts et couleurs
in rue Bonald
a Rodez (Francia)
Telefono (+33) 0565.427510

 

Jean-Luc Fau, con la moglie Emmanuelle, è il titolare a Rodez, capitale della regione dell'Aveyron, a metà strada tra Tolosa e Clermont-Ferrant, di un ristorante, Goûts et couleurs, che nei due nomi che ne compongono l'insegna denuncia l'altra vocazione del patron: la pittura. Gusti e colori li possiamo infatti ritrovare in un piatto ma anche in un quadro, il passo non è poi chilometrico e nemmeno illogico. Jean-Luc è un ottimo cuoco, creativo e sognatore, un uomo di cultura capace di alternare mestoli e pennelli. Nato a Nayrac, un paesino tra Laguiole e Rodez, a Tolosa si è laureato in sociologia, frequentando contemporaneamente i più svariati ateliers di pittura e disegno.

A 27 anni espone per la prima volta, ma non è a suo agio. Sente se stesso e il suo talento come fossero finiti in un vicolo cieco. Tenta di svoltare, si iscrive vicino Marsiglia a un corso professionale di cucina, fa gavetta in tre locali di Parigi, continua a dipingere, va per uno stage da Michel Bras che nell'88 gli chiede se vuole lavorare con lui. Risposta negativa. Sicuro del fatto suo, un po' cuoco e un po' pittore, nell'89 apre il suo primo Goûts et couleurs, piccolo e spartano. I piatti piacciono, gli affari girano, tempo due anni cambia sede, più grande e accogliente, ma certo non sfarzosamente francese.

Gusti e colori è il luogo della gola di una persona dotata di estro e senso artistico, di un uomo schivo e ironico, bravo nel far coesistere nella sua mente due luoghi, uno a tutto fuochi e l'altro a tutto pennelli, senza che uno penalizzi l'altro. Che buona la Scaloppa di foie gras, i Legumi en textures, la Ventresca di tonno, il Piccione alla nocciola, il Rognone di vitello cotto nel suo grasso. Assolutamente da navigare il suo sito; www.fau-et-usage-de-fau.com, con Jean-Luc che gioca sulla pronuncia del suo cognome, qualcosa come "il falso e l'uso del falso". Quadri e piatti sono infatti immagini, non oggetti reali.

Da non perdere: Foie gras d'anatra saltato con carpaccio di barbiabetola rossa. Filetto di vitello arrosto con prosciutto.

 

 

·          Ferran Adrià

 

42 anni
catalano
El Bulli
in Cala Montjoi
a Roses (Spagna)
Telefono (+34) 972.150457

 

Ferran Adrià è stato incluso nella lista, compilata da Time, dei cento più influenti uomini al mondo. Particolare importante: unico cuoco, una professione che scoprì a 18 anni quando in estate, per potersene andare a Ibiza, si mise a fare il lavapiatti in un alberghetto dove il cuoco lo avviò alla cucina classica. Era il 1980. Ventiquattro anni dopo, Adrià è tutto. Se la Nouvelle Cuisine svecchiò la cucina classica francese, con lui siamo nell'iperspazio della sperimentazione. Non ci sono confini, a priori. L'idea è solo il punto di partenza, il primo calcio, poi c'è lo studio di fattibilità.

Ferran ha estremizzato il ricorso alle tecniche, a qualsiasi tecnica possa avere un risvolto felice in cucina. Non si nega nulla, anche a livello di materie prime. Al
Bulli non ci sono ingredienti nobili e ingredienti plebei. L'importanza di un piatto non la determina l'aragosta piuttosto che l'acciuga, ma la qualità del percorso compiuto per giungere a quel risultato. E qualsiasi cosa risulti commestibile ha diritto di cittadinanza nella dispensa di Adrià.

E anche se il lavoro a monte è poderoso al cubo, il risultato finale sovente è di una semplicità disarmante. Ricorda l'invenzione del fuoco da parte dell'uomo delle caverne. Probabilmente oggi al Bulli si gioca anche e non ci si limita a mangiare, certamente con un menù degustazione lungo, composto da venti o trenta assaggi, piccoli passi nel piacere, a volte perdi la sublimazione di una portata attraverso la ripetizione di più forchettate o cucchiaiate (un raviolo o dieci non producono sul palato lo stesso effetto), ma è inutile e sciocco giudicare l'intero fenomeno Bulli con paragoni con il passato, con quello che abbiamo quotidianamente sotto agli occhi. Chi non accetta il catalano per l'uso del sifone o dell'idrogeno, dovrebbe bocciare Schumacher perché la sua Ferrari non ha le portiere e il bagagliaio come una Duna qualsiasi.

La cucina di questo catalano, che ha nel fratello Albert e in Juli Soler, due alleati che definire preziosi è riduttivo, obbliga chi l'avvicina ad aggiornarsi, interrogarsi, muoversi in continuazione. I richiami sono mille, mai nulla è eguale da una stagione all'altra. Al Bulli hanno fatto loro una verità di Jacques Maximin: "Creatività è non copiare".

Da non perdere: il menù degustazione dell'anno.

 

·          Andoni Luis Aduriz

 

33 anni
basco
Mugaritz
in Aldura Aldea 20
a Erenteria-Renteria (Spagna)
Telefono (+34) 943.522455

 

Andoni è un predestinato, una di quelle persone che aprono bocca e stupiscono anche senza emettere suoni, parole, concetti. Facile immaginarsi quando si mettono davvero all'opera cosa succede. Nel caso di questo cuoco basco, è successo che abbia bruciato le tappe, nel '94 è secondo alla prima edizione del campionato per giovani chef, l'anno seguente lo vince e tempo altre tre stagioni eccolo nel '98 alzare la saracinesca del Mugaritz a Errenteria.
Giusto il tempo necessario perché si faccia conoscere e nel '99 una guida lo premia come migliore insegna di Spagna e un'altra per la miglior elaborazione a base di formaggio, un altro anno e la stessa lo elogerà per l'attenzione verso i sigari cubani così come ci sarà chi, stesso anno, il 2000, lo incenserà per un piatto di baccalà, pesce che in Spagna non ha quell'aura negativa, da piatto per i poveri, che ha in Italia.

Per farla breve, Andoni ha una cura maniacale nella scelta delle materie prime che va oltre al loro mero acquisto. Questo 33enne dai modi timidi e garbati, ama approfondire la conoscenza di ogni ingrediente esplorandolo sia a livello organolettico sia storico. Non lascia nulla al caso per evitare di farsi sorprendere dalle conseguenze di un abbinamento. Hai l'impressione che la prova reale, la realizzazione concreta di una ricetta, sia solo un di più perché tutto già studiato in precedenza, reazioni comprese. Fondamentale il suo libro sul Bacalao, da memorizzare quello sull'uovo, intrigante quello sul foie gras, splendido e stimolante Clorofilia dedicato all'uso della flora in cucina, con foglie, germogli e fiori accanto a pesce o carne. Non è insomma un libro vegetariano, ma l'individuazione di sentieri che possono portare in primo piano momenti all'apparenza insignificanti.

Da non perdere: Scaloppa di foie gras con panna di soia e rosmarino; Piselli crudi ricoperti di gelatina di zenzero e fiori di erba cipollina

 

·          Enrique Da costa

 

32 anni
alicantino
El Poblet
a Denia (Spagna)
Telefono (+34) 965.784179

 

Enrique Dacosta è un autodidatta dell'alta cucina anche se il padre è ristoratore da sempre a Denia, cento chilometri dopo Valencia e novanta prima di Alicante. Nell'eterno derby tra Baschi e Catalani su chi in Spagna cucina meglio, Enrique, per tutti Quique, è la punta di diamante della regione di Alicante e Valencia che molto sta facendo per incunearsi tra i due giganti.

La cucina di Dacosta è di una apparente e disarmante semplicità. Le materie prime sono della sua terra e del suo mare, il tonno così diventa il buey de mar, il bue di mare, con la ventresca cotta per tre ore a bassa temperatura. Ogni proposta è di una estrema pulizia di linee, non ci sono effetti speciali, almeno non pacchiani e gratuiti, nel senso che ogni prodigio è pensato per il risultato nel piatto, non per fare concorrenza a Guerre Stellari. Lui si considera una sorta di mago, uno di quei prestigiatori che hanno i loro trucchi e più sono bravi e meno riesci a intuire dove sta l'inghippo quando fanno uscire un coniglio dalle mani serrate.

Il lavoro da lui è a monte, passa attraverso una severissima scelta delle materie prime e l'analisi delle varie vie chimico-fisiche che possono condurre alla loro migliore interpretazione. Abbiamo il menù "La naturaleza y la tecnica" e quello delle "Nuevas tradiciones", entrambi divisi in piatti di sale e piatti di zucchero, abbiamo la carta del riso (e non del risotto, delle consistenze che ricordano la paella e certo non le mantecature al dente di casa nostra), cinque proposte diverse, ottime e intriganti, da gustare con una forchetta particolare, più cucchiaiosa, che lo chef ha realizzato di persona e una carta libera dove ogni piatto ha la data della prima presentazione: il gambero rosso con polvere di carbone vegetale è del 2004, il Cubalibre di foie gras del 2001. Da capogiro l'uso dei germogli più svariati in una sorta di gelatina di fegato di piccione in piatto rovente. La natura più naturale.

Da non perdere: Gambero rosso con polvere vegetale, i risi

 

·          Wylie Dufresne

 

34 anni
statunitense del Rhode Island
Wd-50
al 50 di Clinton Street
a New York
Telefono (001) 212.4772900

 

Wylie Dufresne, figlio di un designer nonché ristoratore, è approdato in Clinton Street, a New York, nel '99 ma al numero 71, chef del Clinton Fresh Food portato nel 2002 ai 27 trentesimi sulla guida Zagat. Nell'aprile 2003 l'apertura del Wd-50, sigla che è la fusione delle iniziali di Dufresne e del numero civico ma che gioca anche sulla sigla di uno spray usato oltre oceano per sbloccare gli ingranaggi arrugginiti, il Wd-40. Soci nella nuova impresa, sono lo chef Jean-Georges Vongerichten (di cui Wylie è stato sous chef) e il ristoratore Phil Suarez.

Dufresne è dotato di notevole umorismo e di grande curiosità che lo differenza dai cuochi americani affetti da gigantismo, sempre pronti a confezionare portate ricche di tutto e di troppo. Wylie è curioso e sempre pronto a sperimentare nuove vie chimico-fisiche, molecolari secondo un termine molto di moda ma non sempre pieno di contenuti come succede da lui. I piatti sono descritti solo con gli ingredienti: capasanta, pannacotta di chorizo, foglio di riso selvaggio piuttosto che terrina di fois gras e alici, chutney di agrumi, dragoncello (e il dragoncello arriva in schiuma, non spuma). Ora, sin dallo studio dei contrasti e dall'audacia delle fave di cacao che scortano le acciughe marinate sposate al foie gras, è evidente che il ragazzo ha coraggio, talento e un garbo tutto europeo. Vedere l'Uovo affogato in brodo di parmigiano. Più che brodo è un elisir, con un gioco di vermicelli croccanti che si comprano negli alimentari indiani. Questo per fornire il clima di una cucina nella quale Dufresne rielabora gli ingredienti locali declinando la sintassi delle mille comunità internazionali che convivono in Manhattan.

Da non perdere: Lingua di vitello sott'aceto, maionese fritta e cipolle. Pollo, carota confit e tuorlo d'uovo

 

 

 

 

 

 

 

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