Domanda: E' ancora convinto della necessità della nascita di una Authority per la Qualità Alimentare?”
Risposta: “Innanzitutto c'è una esigenza di carattere tecnico, oggi il tema dei riconoscimenti geografici Dop e Igt europei sta diventando una componente assai importante, della Direzione Generale dell'agricoltura. Il Comitato tecnico scientifico europeo, che tra l'altro è presente qui ad Orvieto nel II Forum sulla Qualità Alimentare, non ha una struttura organizzata per potersi affermare come momento di sintesi delle istanze di tutta l'Europa nei confronti di questi prodotti.
L'esigenza di fare un'Authority è innanzitutto un problema tecnico: dare maggiore ruolo, importanza, struttura, mezzi a questa componente della qualità nella politica agricola.
Poi capisco bene che si possa aprire un'inevitabile conflitto e concorrenza tra i vari Paesi che la vogliono al loro interno. Da parte mia non posso che sperare che essa sia agganciata a Parma in quanto Parma è stata già stata scelta come sede dell'Authority Europea per la Sicurezza Alimentare.
D: Perché non possiamo scindere la sicurezza alimentare dalla qualità?.
R: Mi rendo conto che questo è un approccio italiano e che non è condiviso da tutti i Paesi europei, però l'idea di immaginare di scegliere la Spagna per la Qualità come so che alcuni amici e colleghi spagnoli stanno facendo, non la condivido. Non agganciarla a Parma mi sembrerebbe un errore, tuttavia al di là di dove andrà, c'è un'esigenza assolutamente impellente oggi di fronte alle difficoltà della DG Agricoltura. Hanno sei sette funzionari che dovrebbero analizzare centinaia di istanze di tutti i territori, ogni nuova domanda di Dop o Igt, e l'Italia ne sa qualcosa, rimane mesi e mesi inevasa perché non riescono neanche ad aprire i fascicoli.
D: Ma invece di creare nuova Authority, non si potrebbe, come ha proposto l'associazione ambientalista Vas, aggiungere alle attuali otto commissioni dell'Authoprity per la sicurezza una nona che si occupa principalmente e solo della Qualità?
R: “Le modalità tecniche si possono trovare. Il problema è
quello di rendersi conto che questo è un capitolo molto importante del futuro dell'agroalimentare europeo. Non possiamo lasciarlo in un piccolo sottoscala della Direzione Generale Agricoltura. Bisogna dargli la valenza che ha, elevarla di tono che significa poi anche metterla in condizione di lavorare al meglio. Poi, il dove farlo affrontiamolo con una discussione pacata, ma cerchiamo di fare le cose fatte bene”.
D: Promuovere i migliori prodotti italiani a cominciare da quelli Dop e Igp è un problema serio e sono stati alla base di un Convegno organizzato dagli chef italiani che lavorano all'estero, il GVCI-Gruppo Virtuale Cuochi Italia di Mario Caramella. Quale ruolo possono svolgere i ristoranti italiani all'estero? E in che modo, visto i ritardi e le moltissime responsabilità degli organi governativi compresa la stessa ICE?.
R: “Questo è il solito e non nuovo problema di un Paese che non riesce a fare sistema. Un paese che non sfrutta neppure le sue potenzialità. I ristoranti italiani all'estero, dopo quelli cinesi, sono i più diffusi al mondo, sono un veicolo straordinario di diffusione della cultura e della qualità della gastronomia italiana ma purtroppo non riusciamo a sfruttarla al pieno.
Alcuni anni fa si era parlato di una ipotesi di bollino che aiutasse quei punti importanti della ristorazione in collegamento con i Consorzi di tutela. C'è la necessità di creare delle occasioni di incontro tra l'offerta e la domanda potenziale. Spero e mi auguro che presto si possano prendere iniziative in tal senso”.
E a questo proposito vogliamo ricordare che proprio Corrado Pirzio Biroli, ex Capo gabinetto del commissario Fischler, al termine di un applauditissimo intervento, qui ad Orvieto, ha indicato nei prodotti di qualità, nei buoni ristoranti e nelle pizzerie di livello, i veri ambasciatori dello stile di vita italiano, tanto apprezzato all'estero.