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Una riflessione sulle DE.C.O.
dopo Aliment 2006
di Giuseppe Orizio
Sindaco di Castegnato, il primo Comune in Italia che ha adottato la DE.C.O.
L'occasione proposta ad Aliment 2006 dall'Assessorato Provinciale all'Agricoltura per discutere delle DE.C.O. (Denominazione Comunale di Origine) è da apprezzare, ma anche da circoscrivere più come prevalente momento di “promozione”, che di “riflessione”.
Castegnato è stato il primo comune in Italia a dotarsi della DE.C.O. (delibera n. 21 del 15 giugno 2002) per valorizzare le proprie farine ed i loro derivati.
In meno di quattro anni a Castegnato si sono aggiunti altri comuni bresciani e del resto d'Italia, duecento circa.
La filosofia che ha portato alle DE.C.O. parte dalla riflessione che “”Nell'era della globalizzazione, dell'unificazione dei mercati, della fusione di culture e tradizioni, aumenta l'esigenza di ritrovare la propria identità, di riscoprire le proprie radici, di stabilire un legame sempre più intenso con la propria terra d'origine. E non c'è tradizione migliore di quella gastronomica capace di far rievocare, ovunque nel mondo, il senso di appartenenza ad una specifica realtà socio-culturale. Da qui l'esigenza di tutelare, valorizzare e promuovere i “sapori”, gli “odori”, insomma i prodotti enogastronomici propri di un luogo.”” (*)
Tipicità, origine e qualità sono i tre elementi che necessitano di riconoscimento e certificazione per garantire il consumatore ed il mercato, ma anche gli stessi produttori che devono tutelarsi da concorrenza sleale e frodi.
Per riconoscere e tutelare sono indispensabili specifici e validi provvedimenti legislativi sia in Italia, sia nell'Unione Europea.
Gran parte dei prodotti attualmente (o potenzialmente) coperti dalla DE.C.O., hanno una qualità e quantità di produzione in grado di appagare i consumatori non solo di mercati limitati e ristretti (comunale, territoriale o provinciale), ma possono ambire a quello nazionale ed anche europeo, con benefici per tutti.
Alcune farine di Castegnato, tanto per fare un esempio, sono richieste e valorizzate anche a Londra, ma purtroppo non con il marchio De.Co., che non è riconosciuto o peggio potrebbe essere deleterio per la commercializzazione del prodotto.
Si pone quindi l'esigenza di un unico marchio da tutti accettato e legalmente riconosciuto (quantomeno in Italia ed Europa), che faciliti quel marketing territoriale che può portare risultati positivi ai produttori ed ai consumatori, anche attraverso la valorizzazione del territorio con il turismo, favorendo la crescita e lo sviluppo economico della popolazione residente e delle attività produttive e commerciali.
Che questo marchio sia la DE.C.O. o la Res Tipica come ipotizza l'Anci, o altro ancora, poco importa, ciò che serve e che dovrebbe vedere impegnate le Amministrazioni comunali, senza campanilismi o sterili primogeniture sulle definizioni, è che vengano riconosciute e tutelate la tipicità, l'origine e la qualità dei nostri prodotti, anche con le opportune differenziazioni nella qualità, ad esempio, per i prodotti biologici o altro ancora.
E' importante a questo proposito recuperare un rapporto preferenziale e duraturo con le Università, sino ad ora scarsamente o per nulla coinvolte. L'Università degli Studi di Milano, Facoltà di Agraria, ad esempio, ha un proprio distaccamento a Edolo (Brescia) che ha già con efficienza e alta professionalità collaborato nel valorizzare prodotti tipici della Valle Camonica e nell'adozione di alcune DE.C.O.
Ben vengano gli sforzi e le riflessioni su queste problematiche, che devono servire anche a costruire una rete delle nostre produzioni tipiche di qualità.
Sarebbe infatti limitativa la visione di una valorizzazione dei nostri prodotti tipici e di qualità, ciascuno per sé stesso.
Correttezza vuole però che su alcuni luoghi comuni si faccia chiarezza: DE.C.O. non è necessariamente sinonimo di “più buono” e tantomeno di limitata quantità, di nicchia o di élite.
Il territorio bresciano è ricco di prodotti tipici e di alta qualità certificata e riconosciuta che contribuiscono in modo consistente allo sviluppo della nostra economia, i quali, se anche non hanno “origine” solo in uno specifico comune, nulla hanno da invidiare ad alcuni prodotti solo “comunali”.
Non deve e non può esserci “contrapposizione” o “contesa” tra prodotti di qualità e origine comune, ma una valorizzazione di tutti pur con modalità differenti.
Con una particolare attenzione al “prezzo”: se DE.C.O. vuol dire più caro, molto più caro... il rischio è che diventino prodotti alla portata solo di qualcuno, perdendo quel collegamento alle “radici, alla “storia ed alla gente” di cui spesso portano giustamente vanto.
Come ho avuto occasione di ricordare nelle ultime due edizioni di Franciacorta in Bianco di Castegnato (la più importante rassegna lattiero casearia annuale che si svolge in Italia), si pone da tempo l'opportunità e l'esigenza di andare oltre il singolo prodotto, di costruire occasioni e “”percorsi”” in grado di valorizzare tutti i prodotti tipici e di qualità di un territorio, l'enogastronomia ed il territorio stesso, non solo con il turismo, ma anche con proposte per il tempo libero rivolte pure ai nostri concittadini.
E' qui che ci vuole l'iniziativa dei Comuni e quel coordinamento sovracomunale e quella spinta che ancora non è sufficiente da parte di chi, per competenza e capacità economiche, ha la possibilità (direi anche il compito, se non l'obbligo) di favorire questi percorsi, che devono avere come filo conduttore i nostri “sapori”, i nostri “odori”, i nostri prodotti enogastronomici.
(*) (Dalla relazione “Le Denominazioni Comunali: opportunità di crescita territoriale” presentata da Roberto De Donno nel corso del Seminario su “Produrre e scambiare valore territoriale” del 14 dicembre 2005 presso il Politecnico di Milano)
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