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In libreria De.Co., il secondo libro di Roberto De Donno
sulle Denominazioni Comunali De.Co.
Parma
15 luglio 2008. Compilare la carta d'identità di un territorio attraverso le sue stesse risorse tipiche e farla diventare
passaporto per il mondo.
È quanto suggerisce De.Co. Denominazioni Comunali. Sviluppo Locale e Strumenti di Marketing Territoriale,
il libro scritto da Roberto De Donno per i tipi di Veronelli Editore.
L'autore, docente di Marketing Territoriale alla LUM Jean Monnet di Bari, torna sull'argomento già
affrontato in una precedente fortunata pubblicazione, studiando a fondo le possibilità di applicazione
pratica della denominazione e le opportunità di sviluppo ad essa collegate.
Tanto più che le risorse locali, opportunamente valorizzate, si candidano ad essere proposte distintive sui
mercati mondializzati e uniformati, accreditandosi come eccellenze che concorrono ad elevare gli standard
di qualità della vita.
In questo contesto, infatti, le Denominazioni Comunali, nate dallo straordinario intuito di Luigi Veronelli
(giornalista e critico “sociale”), assumono un ruolo strategico non solo nella salvaguardia delle produzioni
locali (siano esse agroalimentari, enogastronomiche o artigianali), valorizzando il processo identitario di un
luogo, ma anche nella promozione del territorio sul mercato globale.
Il volume di De Donno ha il pregio principale di affrontare tematiche complesse con un approccio
divulgativo, articolandosi in quattro parti. L'apertura è dedicata ad una complessa indagine storica sulla
tradizione gastronomica italiana, ricca di riflessioni anche socio-letterarie. La seconda parte mostra,
attraverso il confronto delle De.Co. con le legislazioni nazionali ed europee, le criticità normative della loro
adozione. La terza parte analizza le potenzialità delle De.Co. come strumento di marketing territoriale.
L'ultima parte, infine, propone le esperienze dei comuni di Caltagirone, Mezzago, Sarule e Specchia,
rappresentativi di una politica di valorizzazione territoriale lungimirante.
«Di fronte all'attuale “globalizzazione” - scrive l'autore - diverse realtà cercano di tutelare e valorizzare il
proprio territorio preservandolo dalla standardizzazione “culturale” che investe anche gli antichi saperi e
sapori enogastronomici locali. Tale necessità può essere soddisfatta solo attraverso l'utilizzo di strumenti
adeguati di tutela e di promozione dei propri “prodotti”, o meglio dell'offerta di un territorio
trasformandola da “valore inespresso” a “reale opportunità” di sviluppo».
Ad un'attenta lettura, il libro di De Donno si rivela essere un utile strumento per quanti desiderano
approfondire il processo di valorizzazione identitaria “dal basso”. Esso, infatti, si rivolge non solo agli
amministratori comunali, ma anche al vasto pubblico di professionisti, docenti, studenti e cittadini che
desiderano avere una reale conoscenza dello strumento di marketing territoriale per lo sviluppo endogeno
del territorio.
De.Co. Denominazioni Comunali - Sviluppo locale e Strumenti di Marketing Territoriale
Prefazione
Gian Arturo Rota, direttore generale Veronelli Editore
Nichi Stefi, regista e autore televisivo
Adriana Poli Bortone, Vice Presidente Anci
Autore L'autore è Roberto De Donno, esperto in marketing e comunicazione, docente presso la Lum Jean Monnet di
Casamassima (Bari), formatore e consulente presso aziende ed Enti pubblici nazionali. Attualmente è vice Presidente del Consorzio Oltrelinea, impresa multiversale nei settori del Management, del Marketing, della Comunicazione e della Formazione professionalizzante.
Info www.infodeco.it - www.dedonno.net
Editore Veronelli, Milano - (distribuzione Rizzoli) - (disponibile dal 16 luglio presso tutte le librerie e distributori autorizzati)
Pagine 240 (con fotografie a colori) - Costo 25 Euro
FRASI DI NICHI STEFI
(estratti dell'introduzione)
«Senza la definizione dell'identità un bene è di tutti e di nessuno, e diventa evanescente.
Ci sono molti modi per definire l'identità di un bene. C'è un modo violento, commercialmente efficace,
eticamente spregevole: è quello di definirlo con un nome proprietario indipendentemente dalle
caratteristiche del bene: è un atto di forza che non descrive, impone».
«Il bene identificato da una De.Co. è un bene di un ben limitato territorio che nessuno potrà imitare;
frutto della terra, frutto della tradizione, di una particolare abilità manuale non importa: è un bene
definito, nel senso etimologico del termine, cioè con dei confini. Ciò che è dentro “è”, ciò che è fuori dai
confini della De.Co. “non è”. Punto e basta».
«Roberto De Donno, con la pazienza di chi ha trattato il tema dalla prima ora, riprende le fila del
discorso già iniziato con il suo primo volume Le Denominazioni Comunali: opportunità di sviluppo
territoriale del 2005, e ripercorre ogni tappa, sviscera ogni argomento, documenta ogni aspetto della
storia».
«I nostri prodotti più conosciuti vagano nella totale inidentità: il pecorino sardo si produce nel Lazio, il
gorgonzola dovunque ma non a Gorgonzola, perfino la pizza napoletana ha l'acciuga dappertutto
tranne che a Napoli»
«Oggi che il mondo globale pone direttamente i prodotti uno di fronte all'altro, e scema l'importanza
centrale dello Stato, ma emerge quella della Nazione (il gusto italiano infatti è riconosciuto ed
apprezzato e il made in Italy è marchio di successo), l'identità territoriale è l'unica arma e qualsiasi
strumento identitario si voglia scegliere e assumere non può esimersi dalla denominazione definita e
controllata dall'autorità più vicina al territorio d'origine: questa è la forza politica della De.Co. nello
scenario globale che si sta aprendo».
FRASI DI ROBERTO DE DONNO
(estratti dal libro)
«Il progetto De.Co. si rivolge infatti, principalmente, agli amministratori locali (sindaci, assessori,
consiglieri), poiché concede loro la possibilità di identificare il prodotto del luogo, della città o del
territorio e certificarlo così da dichiarare la provenienza della produzione e la sua piena tutela per il
futuro, da forme d'alterazione o estinzione».
«Veronelli introduce nel dibattito sulle produzioni locali fattori importanti, che mettono insieme l'uomo, la
terra e la democrazia, legandole come un filo diretto ai temi della tutela del territorio, della difesa dei
luoghi, della salvaguardia degli antichi mestieri, della protezione delle varietà autoctone, così come
all'idea di “ri-ruralizzare” quelle generazioni ormai lontane dall'aspetto originario delle cose, o poco
consapevoli del patrimonio di conoscenze connesse all'agricoltura e ai valori custoditi dalla tradizione
contadina».
«La Denominazione Comunale è anche questo: un'attestazione di provenienza di un prodotto da una
terra e da una comunità, che significa un intreccio sentimentale con una particolare storia collettiva,
fatta di uomini e di donne».
«Di fronte all'attuale “globalizzazione” diverse realtà cercano di tutelare e valorizzare il proprio territorio
preservandolo dalla standardizzazione “culturale” che investe anche gli antichi saperi e sapori enogastronomici
locali. Tale necessità può essere soddisfatta solo attraverso l'utilizzo di strumenti adeguati
di tutela e di promozione dei propri “prodotti”, o meglio dell'offerta di un territorio trasformandola da
“valore inespresso” a “reale opportunità” di sviluppo»
«Il territorio diventa così protagonista del proprio futuro, delineando direttamente le linee strategiche di
sviluppo locale dove, attorno alle risorse presenti in loco, s'innesca una fase di crescita endogena in cui
anche le produzioni tipiche (gastronomiche e artigianali) svolgono un ruolo decisivo grazie alla
certificazione De.Co».
«Giunti a questo punto, dopo aver cercato di tratteggiare le potenzialità inespresse da una progettualità
legata alle singole produzioni territoriali, come quella promossa dalle Denominazioni Comunali,
passando quindi in rassegna punti di forza e criticità nell'adozione di questo strumento di valorizzazione
dei saperi e sapori nazionali, mi rendo conto di un'evidente realtà che non posso qui mis-conoscere:
non si è scoperto nulla».
«Chiudete gli occhi, quindi, e “assaporate” con i sensi i ricordi di un passato che, anche se non vissuto,
potrebbe educare le nuove generazioni all'ascolto della propria terra».
«L'unico mezzo, per attraversare indenni l'epoca attuale, è il desiderio (o meglio, l'appetito) famelico di
appropriazione di un passato che non deve assolutamente morire nel dimenticatoio dei nostri emisferi
cerebrali, ma deve essere stimolato da immagini, suoni, esperienze, emozioni, profumi, contatti che è
nostra cura saper conservare».
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