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Urbino. Presentata
alla stampa la campagna promozionale per il biologico
“DONNA
BIODUE”.
di
Lamberto Selleri
Con
50.000 aziende attive e 1.200.000 ettari coltivati l’Italia, è
tra i primi produttori in Europa nell’agricoltura biologica, ma è
il fanalino di coda nei consumi rispetto agli altri Paesi europei.
Questi dati sono emersi ad Urbino il 9 novembre scorso in
occasione della presentazione alla stampa specializzata del progetto
“Donna biodue”. Nell’arco dei prossimi tre anni, l’obiettivo
di questa campagna promozionale è quello di incentivare un
sempre maggior numero di donne ad acquistare prodotti biologici.
Questa iniziativa promozionale, della durata di tre anni, si rivolge
in particolare alle donne perché , tra i membri della
famiglia, sono quelle maggiormente coinvolte negli acquisti dei
prodotti alimentari.
La
delegazione ARGA ( Associazione Interregionale Giornalisti
Agricoltura -Alimentazione -Ambiente) era rappresentata da 30
colleghi e dal Segretario Interregionale Roberto Zalambani.
Per la associazione ASA (Associazione Stampa Agroalimentare)
erano presenti,oltre a quindici colleghi,la Presidente Gudrun
Dalla Via, il vicepresidente Giovanni Staccotti, il
delegato del Piemonte Roberto Rabachino e il delegato per
l‘Emilia Romagna Giancarlo Roversi.
Alla
conferenza stampa, presieduta da Gino Girolomoni, oggi
presidente della fondazione Alce Nero ma memoria storica della
agricoltura biologica in Italia, sono intervenuti Bruno
Sebastianelli, Presidente dell AMAB (Associazione Marchigiana
Agricoltura Biologica) che ha promosso e finanziato (1 milione di
euro) questo progetto a sostegno dei consumi dei prodotti biologici.
L’attività dell‘AMAB è quella di elevare, tramite
disciplinare, gli standards qualitativi delle produzioni biologiche
dei propri associati.
Il
relatore Massimo Dolcini, ideatore della campagna promozionale
“Donna biodue”, ha spiegato come, rivolgendosi in
particolare al mondo femminile, l’ obiettivo primario sia quello
di incoraggiare, ampliare e divulgare la conoscenza ed il consumo
dei prodotti biologici.
E’
intervenuta anche Grazia Francescato, coopresidente europeo
dei Verdi, che ha manifestato le proprie perplessità sulla
difficile coesistenza delle colture biologiche vicino a quelle
geneticamente modificate (OGM).Un particolare appello è stato
fatto ai giornalisti affinché la stampa sia più
sensibile nel divulgare notizie che aiutino il consumatore nella
scelta e sulla provenienza dei prodotti alimentari. Un esempio per
tutti: la passata di pomodoro è un prodotto tipicamente
italiano. Ebbene, alcuni importatori, per difendere l’importazione
dalla Cina di concentrato di pomodoro che, una volta diluito, si
trasforma per miracolo in passata di pomodoro, si battono
strenuamente affinché la dicitura Pomodoro Cinese non appaia
in etichetta. Tutto questo va a discapito delle aziende serie come
Cirio, Valfrutta e Jolly Colombani, che utilizzano solo pomodoro
italiano, che viene trasformato in passata di pomodoro, con gli
stessi procedimenti che una volta si usavano in casa. Anche questa,
se pur non strettamente biologica, è una delle tante battaglie
che i giornalisti agroalimentari dovranno intraprendere, per
rendere edotta l’opnione pubblica sui reali valori dei prodotti
made in Italy in rapporto a quelli di importazione.
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