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"UNA
CENA MINIMALISTA, MA NON TROPPO"
A
Roma nelle immediate vicinanze della stazione Termini, in via Turati,
hanno recentemente inaugurato un hotel cinque stelle: l'Es Hotel. In
seguito ad un gentile invito, sono qui all’ingresso per una cena di
degustazione del nuovo menu. La hall suscita sensazioni contrastanti,
mi rendo conto di essere in un tempio dell'eleganza e della
raffinatezza, mancano però i consueti riferimenti, quadri,
tappeti, lampadari, non c'è nulla di tutto questo! E allora,
mi chiedo, cos'è che mi colpisce: le dimensioni, la presenza
di un antro illuminato con scavi romani, le vetrate immense, il
bancone, che come una enorme ciambella dalle trasparenze lunari,
fluttua al centro della stanza ? No, credo che l'elemento più
inconsueto sia il silenzio, il vuoto, la mancanza di attinenze
concrete, che stordisce, che da un senso di vertigine. Mi riprendo,
ricordo a me stesso che sono lì, per conoscere la cucina di
questo tempio del minimalismo romano.
Mi
dicono di salire al settimo, l'ascensore mi porta su e mi
restituisce ad una visione ancora una volta inconsueta. Di fronte a
me una vetrata, oltre la quale si intravede la struttura
dell'edificio, che si affaccia su un ampio spazio interno, dove le
finestre delle camere, sono bordate di neon colorati, di rosa, verde
e blu, come le vetrine un po' chic dei paesi del nord Europa.
Rabbrividirei, se non mi “sostenesse” il pavimento in legno, che
emana un rassicurante colore marrone, per il resto, dominano il nero
le trasparenze del vetro ed il bianco di stoffe poste ad attenuare le
luci.
Nei
corridoi null'altro, se non clienti e tanti camerieri: giovani,
gentilissimi e tutti vestiti di nero, qua e la, spunta qualche
camicia bianca, ma, mai altro colore.
Incontro
l'amico chef, Fabio Tacchella, assieme, entriamo nella sala
ristorante, ci segue “fortunatamente” il pavimento, fatto di
legno marrone, caldo e rassicurante. Tavoli tondi poltrone in pelle
bianca, gentilezza a profusione. Ci sediamo,la lacca nera del
tavolo, accoglie senza tovaglie, i bicchieri e le posate,
l'atmosfera è rilassata, non c'è nulla da osservare, le
pareti sono scure e spoglie, ci si può concentrare sui
discorsi, sui volti e presto, sul cibo.
Conosciamo
gli chef, due giovani di cui ci fidiamo ciecamente, vengono dalla
calda terra partenopea, sono Bravi ( la B maiuscola non è
messa a caso) e hanno arte ed ingegno da vendere.
L'antipasto è un tripudio, semplice ma intrigante, al centro
del piatto, c’è un mucchietto di striscioline traslucide,
quasi evanescenti, mi colpisce l’odore, che riconosco ma che non
coincide con la forma di cioò che vedo . In bocca le
sottilissime striscioline si svelano e l'intenso sapore dei calamari
grigliati, impregna il palato. Un calice di buona Falanghina dei
campi Flegrei, attenua il sapore per predisporre al nuovo boccone.
L'attesa
è breve, la sorpresa continua, una coppa aperta arriva sul
tavolo, all’interno, una mousse di colore rosa, supporta una
striscia di bacon fritto piegato da un lato, al centro è
posato un dado rosso arancione. Il Maitre presenta il piatto:
"gelato al peperone rosso con pancetta croccante e tonno
fresco". Su questo piatto la più fervida fantasia
del gusto si perde, per scoprirlo bisogna assaggiare. Comincio
intingendo la pancetta affumicata croccante, ancora ben tiepida,
nella pasta di gelato al peperone: porto il tutto in bocca, è
un esultanza di dolce e salato, di caldo e croccante, con fresco e
saporito. Eccezionale! La vera sorpresa, è il tonno rosso
fresco appena saltato in padella, che con il gelato al peperone, da
sensazioni paradisiache, la consistenza, il calore, i sapori tutto si
amalgama perfettamente, dando un piacere completo, non c'è
papilla gustativa che non abbia il suo soddisfacimento!
Si
cambia il vino, ora è un rosso leggero, non importante ma
adatto ad affrontare le prossime portate base di carne. Arriva il
piatto successivo, splendidamente annunciato dal cameriere :
“trilogia di quaglia menta e pecorino, al cioccolato, in tempura
con purea di sedano rapa”, qui il piatto svela immediatamente
la sua origine, i sapori sono stupendi, la consistenza è
piacevolmente morbida, segno di una cottura perfetta, pochi minuti in
pentola e un passaggio di tre minuti in forno. La purea di sedano
rapa, aiuta nel passaggio da una preparazione all'altra, dando
freschezza al palato.
Ci
raggiunge lo Chef, l'amico Giuseppe Daddio, del 76, di Maddaloni, una
carriera sempre all'insegna dell'eccellenza, qui all’ES Hotel , con
il collega Mimmo di Raffaele, sta dando molto di ciò che ha
maturato in anni di sperimentazione : antiche tradizioni con
ragionata innovazione. Fin 'ora gli diciamo che ci ha stupito, piatti
saporiti, assolutamente gradevoli, in tutte le loro espressioni.
Giuseppe
ci racconta delle sue recenti esperienze giapponesi, mentre non ci
anticipa la portata successiva, che arriva quasi subito : "
frange di pasta all' uovo con punta di vitello confit e ragu' di
cipolle ",diffondendo un aroma, che a me , che ho lavorato
diversi anni a Napoli, mi risulta familiare. Rifletto sull'aroma che
un qualcosa di familiare, non mi sovviene, eppure, in altri
termini,... si ecco il ricordo riaffiora "la genovese"! Il
piatto di Giuseppe, è una eccellente riedizione del famoso
ragù bianco napoletano. La pasta è stupenda, servita in
una giusta quantità, ben amalgamata con i “filacci” di
carne morbidissima ed il cauto accenno di cipolla. La cena incalza,
arriva sul tavolo un secondo stupendo, " sella di maialino
alla cannella con frittelle di mele, verza e guanciale": Sul
piatto si nota una intrigante sovrapposizione di tranci di carne,
coperti da una rondella di mela fritta. Il sapore è magnifico,
come anche la consistenza, dovuta ad una cottura lentissima ed a
bassa temperatura. Riflettiamo con calma su questo tipo di
preparazione mentre ci raggiungono Giuseppe e Raffaele, per sentire
il nostro giudizio, su quest'ultima portata, che scopriamo avere
molti più segreti di quanti pensassimo. Prima di ritornare in
cucina gli Chef ci annunciano un piccolo tripudio dolce: "cannolo
al cioccolato con mousse di mascarpone e zuppetta di prugne".
Lo assaporiamo stupendoci della leggerezza, il cannolo di cioccolato
è sottilissimo e racchiude una crema morbida e gentile, una
degna chiusura per una cena "minimalista"!.
Consiglio:
è da provare.
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