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Correva l'anno 1905...
NASCE LA 
UNA STORIA DI SUCCESSO, CHE SEMBRA UN FILM
Raccontare la Fabbri? Non è facile: il “problema” sta nel fatto che la sua storia è - come dire? - “troppo perfetta”. Ma cominciamo dal principio...
Tutto iniziò per merito di un'intuizione geniale e coraggiosa.
Viene al mondo nel 1860 e si chiama Gennaro. Un ”nome del sud” che non c'entra niente con le sue origini (la provincia di Ferrara) ma deriva dal mese in cui è nato. Gennaio è anche il primo mese dell'anno, quello che simboleggia l'inizio, i progetti... che sia un segno premonitore? Una cosa è certa: Gennaro è ottimista, pieno di energie, di idee, di voglia di fare. E ha uno spirito d'iniziativa poco comune, il rischio non lo spaventa: coraggio o incoscienza? Entrambi, non c'è dubbio.
Fatto sta che la sua vita è tutta un trovare-avviare-vendere attività varie. Finché un giorno, girando come al solito nei dintorni di Bologna, s'imbatte, a Portomaggiore, nell'occasione del destino: una modesta drogheria, con annessa tinaia, che sta per chiudere. Gennaro sente che la “deve” comperare. Ma i soldi? Chiede un prestito al fratello: 3000 lire.
E' il 1905, il protagonista della nostra storia ha 45 anni e in quel preciso momento mette le basi di una “avventura” che varcherà le soglie del Terzo Millennio. «Credo che nemmeno la fervida immaginazione e la lungimiranza del mio bisnonno si sarebbero potute figurare la crescita della “Premiata distilleria liquori G.Fabbri”»: a parlare è Nicola che, insieme ai cugini Andrea, Umberto e Paolo, tutti Amministratori ex aequo, condivide la responsabilità dell'azienda.
I quattro eredi-artefici della Fabbri di oggi piacerebbero molto a Gennaro, perché hanno le sue stesse doti: l'entusiasmo, la determinazione e la “magica” capacità di “indovinare” in anticipo gusti e tendenze.
Un intuito speciale che precorre i tempi.
La parola marketing, anzi, il concetto stesso, all'epoca di Gennaro Fabbri non esiste. Eppure lui, d'istinto, si comporta come se delle moderne strategie di comunicazione sapesse tutto. Basti dire che chiama i suoi liquori d'esordio “Primo Maggio” e “Amaro Carducci”. Per il primo, avendo deciso che il target di riferimento sono i militanti e simpatizzanti socialisti, opta per un'etichetta con due lavoratori che si stringono la mano e impugnano uno la falce e l'altro il martello. Con il secondo, invece, celebra il poeta dell'Unità nazionale, premio Nobel nel 1906, e infatti sull'etichetta è raffigurato un leone, l'animale a cui il Carducci veniva spesso legato. In questo periodo nasce anche quello che diventerà un classico Fabbri, il brandy Gran Senior. Gennaro miete successi, ma l'area di diffusione è troppo limitata, per i suoi gusti... Così gli viene un'idea: mandare i suoi figli, Aldo e Romeo, a pubblicizzare il marchio Fabbri in giro per l'Italia a bordo di due miti, l'Isotta Fraschini, l'auto delle dive, e l'Itala, la vettura del famoso raid Parigi-Pechino del 1907. E le ordinazioni s'impennano... Passa solo qualche anno e già l'ormai celebre ditta Fabbri ha bisogno di ampliare i suoi spazi: dopo vari “traslochi”, padre e figli scelgono come sede definitiva quella che è tuttora il quartiere generale dell'azienda: Borgo Panigale.
Negli anni Venti era un comune in piena campagna, adesso è parte integrante di Bologna. Ma, oggi come ieri, sulla facciata dell'edificio troneggia una enorme effigie pubblicitaria: Fabbri senior aveva ben chiaro il concetto di comunicazione promozionale...
Anni Trenta: scatta l'ora della seconda generazione
Nel 1933 l'attività fondata da Gennaro cambia nome: diventa “Ditta G. Fabbri di Aldo e Romeo Fabbri”. E i due fratelli non sono certo meno “illuminati” del padre. Nel frattempo, però, la produzione si era arricchita e, fra tutte le novità, ne spiccano due: il lancio degli sciroppi, destinati a diventare un must, e la produzione della famosissima amarena, che porterà alla creazione del mitico vaso di ceramica bianco e blu.
Una curiosità: la leggenda familiare dice che l'idea di questo oggetto - diventato un vero e proprio simbolo della Fabbri e oggi presente in 70 paesi di tutto il mondo - fosse un affettuoso regalo di Gennaro alla moglie Rachele, per ringraziarla del fatto che la “Marena con frutto” era nata grazie a una sua ricetta casalinga. Accanto alle amarene, poi, nascono anche le ciliegie al liquore, «scelte con la stessa cura con cui si scelgono i coralli», come amava dire Romeo Fabbri.
Una svolta geniale e fondamentale: i “cremolati”, una grande risorsa studiata per la produzione artigianale.
Siamo ormai nel dopoguerra. Superati con tenacia, intraprendenza e ammirevole positive thinking i bombardamenti e tutte le inevitabili difficoltà, Aldo e Romeo creano un prodotto innovativo, che diventa subito, e continua ad essere, un successo clamoroso.
Stiamo parlando, com'è facile indovinare, dei semilavorati, detti “cremolati”, ovvero paste complete di creme o frutta che, con l'aggiunta di acqua o latte, si trasformano in gelati, destinati agli artigiani che, già da qualche anno, avevano iniziato ad utilizzare le prime macchine elettriche. Per lanciare questi prodotti “a misura del gelatiere e del pasticciere” Aldo e Romeo, in perfetta sintonia con la lezione di papà Gennaro, scoprono e adottano ante litteram un sistema attualissimo: acquistano numerosi furgoni, li “marchiano” in modo da trasformarli in veicoli pubblicitari (come i tram e gli autobus di oggi!) e li attrezzano di tutto punto, trasformandoli così in laboratori-scuola per mostrare come fare un buon gelato artigianale usando i semilavorati Fabbri.
Grazie a questi prodotti rivoluzionari l'azienda cresce sempre più e, quando arrivano gli anni Cinquanta, si può dire che sia ormai diventata un fenomeno nazionale. Dagli anni Sessanta a ereditarne il successo - e a portarlo avanti con il sostegno di gadgets, concorsi e pubblicità sempre ad alto grado di qualità e creatività - sono gli esponenti della terza generazione, i fratelli Giorgio e Fabio e il cugino Stefano che, a loro volta, hanno lasciato le redini alla quarta generazione. Ma, a livello “emotivo”, continuano ancora a trasmettere ai figli tutta la loro esperienza e la grande voglia di essere sempre in anticipo sui tempi.
Nuovo Millennio: sì alla tradizione proiettata nel futuro
Andrea, Nicola, Paolo e Umberto hanno nel DNA il desiderio e la determinazione necessari per continuare su una strada ben precisa: mantenere alta la qualità, attraverso una costante innovazione dei prodotti e delle tecnologie. E questo è il modo migliore per “stare accanto” ai propri clienti.
Gelatieri e pasticcieri, dal canto loro, sanno di trovare nella Fabbri un impareggiabile alleato, perché sono consapevoli del fatto che, da sempre, la famiglia coltiva una particolare e importante filosofia: i semilavorati devono essere un mezzo per favorire la produzione artigianale. Infatti è proprio questo che succede.
Come? Semplice: l'ampia gamma delle proposte regala quattro preziosi vantaggi: 1. rende il lavoro più facile e veloce; 2. assicura un'igiene molto maggiore; 3. garantisce una qualità costante ed omogenea dei risultati in tutte le stagioni; 4. permette - anzi, prevede - che le basi vengano personalizzate con la professionalità e l'inventiva del singolo, un “dettaglio”, questo, che testimonia tutta la serietà e la passione con cui la famiglia Fabbri si dedica alla propria attività. In fondo, il vero segreto del successo è tutto qui.
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