Da ECONOMY ( Il Magazine di Mondadori) del 3 Marzo 2005

 

Tutti i segreti di Nicola Fabbri

L'UOMO DELL'AMARENA CON LA VALIGIA IN MANO

 

di Antonio Galdo

 

Nicola FabbriLa sua azienda ha appena compiuto 100 anni e si appresta ad aprire le porte alla quinta generazione con regole nuove. Intanto prepara una sfida importante: conquistare il mercato cinese con una catena di gelaterie. Perché la ricetta vincente per gli imprenditori italiani è sempre la solita. Girare il mondo.

 

“Finora è andata bene,e adesso per aprire le porte alla quinta generazione stiamo scrivendo le nuove regole...”: Nicola Fabbri, quarantenne, amministratore delegato di un'azienda-simbolo dell'alimentare madre in Italy, ha appena festeggiato i cent'anni di vita della società. Un miracolo, perché i Fabbri sono riusciti, in un secolo, a crescere con i loro prodotti in termini di fatturato (adesso a quota 55 milioni di euro) e di esportazioni (in 70 Paesi). Ma innanzitutto non si sono infilati nel tunnel delle risse familiari che hanno disintegrato molti pezzi pregiati dell'industria nazionale.

 

Come avete fatto a non litigare mai?

Al contrario: abbiamo litigato spesso. Ma abbiamo sempre rispettato le decisioni prese in famiglia.

Con il metodo del centralismo democratico.

Ci ha unito la capacità di lavorare insieme. E non è una cosa retorica. Mio padre e mio zio in ufficio avevano una sola, grande scrivania. Stavano seduti uno a fianco all'altro, separati soltanto da un piccolo mobile dove avevano sistemato i telefoni.

 

Quanti sono i nuovi Fabbri che in futuro potrebbero entrare in azienda?

Diciannove, in età compresa tra i 2 e i 27 anni. A questo punto diventano indispensabili nuove regole.

 

Per esempio?

Con gli esperti abbiamo già fissato qualche paletto. Nella Fabbri si entra con la laurea, dopo un tirocinio di almeno due anni in un'altra azienda del settore. E con un chiodo fisso in testa: la nostra forza è la difesa del marchi abbinata alla qualità. Come ci ha insegnato il mio bisnonno Gennaro, fondatore della Fabbri.

 

Quale fu la sua migliore intuizione?

Scoprì il marketing. Non a caso, agli inizi del Novecento, scelse nomi come “Amaro Carducci” e “Primo Maggio”. E impose ai figli la regola di girare l'Italia con macchine di lusso, come l'Isotta Fraschini. Il cliente saliva, faceva un giro e aumentava l'ordine.

 

Poi il marketing è diventao la pubblicità di Carosello.

Tino Buazzelli, Franco e Ciccio, Franca Valeri: Tutti volti dell'Amarena Fabbri. All'ingresso della nostra sede c'è un grande quadro di Renato Guttuso, anche lui è stato un nostro testimonial.

 

A parte gli spot, come si difendono i prodotti?

Non fermandosi mai nella ricerca e nell'innovazione. Oggi abbiamo circa 1.200 prodotti e nel 2005 ne lanceremo altri 40 almeno. E spero di portare sul mercato una clamorosa novità: la confezione con gli ingredienti per fare il gelato in casa.

 

Chi fa i test dei nuovi prodotti?

Una squadra di “assaggiatori” composta da rappresentanti della famiglia, dirigenti e operai. Le prime prove si fanno nella nostra mensa.

E se qualcuno fa la spia con la concorrenza?

Mio padre ha collezionato 80 confezioni di sciroppi di amarena prodotti, in questi anni, dalla concorrenza. Noi abbiamo ancora il 95% del mercato, con la ricetta della bisnonna Rachele.

 

E' custodita in banca?

E' conosciuta da noi familiari e dal capo del nostro laboratorio. Stop.

I cinesi non possono copiarla.

Devono imitarla e saperla vendere, francamente mi sento tranquillo. Piuttosto sono i Fabbri ad avanzare in Cina.

 

Gelati, sciroppi o pasticcini?

Tutto. Ad aprile presenteremo, alla fiera di Shanghai, una catena di gelaterie che stiamo preparando con un socio cinese.

 

Gelaterie Fabbri.

Gelaterie organizzate dalla Fabbri con la formula “chiavi in mano”; prodotti, macchine e personale specializzato. D'altra parte resistiamo in 70 Paesi grazie a prodotti made in Italy adattati ai singoli mercati.

 

Cucina su misura.

La nostra pasta di pistacchio è quella preferita dagli chef francesi per i loro dolci, in America invece usano lo sciroppo d'amarena Fabbri per la salsa con la quale si condisce il tacchino nella festa del giorno del Ringraziamento.

 

Avete anche aperto una nuova fabbrica in Argentina: non è pericoloso?

Il peggio è passato. E noi ci siamo allargati perché siamo convinti che, nei prossimi anni, ci sarà un boom di prodotti alimentari italiani in Argentina. Per capirci, dal nuovo stabilimento usciranno 600 de nostri prodotti.

 

Lei parla come se la locomotiva Italia stesse girando il mondo ad altissima velocità. E invece...

 

Già, dal mio punto di vista il declino del made in italy non esiste. Capisco che abbiamo la fortuna di lavorare con dei prodotti di nicchia, e con alti margini.

E' più facile che vendere automobili.

Sicuramente. Però, il mio ottimismo nasce anche da qualcosa che mi permetto di consigliare a tutti gli imprenditori.

 

Dica.

Rimettiamoci con la valigia in mano e giriamo il mondo. Le opportunità sono enormi. Qualche settimana fa, nel nostro centro di formazione, sono arrivati una trentina di proprietari di gelaterie e pasticcerie in Croazia.

 

Cercavano la ricetta della bisnonna?

No, avevano soltanto bisogno di una full immmersion nelle nostre tecniche per realizzare prodotti artigianali. Sono ripartiti entusiasti e, quando andrò a trovarli in Croazia, sono sicuro che diventeranno clienti della Fabbri.

 

 

 

 

 

 

 

 

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