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Bologna e il mondo dell'industria alimentare piange Fabio Fabbri
Rappresentava la terza generazione della dinastia dolce che a Bologna e nel mondo ha legato il suo nome al mondo delle amarene
Bologna 19 febbraio 2007. Se n'è andato un altro grande capitano dell'industria italiana: è morto a 86 anni Fabio Fabbri, della “dinastia dolce” che a Bologna e nel mondo ha legato indissolubilmente il suo nome all'Amarena e a un numero quasi infinito di specialità dolciarie della tradizione italiana.
Fabio Fabbri era nato il 26 dicembre del 1920 proprio nella stanza che sarebbe successivamente diventata il suo ufficio in azienda.
Una stanza piena di ricordi, dominata da una grande foto d'epoca che ritrae il padre Romeo circondato da enormi ceste di amarene e dalle lavoranti che si apprestano a pulirle; un piccolo e raro museo in cui sono stati raccolti con amore i bei vasi di ceramica che hanno accompagnato la produzione Fabbri dagli esordi fino ai nostri giorni.
Uomo dalla grande personalità, Fabio frequenta i primi anni di scuola a Borgo Panigale e viene poi mandato insieme al fratello Giorgio, più giovane di lui di quattro anni, a studiare a Venezia. Prima di rientrare definitivamente a Bologna, dove si diploma, si sposta a Parma e poi a Mantova. Gli anni della guerra lo vedono studente alla facoltà di Giurisprudenza dove si laurea nel 1945. L'anno successivo entra nell'azienda di famiglia, partendo dal primo gradino, quello di venditore di sciroppi e aranciate nella miriade di paesi di cui l'Italia è disseminata. Fabio fa in fretta a scalare i vertici aziendali grazie all'intraprendenza che da sempre lo caratterizza. Sono anni di grande crescita per l'azienda bolognese ma Fabio trova spazio anche per la vita privata: nel 1948 si innamora a prima vista di Isabella Mutti che pochi anni dopo sposerà.
Da quel matrimonio, che durerà tutta la vita, nascono quattro figli: Cristiana, Gianluca, Umberto e Nicola.
Gli ultimi due sono attualmente ai vertici aziendali, insieme ai cugini Andrea e Paolo, figli di Giorgio. Particolare il legame che ha sempre legato Fabio e Giorgio, uniti in tutte le decisioni relative all'azienda: non solo un grande affetto fraterno ma anche una bella amicizia che ha finito per unire anche le cognate Isabella ed Elisa Orietta che, come amava raccontare Fabio, non lasciano passare un giorno senza sentirsi almeno con una telefonata.
Chi lo ha conosciuto anche negli ultimi anni conserva di lui il ricordo di un uomo dalla cordialità e dall'entusiasmo non comuni, un giovanotto che amava arrivare tutte le mattine in ufficio, ancora fino a pochi mesi fa, al volante della sua Jaguar XL, auto per cui nutriva una vera passione tanto da conservarne in garage un buon numero di vecchi modelli.
Recentemente la vita gli aveva regalato la grande gioia di festeggiare i cento anni dell'azienda fondata nel 1905 dal nonno Gennaro.
Le foto di quei giorni lo ritraggono con una luce particolare negli occhi che brillano d'emozione per un traguardo così importante che aveva riunito ancora una volta intorno a lui e al fratello Giorgio la sua bella e grande famiglia di cui amava dire che non avevano nessun bisogno dei suoi suggerimenti "tanto erano davvero tutti bravi".
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