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Primo maggio: gli italiani riscoprono la fava. Ottima nel gusto e eccezionale fertilizzante per l'agricoltura
A Roma piace con il pecorino, a Genova con il salame. La festa dei lavoratori si caratterizza anche per il rituale consumo dello sfizioso legume. In un girono se ne consumeranno 30 milioni di kg. Il prezzo varia da un minimo di 1,50 euro fino ai 3 per chilo.
Sui prati, nel verde delle campagne o a casa, il primo maggio, oltre che festa dei lavoratori è anche l'occasione tradizionale per fare una scorpacciata di fave. Dal nord al sud, per un consumo che si aggirerà intorno ai 30 milioni di chili, in un solo giorno, gli italiani degusteranno lo sfizioso legume. C'è chi la predilige accompagnata con del buon pecorino chi, come i liguri, ama mangiarla assieme al salame. Lo rileva la Cia-Confederazione italiana agricoltura che ha sviluppato uno studio sulla produzione e i consumi delle fave in Italia.
Fresca, secca, decorticata, surgelata, tostata e salata, ma anche in scatola per il mercato estero, la fava -spiegano dalla Cia- vanta innumerevoli possibilità di trasformazioni ed impieghi nell'alimentazione. Ma -viene evidenziato dallo studio della Cia- la sua proprietà più rilevante è proprio per l'agricoltura, dove rappresenta un impareggiabile elemento di risparmio energetico. Infatti, ogni ettaro di fave produce duecento chilogrammi di azoto, per effetto della azotofissazione simbiontica. Considerato che la superficie totale coltivata a fave, nel 2004, è stata pari a circa 50 mila ettari, la coltivazione delle fave ha prodotto 100 mila quintali di azoto, questi corrispondono a circa 400 mila quintali di fertilizzante, ipotizzando un titolo in azoto di circa 25 per cento. Il tutto, tradotto in soldoni, significa un risparmio significativo in termini energetici e 8 milioni di euro in termini economici.
Per rimanere sul tema economico, il prezzo al consumo va da 1,5 euro in Puglia, in Sicilia e in Campania, fino ad arrivare ai 3 euro al chilo sui banchi nelle grandi città del centro e del nord. Dagli anni `50 ad oggi la superficie coltivata è fortemente diminuita. Si è passati da 500 mila ettari a poco più di 50 mila, ma nonostante ciò, in termini produttivi, grazie al miglioramento genetico e alle moderne tecniche colturali, le quantità prodotte sono rimaste pressoché invariate: in Italia oggi si producono circa 1,4 milioni di quintali, sommando quelle fresche a quelle secche.
I consumi hanno conosciuto un picco negli anni '60 (1,8 milioni di quintali) poi sono scesi in maniera sensibile, fino a toccare i minimi storici a cavallo tra gli anni '90 e 2000 (meno di un milione di quintali). Ora sembra che gli italiani abbiano riscoperto questo sfizioso legume e i consumi stanno crescendo sensibilmente. La Cia stima in circa due milioni di quintali il consumo per il 2005. Un dato ottimo se contestualizzato all'interno di una flessione generale che sta investendo i consumi di tutta l'ortofrutta nostrana.
Insomma, coltivare fave può rappresentare un buon affare anche per gli agricoltori che stanno attraversando un periodo difficilissimo per quanto attiene ai redditi, con prezzi all'origine bassissimi e difficoltà di collocazione sui mercati.
Un ettaro di terreno coltivato a fave -spiega la Cia- ha una resa media molto alta, in particolare nelle aree agricole al centro del nostro Paese.
Quindi, sulle tavole degli italiani in primavera ricche insalate di fave con cipolla, succulenti purè di fave e cicoria, fave e scarola, polpette di fave, minestra di fave e zuppa di fave secche, ma anche al cinema o davanti alla tv dove si possono sgranocchiare come inimitabili snack (tostati con il sale). Una vera tentazione gastronomica -conclude la Cia- purtroppo non per quelle persone veramente sfortunate, che soffrendo di favismo dovranno evirane drasticamente il consumo.
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2004
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Fave fresche
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Superficie
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Produzione
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Produzione
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Produzione
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Totale
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per ha
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Totale
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Raccolta
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(ha)
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(q)
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(q)
|
(q)
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Piemonte
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16
|
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35
|
560
|
560
| |
Liguria
|
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103
|
|
63,5
|
6.540
|
6.280
| |
Emilia Romagna
|
|
30
|
|
36,8
|
1.103
|
1.103
| |
Toscana
|
|
468
|
|
67,8
|
31.730
|
29.994
| |
Umbria
|
|
6
|
|
70
|
420
|
420
| |
Marche
|
|
452
|
|
64,2
|
29.030
|
28.477
| |
Lazio
|
|
513
|
|
86,8
|
44.531
|
38.084
| |
Abruzzo
|
|
1.185
|
|
84,3
|
99.860
|
97.893
| |
Molise
|
|
0
|
|
0
|
0
|
0
| |
Campania
|
|
549
|
|
86
|
47.193
|
44.674
| |
Puglia
|
|
795
|
|
52,8
|
41.964
|
41.481
| |
Calabria
|
|
1.000
|
|
45,1
|
45.100
|
43.594
| |
Sicilia
|
|
3.842
|
|
55
|
211.440
|
205.154
| |
Sardegna
|
|
1.740
|
|
72,4
|
125.994
|
125.442
| |
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ITALIA
|
|
9.683
|
|
61,8
|
598.755
|
578.132
| |
Nord
|
|
149
|
|
55,1
|
8.203
|
7.943
| |
Centro
|
|
1.439
|
|
73,5
|
105.711
|
96.975
| |
Sud
|
|
8.095
|
|
59,9
|
484.841
|
473.214
|
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