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Ospitalità Italiana. Ristoranti
Italiani nel Mondo:
i certificati sono a quota 470
Da Londra a Singapore, passando per
Praga, Barcellona,
Città del Messico, Caracas, Dubai, Chicago
Milano
21 febbraio 2011. Dallo scorso mese di maggio Il Marchio
Ospitalità Italiana si è esteso anche all’estero, e, ad
essere valutati, ora sono anche i ristoranti italiani nel mondo.
La certificazione dei
ristoranti italiani nel mondo è arrivato in Brasile. A San Paolo, nel
corso di un evento organizzato dalla Camera Italo-Brasiliana di
Commercio, Industria e Agricoltura (Italcam), in collaborazione con
Unioncamere (Unione italiana delle camere di commercio, industria,
artigianato e agricoltura) e Isnart (Istituto Nazionale Ricerche
Turistiche), lo scorso 14 febbraio, il Presidente di Unioncamere,
Ferruccio Dardanello, il Presidente della Camera di commercio
Italo-Brasiliana, Edoardo Pollastri, e il Direttore Generale di
Isnart, Giovanni Antonio Cocco, hanno consegnato le prime 30 targhe
del marchio Ospitalità Italiana, che decoreranno anche in America
Latina le vetrine dei ristoranti italiani di qualità, genuini
ambasciatori dell’Italian style.
Il progetto, lanciato da
Unioncamere in collaborazione con i ministeri degli Esteri, dello
Sviluppo Economico, delle Politiche Agricole, dei Beni Culturali e
del Turismo, ha raccolto, attraverso le Camere di
Commercio Italiane all’estero, l’adesione di 1.129 ristoranti
italiani di 45 paesi esteri.
Confermati
quindi i dati, "entro Natale saremo in mille”
diffusi a dicembre dall'allora viceministro Urso
e dal presidente Dardanello tramite INformaCIBO.
Ed
è stato Augusto
Straniese, presidente di Assocamerestero, a confermare ufficialmente
questi
dati ad INformaCIBO durante la cerimonia del Premio Execellent
(prestigioso riconoscimento per chi opera nell’industria del
turismo e dell’ospitalità e per chi si impegna a promuovere
l’eccellenza del “made in Italy”) svoltasi nel fine settimana
all'hotel Principe di Savoia durante i giorni della Bit.
Straniese ha ricevuto
l'ambito
riconoscimento Excellent anche per il suo impegno ultradecennale nel
sistema Camerale campano e nello specifico nel settore
dell'internazionalizzazione.
Il
progetto “Ospitalità Italiana. Ristoranti Italiani
nel Mondo”
Soltanto dopo un’attenta
valutazione da parte del comitato specifico, composto da esperti
tecnici rappresentanti le principali istituzioni ed organizzazioni
coinvolte, viene rilasciata, come nel caso dei 30 ristoranti
brasiliani, l’esclusiva certificazione “Ospitalità italiana.
Ristoranti italiani nel mondo”.
Per ottenere il riconoscimento i
candidati devono dimostrare di rispettare un severo regolamento e
sottoporsi successivamente a periodici controlli diretti a verificare
la sussistenza delle condizioni che hanno portato alla consegna del
marchio.
“Se oggi sono oltre
mille i ristoranti aderenti all’iniziativa, l’obiettivo è di
arrivare a quota 4-5 mila”, è l’auspicio del presidente di
Unioncamere, Ferruccio Dardanello. “Grazie ad una capillare
strategia di marketing, attraverso questo selezionato canale si
possano veicolare le eccellenze della produzione Made in Italy. Sulle
tavole dei ristoranti italiani all’estero certificati si promuoverà
così l’intero paese e il suo straordinario territorio, dando un
contributo concreto anche alla diffusione dei veri sapori della
nostra enogastronomia e alla loro tutela, anche in chiave di lotta
alla contraffazione”.
A
tutt'oggi i ristoranti certificati sono a Londra e a
Singapore, passando per Praga, Barcellona, Città del Messico,
Caracas, Dubai, Chicago...
Dieci i “comandamenti” che regolano la
certificazione del ristorante, che vanno dalla presenza di almeno
una persona che sappia relazionarsi con il pubblico in lingua
italiana, ad una percentuale di piatti e ricette dlla nostra
tradizione non inferiore al 50%, così come di vini italiani DOP e
IGP pari almeno al 20% dei vini proposti dal locale. E, ancora, la
presenza indiscussa in sala di olio extravergine nazionale, un elenco
di tutti i prodotti enogastronomici italiani DOP e IGP utilizzati nel
ristorante, un menù scritto in corretta lingua italiana e che
presenti la descrizione di almeno cinque ricette del Belpaese.
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