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Antonio Cellie, ad Fiere di Parma,
intervistato da ItaliaOggi
“L'Expo 2015? Già vecchia...” Il
mercato premierà alimenti a basso tasso di anidride carbonica Il
sogno americano? Per il cibo italiano esiste, eccome
Parma luglio 2010.
Antonio Cellie a tutto tondo. Un’intera pagina del quotidiano
economico ItaliaOggi è stata dedicata il 10 luglio scorso all’ad
delle Fiere di Parma.
Cellie, tornato di
recente dal Summer Fancy food di New York (Leggi INformaCIBO), nell’intervista a
Luigi Chiarello ha
toccato tutti i temi cari al settore agroalimentare partendo
dall’esperienza avuta oltre Oceano.
<<Gli americani sono
sempre più interessati al cibo italiano>> ha premesso Cellie
che, prima della kermesse negli Usa è stato in Gran Bretagna al
Global summit forum.
<<Un anno fa, si
era già detto che sostenibilità e salubrità sarebbero state le
priorità delle industrie del largo consumo per il futuro e questo
puntualmente sta avvenendo>> ha ammesso Cellie riepilogando
così quanto appreso all’estero.
Il futuro del cibo, quindi, è
ambientalista?
<<Sì. Un processo
che sta prendendo sempre più piede è la riduzione di anidride
carbonica lungo la filiera di lavorazione dell’alimentare>>,
un’autoregolamentazione che tutti i produttori si sono dati.
Investire senza “inquinare”. Tempi duri, secondo Cellie, invece
per i prodotti ittici non sostenibili <<che presto verranno
messi al bando>>.
Da Parma (con Cibus), a
Londra fino a New York, secondo l’ad delle Fiere, tre sono i
fattori che caratterizzeranno il mercato del futuro: sostenibilità,
salute-sicurezza e sapore.
<<La crisi
economica non ha depresso la voglia di consumare prodotti di alta
qualità>>. Da una constatazione ad una ricetta per il made in
Italy: bisogna puntare sul mercato americano <<dove già vanno
forte la Barilla e anche Parmacotto>>.
E sempre con riferimenti
a casa nostra Cellie ha ammesso che l’Expo 2015, manifestazione che
vede coinvolto se pur marginalmente anche il Comune di Parma, <<nasce
già vecchia. Mentre qui si litiga sull’Expo e sui terreni da
espropriare, il tema di come nutrire il pianeta nel 2015 sarà già
esaurito, perché le grandi aziende del reteleir e dell’agroindustria
stanno già lavorando sul problema, con obiettivi ambiziosi>>.
Infine una battuta sugli
ogm dopo la decisione avanzata nei giorni scorsi dal Commissario
europeo alla Salute John Dalli di dare a ciascun Stato membro la
libertà di decidere in merito alla coltivazione degli organismi
geneticamente modificati. <<In Gran Bretagna il dibattito sugli
ogm è stato da tempo ampiamente superato, perché bisogna sfamare
milioni di persone…>>.
I tre puntini di
sospensione fanno capire bene qual è il suo punto di vista, pur
senza dare una reale risposta compromettente.
Argomento toccato di
recente anche da Vas (l'associazione ambientalista maggiormente
impegnata nella campagna contro gli Ogm) e da Roberto Burdese,
presidente di Slow Food Italia: «Della normativa siamo soddisfatti,
ma con cautela. Dare libertà di scelta a ogni Paese – ha spiegato
- comporta un maggior livello di responsabilizzazione da parte dei
singoli governi nazionali, ma potrebbe ingenerare anche molta
confusione fra le istituzioni e i cittadini >>.
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