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Convegno di Coldiretti Piacenza:
“Agricoltura e territorio: motori di sviluppo del turismo”
Expo 2015: un ponte ideale tra
Emilia-Romagna e Lombardia
Dare
concretezza alla collaborazione tra regioni
Piacenza
ottobre 2009. Il
sistema dell’accoglienza e dell’ospitalità di Coldiretti
Piacenza attraverso le aziende di Campagna Amica e di Terranostra, si
prepara ad Expo 2015 di Milano. In linea con il tema dell’expo
mondiale, “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, oltre 60
agriturismi sono pronti a mettere a disposizione dei visitatori 500
posti letto, 26 prodotti Dop e Igp e i 218 prodotti iscritti
all’albo tradizionale dell’Emilia Romagna, nonché tutte le
ricette della tradizione gastronomica territoriale. Anche se il ponte
che collega Piacenza alla Lombardia non è stato ancora ricostruito,
Coldiretti ne ha lanciato uno ideale per il 2015.
Di
tutte queste fondamentali tematiche si è discusso nel corso del
Convegno svoltosi a Villa Tavernago, “Agricoltura e Territorio:
motori di sviluppo del turismo”, organizzato da Coldiretti
Piacenza, Terranostra e Fondazione Campagna Amica, in collaborazione
con l’Amministrazione Comunale di Agazzano, la provincia di
Piacenza e Cariparma Credite Agricole.
Dopo
i saluti del sindaco di Agazzano Domenico
Ferrari,
è seguito l’ intervento di Ermes
Frazzi,
professore di costruzioni rurali all’Univeristà Cattolica di
Piacenza, che ha ribadito l’importanza di progettare, tramite
un sistema agro-biopaesistico, una campagna vivibile che accoglie in
sé non solo chi produce, ma anche i cittadini, conservando il
“genius loci” dei rinati borghi che sono l’espressione di una
diversa qualità di vita rispetto alle aree urbane.
Dopo
di lui Stefano
Masini,
capoarea ambiente e territorio della Confederazione Nazionale
Coldiretti, ha illustrato l’importanza di collegare il prodotto al
territorio. Il cibo, ha detto, deve suscitare un’emozione in quanto
non rappresenta solo l’alimentazione. “Il
nostro progetto per una filiera agricola tutta italiana -ha chiarito
Masini- è un progetto per il paese, con il valore del made in Italy
che esprime un’idea, ovvero il senso del vivere di qualità, che è
tutt’uno con il territorio, l’ambiente e la cultura che ne è
all’origine. Per questo -ha fatto capire- a noi non servono gli Ogm
perché la nostra è un’agricoltura diversa, con tante storie da
raccontare che la differenziano.
Quindi
Paolo
Lassini,
direttore generale dell’assessorato agricoltura regione Lombardia
ed Enrico
Cocchi,
direttore
generale programmazione territoriale e relazioni internazionali
Regione Emilia Romagna, hanno affrontato il tema di come la provincia
piacentina può davvero diventare area di connessione tra Emilia
Romagna e Lombardia in vista di Expo 2015. La mattinata, moderata
dalla giornalista di Telelibertà Nicoletta
Bracchi,
è stata chiusa da Silvia
Bosco,
segretaria nazionale di Terranostra:”
la filiera corta -ha detto- significa trasparenza, più potere
contrattuale per le imprese e più vantaggi per i cittadini e
semplifica le relazioni. La rete di Campagna amica significa 60.000
aziende che aggregano numerosissime tipologie di prodotti. Noi -ha
sostenuto- ci mettiamo “la faccia e la firma”: chi partecipa
aderisce ad un codice etico di comportamento. Puntiamo in futuro a
20.000 punti-vendita, mentre oggi sono già 10.000 i produttori che
raggiungono 2 milioni di consumatori. Noi scommettiamo su un acquisto
consapevole”.
La
seconda parte della giornata, moderata da Gaetano
Rizzuto,
è stata aperta da Gabriele
Canali,
professore di Economia e Politica Agraria dell’Università
Cattolica di Piacenza:
“oggi, ha spiegato, mancano gli strumenti politici per la
valutazione del ruolo pubblico nella tutela di paesaggio ed ambiente
svolto dagli agricoltori, compiti che vanno riconosciuti e pagati,
perché fondamentali per mantenere l’assetto idro-geologico del
territorio, oggi poco remunerati. Per migliorare il settore -a parere
di Canali- bisogna cambiare il rapporto tra produzione di materie
prime e le relazioni con il mercato e riscoprire il ruolo della
cooperazione per la gestione dei costi di produzione oggi troppo
elevati, tanto da vanificare anche i risultati delle annate migliori.
Bisogna poi puntare su produzioni di qualità, facilmente
differenziabili; quindi è essenziale -ha detto- la capacità di
organizzare e trasformare il prodotto stesso, portandolo in modo
efficace al consumatore stesso”.
“Possiamo
contare –ha precisato l’assessore provinciale all’agricoltura
Filippo Pozzi- su 87 prodotti certificati dal Ministero; ogni
volta che sosteniamo un prodotto locale, compiamo anche un’opera di
educazione alimentare. La Provincia deve cercare di compiere una
sintesi dei bisogni di tutti, offrendo risposte di sistema. Così, in
vista di Expo 2015, con il comparto agro-alimentare “bandiera”
agli occhi del mondo, bisogna veramente essere “squadra” e
proporre un’offerta qualificata, con la Provincia “collettore”
per tutte le iniziative valide, con il fine di far valere il reddito
degli agricoltori come valore principale”.
Tiberio
Rabboni, assessore regionale dell'Emilia-Romagna all’agricoltura,
ha ricordato la nuova legge sugli agriturismi, (i pernottamenti
occupano solo lo 0,5 per cento non creando certo concorrenza ma anzi
aumentando la qualità dell’ospitalità) e ha annunciato che per
snellire al massimo la burocrazia, parafrasando un noto slogan
Coldiretti, sarà avviato un nuovo portale a disposizione degli
imprenditori agricoli: si chiama “burocrazia a Km zero”, con
possibilità di espletare pratiche che poi verranno subito trasmesse
ad altri enti coinvolti.
Tullio
Marcelli (presidente nazionale di Terranostra), dopo aver
illustrato il ruolo e l’importanza del settore agrituristico per
l’economia ed il turismo di un territorio, ha sostenuto
l’importanza di una buona legge regionale ed ha offerto importanti
spunti di riflessione, ricordando esempi pratici di come imprenditori
agrituristici siano riusciti a trovare idee concrete per superare la
crisi e stare sul mercato: dalla “piscina biologica”, alle forme
di didattica aziendale.
“Il
settore primario –ha detto il presidente di Coldiretti Piacenza
Luigi Bisi- era caratterizzato da un’estrema debolezza delle
imprese a rapportarsi con l’esterno, ma ora non è più sufficiente
essere bravi agricoltori per essere competitivi. Prima il sindacato
difendeva il prezzo di ogni singolo prodotto, ma oggi ci siamo
convinti che bisognava invertire un processo, ridando agli
imprenditori un peso diverso nella filiera, nonché una dimensione
differente ai prodotti della tradizione, espressione del territorio”.
“Noi,
ha ribadito il vicepresidente nazionale Coldiretti Mauro Tonello
nelle sue conclusioni, in questi anni abbiamo messo in campo una vera
progettualità, trasformandoci in forza sociale (da semplici
produttori), per dare un contributo alla crescita del paese. Abbiamo
voluto, ha detto, la legge sulla multifunzionalità,
sull’etichettatura obbligatoria di origine, abbiamo battagliato
contro gli Ogm, per la filiera corta e per questo, ai nostri
detrattori, a chi ci accusa di essere “bancarellai” diciamo:
denunciate i nostri difetti, confrontiamoci sulle proposte e sui
fatti, contribuite con noi a “svecchiare” il paese. Dobbiamo, ha
sostenuto, riprendere in mano il governo delle regole,anche andando
contro alla Ue, come nel caso dell’etichettatura, perché noi
vogliamo un consumatore libero nelle scelte, puntando sul nostro
territorio, sulle sue diversità. Tutto può essere valorizzato.
Hanno chiesto, ha spiegato, il marchio del made in Italy coloro che
fabbricano piastrelle, mobili, vestiti e poi lo vogliono negare
all’agro-alimentare che più di tutti rappresenta veramente
l’Italia ed la sua qualità di vita!
Per
questo Coldiretti dopo il 30 aprile va avanti con la sua strategia:
adesso nasce la Società dei Consorzi: tutto ciò che facciamo, ha
ribadito, è funzionale ad un progetto; siamo usciti allo scoperto ed
ora tutti ci devono considerare non più lobby economica, ma forza
sociale”.
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