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A
Lugano è calato il sipario di Gusto in Scena
Un
confronto serrato tra grandi cuochi sulla cucina con e senza grassi
Fausto
Arrighi ha svelato la “vera storia della guida Michelin” nata
nel 1900
Doppia esibizione dello chef Ilario
Vinciguerra
che apre il suo locale a Gallarate il 16 marzo
Lugano 15 marzo 2011. E' calato
ieri sera, dopo due giorni di dibattiti, incontri e degustazioni, il
sipario di “Gusto in Scena”, la kermesse enogastronomica ideata
da Marcello Coronini.
La due giorni di Lugano ha visto per
protagonisti vini e prodotti di eccellenza della tavola ma a
caratterizzare l'intera manifestazione sono stati i migliori chef
stellati italiani che hanno presentato due piatti sul tema: “Cucinare
con, cucinare senza grassi”. Anche questa edizione si è confermata
di alto livello perchè ha stimolato la creatività di ogni cuoco mettendo alla prova la loro
capacità di
esaltare gli aspetti nutrizionali positivi di entrambe le scelte.
Sul
palco di Gusto in Scena sono saliti cuochi di grande valore come Chicco
Cerea, Alessandro Gilmozzi, Andrea Ribaldone, Enzo De Pra, Herbert
Hintner, Gaetano Simonato, Pietro Leemann, Pino Lavarra, Nicola Portinari, Matteo
Vigotti, Massimo Spigaroli, Paolo Teverini, Daniel Facen, Mauro Elli,
Andrea Tonola etanti altri.
Protagonista tra i protagonisti è
stato lo chef Ilario Vinciguerra (“Il
buon ristorante si vede il giorno dopo, quando ci si sveglia...ha
detto mentre illustrava i suoi piatti) che
non solo si è esibito nella preparazione di due grandi piatti sul
tema del Congresso, ma ha preparato anche la cena
al Casinò di Campione d’Italia e ha presentato il suo nuovo locale
che apre i battenti proprio domani a Gallarate mentre l'inaugurazione ci
sarà stasera. Si può dire che Gusto in Scena, come ha affermato
Coronini, ha battezzato con un grande in bocca al lupo il giovane
chef napoletano. (Ilario Vinciguerra Restaurant Via Roma, 1 Gallarate(Varese) www.ilariovinciguerra.it).
Ad inaugurare l’evento luganese è
stato Fausto Arrighi, direttore della Guida Michelin Italia, che ha
raccontato la storia della prestigiosa guida francese.
La Guida Michelin, nasce
nei primi anni del ’900 per aiutare i i primi automobilisti a
trovare un meccanico, un gommista e una pompa di benzina. “A
quell’epoca, in Francia, -ha detto Arrighi- l’esigenza primaria
era quella di segnalare alberghi che fossero decenti e che la notte
non fossero visitati da insetti e scarafaggi. Allora gli alberghi non
avevano bagni interni alle camere ma molti avevano la camera oscura
per sviluppare le foto. Più avanti, i fratelli André e Édouard
Michelin, ingegnere il primo, umanista il secondo, entrambi
appassionati buongustai, pensarono di arricchire il servizio agli
automobilisti segnalando anche i migliori locali dove sostare per un
pranzo”.
La
prima Guida Michelin italiana porta la data 1956:
era dimezzata e s'intitolava Italie du Nord - Des Alpes à Sienne,
fermandosi alla Linea Gotica. In questo modo la «Guida Rossa»
entrava nel panorama della nostra ristorazione con i suoi giudizi,
con quelle forchette e le famose stelle, divenute ben presto croce e
delizia dei cuochi. In realtà la storia ci dice che i locali
stellati arrivarono nel 1959 e particolari sono i piatti segnalati:
«maccheroni alla chitarra» (Tre Marie dell'Aquila), «pollo alla
griglia» (Buca Lapi, Firenze) e «gnocchi alla bava (Grand Giardino
di Torino). Sono locali che oggi non esistono più, con menu semplici
e casalinghi che oggi lascerebbero indifferenti qualunque gourmet.
Eppure
la pubblicazione in Italia del manuale più famoso per viaggiatori
golosi da allora cambiò per sempre la vita degli chef e anche di
molti appassionati di buona cucina.
Nei prossimi giorni racconteremo le
storie e gli incontri con i protagonisti di Gusto in Scena, prodotti
di eccellenza e grandi vini.
Per ora vogliamo solo segnalare
la
piena riuscita della manifestazione con le parole di Antonio Mungai,
direttore del mensile del Sole 24 Ore, “Ristoranti Imprese del
Gusto”, che ha sottolineato il carattere di “progetto” della
manifestazione ideata da Coronini e il sapersi concentrare sempre su
un valore immateriale ma importante come l'empatia che è la vera
vitalità di un settore, quello enogastronomico, che deve portare
piacere e gusto anche per uscire presto dalla crisi che lo
attanaglia.
Infine
solo una breve citazione sulle presenze
significative. Di gran valore i vini della
Collina dei Ciliegi,
azienda della Valpolicella, produttrice di un grande Amarone, vino simbolo del
Veneto. Da segnalare anche le cantine di: Benanti; Bepin de Eto; Bisol; Firriato; Fontodi Pacenti; Marramiero; Masciarelli; Poggio Antico; Rocche Manzoni; Sertoli Salis; Tedeschi; Villa; Vinosia; Zenato.
E dalla Slovenia sono arrivati grandi
vini: Kmetija Kocijancic Zanut; Mariam Simcic; Movia Kristancic Ales.
Tra i vari prodotti che
hanno allietato la pausa pranzo uno dei
risi più preziosi d’Italia, prodotto dalla Riserva San Massimo e la pasta
abruzzese di Fara San Martino, la ricercata
pasta artigianale del Cavalier
Giuseppe Cocco, vera
chicca della manifestazione.
Un'altra
presenza abruzzese è rappresentata da Prisca
Montani, titolare dell'azienda agricola
La Quagliera (www.laquagliera.it),
situata in una zona collinare a pochi chilometri
dalla città di Spoltore (Pescara), in prossimità
del mare Adriatico. "Il nostro Olio
Extravergine -dice Montani- è di prima spremitura,
non è filtrato nè raffinato, ma viene conservato
e imbottigliato dopo una naturale decantazione
per non alterare le sue qualità organolettiche".
Due
specialità per i veri gourmet sono arrivati
a Lugano dalla Sicilia e dalla Romagna:
I fratelli Francesco e Giacomo Trimarchi
hanno portato dalla Sicilia i profumi e
i sapori (olio extravergine, pesti, sughi
e patè) della loro giovane azienda agricola
"Trimarchi di Villa Marchese"
(www.trimarchidivillamarchese.it)
e Bruno Valloni di Castello Marcosanti
(www.ilformaggionellaroccia.com)
ha fatto gustare
al folto pubblico dei visitatori il suo
eccezionale Formaggio nella Roccia del Montefeltro,
"Il
Talamello".
Il
Formaggio nella Roccia per qualità, profumo
e sapore non ha niente da invidiare con
il più famoso Formaggio di Fossa. Esso si
abbina benissimo a un buon pane e vino,
noi l'abbiamo gustato insieme ad un fumante
piatto di pasta Cocco ed il suo profumo
era davvero invidiabile.
Una
avvertenza di patron Bruno Valloni:
il formaggio nella Roccia si conserva a
lungo (anche oltre i sei mesi) tenendolo
in frigorifero con l'avvertenza di metterlo
(in un contenitore ermetico) vicino
ad una o due piccole croste di pane comune
sostituendole periodicamente (ogni 15-20
giorni). La crosta di pane secco assorbe
l'eccesso di umidità prevenendo eventuali
alterazioni superficiali del formaggio.
La Regione Veneto è
stata, tra gli altri, partner
dell’ evento Gusto in Scena edizione terza, con l’assessorato al Turismo.

Informazioni
www.gustoinscena.it -
segreteria@gustoinscena.it
tel 02-29404086
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