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La Cucina - The Regional Cooking of
Italy
La prima opera in lingua inglese che
raccoglie 2.000 ricette
tipiche regionali codificate secondo
i rigorosi dettami dell’Accademia
Italiana della Cucina
All'estero 65 volte su 10 la cucina
italiana è “tradita”
Parma
8 febbraio 2010.
Ben 928 pagine. Una vera e propria “bibbia” del repertorio
gastronomico italiano da tenere rigorosamente vicino ai fornelli.
Si
tratta de “La
Cucina - The Regional Cooking of Italy”:
la più completa
ed autentica raccolta di ricette regionali italiane
- ben 2.000
- tradotte per
la prima volta in lingua
inglese
e catalogate dall’Accademia
Italiana della Cucina,
Istituzione Culturale della Repubblica Italiana, da oltre mezzo
secolo impegnata nella valorizzazione del patrimonio gastronomico
nazionale.
Edita
da Rizzoli Usa, l’opera è pensata per uno scopo preciso: far
realizzare fuori dai nostri confini i migliori piatti della cucina
regionale italiana senza errori, con tutti gli ingredienti, i tempi,
i colori, i sapori e gli odori giusti.
Anche
perchè di tradimenti e contraffazioni dei nostri piatti nel mondo ce
ne sono davvero infinite. Come dimostra una ricerca
realizzata dall’Accademia Italiana della Cucina
attraverso le oltre 80 delegazioni estere impegnate in 40 paesi
stranieri nella lotta al falso alimentare,
all’estero ben 6 volte
su 10 le ricette italiane vengono puntualmente tradite…
“La
Cucina - The Regional Cooking of Italy”: un'opera patrimonio del
Made in Italy
Il
percorso che si intraprende leggendo questo tomo è molto
affascinante. Sotto i nostri occhi ci appare uno spaccato completo
del Bel Paese tra passato e presente: 2.000
ricette tradizionali delle regioni italiane accuratamente
catalogate frutto del lungo lavoro di ricerca realizzato dagli
studiosi dell’AIC, coordinati dal Prof. Paolo Petroni, Presidente
del Centro Studi dell’Accademia Italiana della Cucina. Dalle
Lasagne verdi alla bolognese (Green Lasagne with meat sauce) alla
siciliana Pasta alla Norma (Spaghetti with eggplant and ricotta
salata); dai sardi Malloreddus (Small sardman gnocchi with meat
sauce) ad un simbolo della cucina napoletana come il “Sartu di
riso” (Rice Timbale) fino all’”Ossobuco alla Milanese” (Veal
Shanks Milan Style). E moltissimi altri ancora…..
"Quest'opera,
- afferma
Giovanni
Ballarini, Presidente dell’Accademia Italiana della Cucina
- rappresenta uno
strumento importante per tutti coloro che non solo vogliono saper
“cucinare bene” italiano ma intendono avvicinarsi ad un
patrimonio storico e culturale che passa anche attraverso ricette
uniche ma ripetibili. Ogni ricetta è riferita alla sua regione di
origine, con la segnalazione degli ingredienti e soprattutto delle
tecniche di preparazione che spesso cambiano in relazione al
territorio geografico.”
“Va anche
precisato -
prosegue Ballarini – che
questa opera è rivolta sia al consumatore che vuole mettersi alla
prova tra i fornelli di casa che ai grandi cuochi che trovano
attraverso questo strumento una base sicura per la preparazione dei
loro piatti.”
Un
ricettario simbolo della lotta culturale contro il “falso”: per
tramandare la tradizione culinaria regionale alle generazioni future
e salvaguardare il valore inestimabile della cucina italiana nel
mondo.
Ricerca
Aic: all'estero 65 volte su 10
la cucina italiana è “tradita”
L’opera
ideata dall’AIC nasce anche dall’esigenza di contrastare con le
armi della cultura il fenomeno della contraffazione alimentare che
oggi si presenta sotto nuove e pericolose forme. Infatti, mentre
i mercati internazionali sono sempre più invasi da falso parmigiano
reggiano o grana padano, da altrettanto falsi prosciutti di Parma o
di San Daniele, in un mercato che va dalle mozzarelle australiane ai
Chianti californiani o cileni, sale alla
ribalta una nuova forma di “tradimento” del Made in Italy
alimentare: la contraffazione della ricetta originale.
Da uno studio realizzato dall’Accademia
Italiana della Cucina attraverso le oltre 80
delegazioni estere, da cinquant’anni impegnate nella lotta al falso
alimentare, emerge come le
ricette presentate nei ristoranti italiani all’Estero sono
molto spesso ben diverse rispetto alle
“originali” italiane.
La
ricerca lascia poco spazio al dubbio: nel 60%
dei casi la cucina italiana, all’estero, è realizzata in modo non
molto corretto o addirittura maldestro. E
solo nel 40% dei casi
risulta “ben interpretata”.
Questo
accade anche perché quasi la metà (47%) dei
cuochi che operano nei ristoranti italiani all’estero non sono
italiani (scopriamo che sono in maggioranza
australiani e messicani) e solo una piccola parte (9%) di questi ha
seguito scuole, stage o tirocini nel nostro Paese.
La
cucina proposta dai
cuochi è quella
tradizionale-classica-tipica (78%) –
magari, come abbiamo visto, nella versione “tradita” - mentre nel
32% dei casi si tratta di
cucina “fusion”, un ibrido tra tradizione
e innovazione, e solo nel 10% dei
casi si tratta di vera e propria cucina
“innovativa”.
Pizza,
Tiramisù, lasagne, pasta al ragù:
ecco le ricette italiane più
tradite
Ma
qual è il piatto della tradizione italiana
maggiormente tradito nei ristoranti italiani
all’estero? In ordine di “maggiore
tradimento” le delegazioni estere dell’AIC mettono al
primo posto la pizza e a seguire il
tiramisù, le lasagne, le scaloppine di vitello e la pasta al ragù.
Tra le ricette più “abusate”
spiccano numerosi piatti tipici regionali, in
primis gli spaghetti
alla bolognese, i ravioli, gli spaghetti alle vongole, l’ossobuco e
i saltimbocca alla romana.
La
fusione tra i gusti della tradizione e i sapori locali
dà spesso luogo a una forma di cucina ibrida
e alla creazione di piatti che, paradossalmente,
hanno successo anche se ben lontani dalla tradizione italiana.
Ne è una dimostrazione la cucina
“all’italiana” olandese: a l’Aia,
nei ristoranti italiani, si possono trovare nei menu le
“insalate di pasta” o i “pesci al forno col pesto”.
Mentre a San Paolo del
Brasile è molto diffuso il consumo in
un piatto unico di “carne o pesce insieme
alla pasta”.
Migliora la situazione della cucina
italiana negli Stati Uniti
A
questo scenario negativo fa però da contraltare la crescita della
qualità della cucina italiana nei ristoranti statunitensi top,
sempre più ispirata ad un’offerta
gastronomica - è questa la novità - molto legata al recupero
dell’identità regionale.
Tra
i migliori 70 ristoranti italiani degli
Stati Uniti – li potete trovare nella guida
on line dell’Accademia Italiana della Cucina
disponibile sul sito
www.accademiaitalianacucina.it
- ben 27 (circa il 40%) promuovono un menu
regionale/tradizionale, 23 propongono piatti
genericamente italiani, mentre sono 20 quelli
che sperimentano cucina creativa.
Tra
le cucine del territorio più diffuse, al primo posto troviamo a pari
merito quella emiliano-romagnola e
quella toscana. Ottima
diffusione anche per la cucina piemontese,
genovese, veneta e
siciliana. In generale nella migliore cucina
italiana presente nella ristorazione americana si registra però una
maggiore diffusione della cucina del nord
Italia, rispetto a quella del centro-sud.
Attualmente
contiamo circa 500 ristoranti a New York
– seconda città al mondo con più ristoranti italiani dopo
Melbourne - e più di 100 a Miami e a San
Francisco. In totale tra Stati
Uniti e Canada - secondo dati della
Confcommercio - ce ne sono 15 mila, mentre
i ristoranti italiani in tutto il mondo sono più
di 56 mila.
La Pasta portabandiera della
migliore cucina italiana
sulle tavole statunitensi
Se
in particolare ci concentriamo sulla pasta, da sempre regina della
dieta mediterranea, scopriamo che i formati
più ricorrenti nei 70 ristoranti top
segnalati dall’AIC sono ravioli, lasagne,
tagliatelle ma anche linguine, spaghetti, penne e maccheroni,
che raccontano, declinati nelle molte originali ricette, i tanti
campanili gastronomici d’Italia.
A
sorpresa spopolano quindi i piatti di pasta
legati alla stretta tradizione regionale.
E questo è indice di una fase più matura
della presenza della nostra cucina in quel
Paese. Al Melograno
(Los Angeles) è possibile degustare i piemontesi “agnolotti al
plin”, mentre da Nanni
(New Jersey) la specialità della casa sono le “trenette al pesto”,
un grande classico della cucina genovese. Da Valentino,
a Santa Monica, il piatto tipico sono i “fusilli
alla Norma”, tradizionale ricetta siciliana. Mentre la specialità
del Ristorante Il Grano
(Washington) sono i “paccheri ripieni di
carne di ragù e di ricotta di Napoli”. Infine
Ciao Amore, a San
Francisco, celebra la cucina sarda con i tipici “spaghetti
alla bottarga”.
Tuttavia,
i grandi ristoranti statunitensi non trascurano piatti
di pasta originali, frutto della creatività
della nuova generazione di grandi chef italiani. Tra le proposte più
innovative troviamo i “Ravioli tonno e
ginger” proposti dal ristorante Remi
(New York); gli spaghetti alla chitarra di
farina di mais con pomodori, capperi e sarde”
del ristorante La Spiaggia
di Chicago; i “fusilli con spinaci freschi e
ricotta” di Felidia
(New York).
Il
gusto degli americani per la cucina italiana – pasta in primis - si
sta dunque affinando. I piatti tipicamente italo-americani come gli
spaghetti con le meat balls
stanno scomparendo per lasciare spazio a una cucina di qualità,
fortemente legata al territorio d’origine degli chef.
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