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Benedetta Parodi ha scritto il
bestseller del 2010 e trionfa anche nel 2011
Fenomeno Parodi. La mia cucina di Nonna
Papera
La ricetta per vendere due milioni di
copie
di Antonio Gnoli
La fenomenologia di
Benedetta Parodi - come quella ben più celebre di Mike Bongiorno -
richiede una discesa nell´ovvio che sorprende, nel banale che
spiazza e che ci mette di fronte alle ragioni imperscrutabili di un
successo clamoroso. Chi è l´eroina che ha parodizzato il genere
culinario? Nei suoi due libri, finora pubblicati, troneggia
sorridente in copertina: è elegante e tradizionale. Le foto
potrebbero essere state scattate negli anni Sessanta o Settanta. Il
ciambellone, le uova, la ciotola, che le fanno da contorno,
suggeriscono l´idea di un racconto che viene dal passato. Tutto è
studiatamente domestico in questa casalinga sui generis, che mostra
una televisiva chiostra di denti e si accredita regina del piatto
italiano. Perché, dopotutto, Benedetta Parodi, è il caso editoriale
del 2010 e probabilmente si avvia a diventarlo anche dell´anno che
si è aperto.
Il suo libro Cotto e mangiato - con un milione e
duecentomila copie vendute - è risultato primo in assoluto nelle
classifiche dei bestseller.
Davanti a Follett, a Eco, a Camilleri, ad
Ammaniti.
Lei è il Checco
Zalone della cucina. Anche
Benvenuti nella mia cucina è in classifica, e si avvia - con le sue
750 mila copie già vendute - a dare grandi soddisfazioni alla
Vallardi e di conseguenza al gruppo Mauri Spagnol che la ricomprende.
Ma come è nato questo fenomeno e qual è il segreto (ammesso che ci
sia) del successo Parodi? Molti critici a una domanda del genere
alzeranno il sopracciglio e diranno che la risposta è tutta nel
genere letterario, perché la cucina è la via più facile (insieme
al delitto) per vendere libri. Provateci. Provate a mettere insieme
un bel ricettario (ormai è un´invasione di ultrapiatti raccontati
in tutte le salse possibili) e vedrete quanto sia difficile calcare
le scene delle classifiche.
Certo ci sono i
longseller della cucina: Il cucchiaio d´argento, Il Talismano della
felicità di Ada Boni e quel capolavoro della letteratura italiana -
di cui sta uscendo una nuova edizione - dell´Artusi; ma per quasi
tutti gli altri testi di cucina la vita è dura, come i torroni di
una volta. Dunque la Parodi e la sua fenomenologia dell´eccezione.
Prima di incontrarla, sondo il terreno con il suo editore: Luigi
Spagnol, che della Vallardi
è l´editor. Gli piace frugare nel "fai da te" e con i due
libri di cucina della Parodi ha fatto bingo.
Dice: «Benedetta
è un personaggio positivo, gradevole, fornito di una bellezza che
non offende né provoca. Ha
tre figli, un marito di successo (il telecronista Fabio Caressa,
n.d.r.) e rappresenta un modello per la gente, un modello niente
affatto inavvicinabile. Ma se dovessi spiegare l´affermazione dei
suoi libri, alla fine non saprei che cosa aggiungere. È un mistero.
Quando c´è un successo di quelle proporzioni, qualunque spiegazione
diventa troppo riduttiva. Perché Stieg Larsson ha venduto con la sua
trilogia milioni di copie? Perché è bravo, perché sa raccontare
alla gente. Ma dopo tutte le risposte, resta quel fondo misterioso
che trovo anche nei libri della Parodi».
Non sarà che il
volto televisivo aiuta? Lo
chiedo a Guido Tommasi
l´editore della più bella casa editrice di libri di cucina che ci
sia in Italia. «Aiuta sicuramente. Anzi direi che è la componente
principale, anche se non basta andare in televisione per avere
successo con i libri. Però la Parodi è un fenomeno della
comunicazione. È rassicurante, come un´amica o una sorella. Ma la
cucina finisce col sembrare un pretesto: i suoi libri sono un
contenuto senza una vera forma, forse per questo si adattano a
qualunque forma il lettore immagini. Forse è questo il segreto del
suo successo: il grado zero della ricetta, la banalità del sale e
pepe».
Sarà. Sfogliamo,
per una piccola verifica, i due libri. Le ricette di Cotto e mangiato
e di Benvenuti nella mia cucina (quest´ultimo ha un taglio
diaristico) concedono poco o nulla alla stravaganza, descrivono per
lo più piatti semplici, da preparare velocemente: spaghetti, torte,
sformati, zuppe, arrosti - tanto per fare degli esempi di genere - si
muovono nel solco della tradizione. La costruzione è senza fronzoli:
titolo della pietanza ( per esempio "linguine al nero di
seppia", "fritti di fiori di zucca ripieni"), un breve
commento, descrizione della ricetta con le dosi necessarie, infine
qualche consiglio su come realizzare il piatto. Su alcune delle
ricette compare una faccina che indica il gradimento familiare.
Perfino un
fenomeno come Antonella Clerici con la sua La prova del cuoco ha
dovuto inchinarsi in libreria alla Parodi.
Strano, no? «Mica tanto», commenta Tommasi: «La Parodi alla fine
sembra una di noi. La Clerici rimane una star che fa Sanremo, che si
occupa di trasmissioni con i bambini. E realizza anche un programma
di cucina. Da un lato hai una che sembra dedicarsi interamente a una
missione, e dall´altro c´è una professionista della televisione.
Con quale delle due ti identifichi? È chiaro che la Parodi ha più
appeal della Clerici».
Che cosa dice la nuova regina
dell´editoria? Ci incontriamo fugacemente a Roma, dove è giunta da
Milano per un´ospitata a Porta a Porta. Due ore con Bruno Vespa non
l´hanno sfiancata. Ci infiliamo in un bar, ha poco tempo. Fuma, beve
una birra. L´immagine non è distante dalle copertine dei suoi
libri: trasmette una certa fiducia: «Non sono una cuoca, almeno non
nel senso classico e non ho mai fatto una scuola di cucina»,
esordisce con chiarezza. Fraintendo: possibile che la gente si
accontenti del fenomeno mediatico? Le chiedo se sa cucinare. Mi
guarda come se l´avessi offesa, provocata, insultata. Alza un po´
il tono della voce: «Cucino benissimo. Ho cominciato a farlo dai
tempi dell´università. Quando dico che non mi sento una cuoca,
intendo quel genere di persone confinate in uno spazio come fossero
recluse. No. La cucina è per me una forma di creazione e
liberazione». Il fenomeno Parodi nasce nel 2008 da una rubrica di
cucina che chiude il telegiornale delle 12.25 di Studio Aperto. «Ho
fatto per anni la giornalista leggendo le notizie del Tg, poi mi è
stato proposto questo piccolo spazio, da realizzare in coda al
telegiornale, nel quale raccontare in un minuto e mezzo una ricetta.
Così è nato Cotto e mangiato. La velocità rende quella rubrica
diversa da tutti gli altri programmi di cucina, Il mio è un servizio
brevissimo nel quale faccio tutto: dalla spesa al montaggio».
Ma come spiega il
suo indiscutibile successo? «Credo che molto dipenda dal fatto che
vengo percepita come una persona credibile. La gente che mi guarda si
accorge benissimo che non fingo, che ciò che propongo sono le cose
che io do da mangiare ai miei figli, a mio marito, ai miei amici. La
gente che mi scrive lo fa per una forma di partecipazione e
identificazione. Mi parlano dei loro problemi, mi danno consigli, mi
offrono le loro ricette. E io spesso le cito in trasmissione.
Capisce? È la mia normalità che spiega il successo. È il buon
senso con cui scelgo le ricette a fornire credibilità».
Le chiedo se
coglie una qualche differenza tra semplicità e banalità. Ha un
piccolo balzo d´umore. È come se fiutasse un retropensiero
tutt´altro che edificante: «Adoro quello che faccio, mi piace la
mia piccola nicchia e non mi sento affatto banale in ciò che
propongo. Non sono Gualtiero Marchesi - che pure stimo - ma semmai
Nonna Papera. L´errore di molti critici è di pensare che la gente
sia abitata dall´ovvietà. Non è così. E poi quale gente? Quelli
che mi scrivono, che mi seguono che mi leggono sono persone tra le
più diverse: donne mature e anziane, uomini di età diversa, ragazzi
e ragazze. E mi ha colpito che quelli che comprano i miei libri non
li consultano ma li leggono dall´inizio alla fine».
Sarà per questo
che, nel passaggio da Cotto e mangiato a Benvenuti nella mia cucina,
il tasso narrativo si è un po´ alzato? Dice di avere una passione
per la scrittura. Le chiedo cosa legge quando non lavora. La Parodi -
come in un curriculum che si rispetti - si è laureata alla Cattolica
in Lettere moderne con un´oscura tesi in storia della musica su
un´opera messa in scena dall´Alfieri. Altri tempi. Ha letto di
recente l´ultimo romanzo di Fabio Volo e Canale Mussolini di Antonio
Pennacchi. Mi guarda, sorride: «Belli entrambi, anche se diversi».
Che stia pensando a
un romanzo sulla cucina?
(Fonte: La Repubblica 12 gennaio 2011)
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