|
|
Essere Voltairiani a tavola, impresa ardua ma non impossibile
di Stefano Buso Food Stylist
L'idea di sperimentare gusti e sapori nuovi, per certi aspetti, strani o azzardati, credo, sia venuta a molti di noi e, di solito, quando la situazione lo consente, siamo ben lieti di provare strane e incredibili ”alchimie culinarie”. La cucina, i sapori del resto, oltre ad essere per fortuna in continua evoluzione, vivono anche di elementi di “freschezza” spesso nati da scelte occasionali e del tutto soggettive o da coraggiose sperimentazioni sul campo.
Oltre al piacere, bisogna altresì evidenziare quello che è il vero elemento univoco, tra uomo e cibo, vale a dire sempre e in ogni modo, la ricerca di nuovi sapori e di nuovi accostamenti, quindi ciò che è sconosciuto ed impensabile, gastronomicamente parlando, vale sempre la pena di metterlo sotto i denti. Va poi in ogni caso detto, che un piatto, una ricetta, in sintesi o è buona o è cattiva.
Questo, non per dare una spiegazione certa o definita al gusto, perché ogni interpretazione culinaria si presta a tante, tantissime ed innumerevoli interpretazioni, ma perché è innegabile che il cibus, deve in ogni caso piacere e dare soddisfazione. Gustare, emozionarsi e mangiare sono momenti che vanno oltre la mera ed essenziale azione trofica degli alimenti e ci conducono in un universo veramente esclusivo dove si stabilizza una dimensione particolare di “affiliazione” che da sempre accompagna l'uomo e gli alimenti sin dall'inizio dei tempi.
Questa è innegabile evoluzione che a maggior ragione ha senso e “forma” se lasciamo liberare quella sana, incredibile voglia che è in noi di destabilizzare, sovvertire e perché no, sperimentare. Se dentro in noi vi sono queste esigenze, ebbene sì siamo dei Voltairiani a tavola, senza dubbio! Appuntamento dunque con il mio libro, dove gli abbinamenti particolari non mancano di sicuro e un grazie a Donato e Informacibo, il giornale che per primo mi ha dato spazio e un po' di consenso.
|