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Consumo critico,
alimentazione e comunicazione
Valori e comportamenti per
un consumo sostenibile
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A
cura di
Vincenzo Russo è professore di
Psicologia e consumi presso l’Università IULM di Milano.
Sergio Marelli è segretario
generale di FOCSIV – Volontari nel mondo.
Aurelio Angelini è professore
di Sociologia dell’ambiente e del territorio all’Università di
Palermo e di Ambiente e sviluppo sostenibile presso l’Università
IULM di Milano
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Milano,
giugno 2011 - ‘Consumo
critico, alimentazione e comunicazione – Valori e comportamenti per
un consumo sostenibile’
questo
il titolo del nuovo testo che, curato
da Vincenzo Russo, Sergio Marelli, Aurelio Angelini ed edito da
Franco Angeli, prova a dare un senso
al termine “consumo critico” nel campo dell’alimentazione e
di definire
il ruolo che la comunicazione ha nel promuovere questa sensibilità
nei consumatori
Il
testo propone i dati delle principali ricerche realizzate
dell’Osservatorio sui consumi alimentari della Fondazione IULM
diretto dal prof. Vincenzo Russo, docente di psicologia dei consumi
presso l’Università IULM.
L’Osservatorio
- nel quadro dello scenario dell’Expo 2015 - intende raccogliere e
portare a sistema l’attenzione sul tema dell’alimentazione e sul
rapporto tra comunicazione e stili di consumo alimentare. Nel testo
vengono discusse le ricerche relative allo studio del consumo critico
e dei prodotti tipici tra i giovani, il ruolo della comunicazione
nella promozione di stili di consumo errati, i dati di uno dei più
efficaci sistemi di prevenzione del sovrappeso e dell’obesità.
I
giovani e il consumo di prodotti tipici
Una
corposa ricerca (circa 1.000 individui intervistati) evidenzia che
le nuove generazioni da un lato consumano più prodotti tipici di
quelli che conoscono e riconoscono e dall'altro pensano di conoscerli
più di quanto dimostrano di saperli valutare e descrivere. Il loro è
soprattutto un consumo inconsapevole, fortemente influenzato dalle
abitudini familiari.
Non è un dato strettamente negativo per il
futuro dei prodotti tipici già diffusi, dal momento che segnala per
certi aspetti la vittoria dell’abitudine sulla moda alimentare del
momento. I giovani sembrano però essere prevalentemente dei
consumatori passivi: a seconda delle zone geografiche di provenienza,
imparano a riconoscere e ad apprezzare determinati cibi ma in modo
per lo più strumentale, trascurandone le potenziali implicazioni
legate al mantenimento di tradizioni consolidate. Se un cibo dovesse
negli anni diventare raramente reperibile o di più lunga
preparazione rispetto ai prodotti più moderni, difficilmente
continuerebbe insomma a trovare spazio su gran parte delle tavole
anche solo per il gusto di segnare un’appartenenza storico-sociale
di famiglia.
Il
consumo etico
I
dati sul consumo dei prodotti tipici si affiancano a una più
generale
riflessione sui temi del consumo etico, critico e consapevole.
In generale si osserva come il numero dei consumatori critici sia
cresciuto negli ultimi anni sia in Italia sia in Europa: secondo i
dati diffusi da Co-operative
Bank,
la spesa per il consumo di prodotti “etici” in UK è triplicata
negli ultimi dieci anni, passando da 13,5 miliardi di sterline nel
1998 a 36 miliardi di sterline nel 2008.
Per
quanto riguarda l’Italia, si registra anche qui una crescita
dell’attenzione verso le tematiche etiche da parte dei consumatori,
soprattutto con riguardo alla questione ambientale: l’ecologicità
è al terzo posto fra i criteri di scelta dei prodotti dopo qualità
e prezzo;
si prediligono prodotti che oltre a salvaguardare la salute diano
garanzie di sostenibilità “sociale” (ad esempio sulla sicurezza
dei lavoratori) e ambientale. Che sia attraverso l’acquisto di
prodotti ritenuti ecologici, che sia facendo la spesa presso le
Botteghe del Commercio Equo e solidale, i consumatori sembrano sempre
più coinvolti in una prospettiva critica e consapevole nei confronti
del consumo. Le motivazioni alla base di una tale coinvolgimento sono
diverse e spesso sovrapposte: se da una parte vi sono consumatori più
interessati alla dimensione sociale del consumo, dall’altra emerge
che la preoccupazione verso l’ambiente e verso se stessi e la
propria salute, sembrano essere le motivazioni più incisive nei
processi di scelta e di acquisto.
La
prevenzione dell’obesità
Come
emerge dai dati rilevati, comunicare e stimolare scelte più salutari
nei consumi alimentari non è sufficiente per modificare i
comportamenti dei consumatori su larga scala, specialmente quando si
tratta di bambini o adolescenti. Nel testo l’obesità infantile
viene illustrata come paradigma di un approccio integrabile fra
esperti di comunicazione ed esperti in modificazione del
comportamento. I metodi di intervento preventivo utilizzati poggiano
su solide basi di evidenza scientifica per coniugare efficacia dei
risultati con la sostenibilità economica dei progetti, in un’ottica
della massima efficienza. Si dimostra infatti che solo facendo
affidamento su metodi validati empiricamente è possibile ottenere la
massima efficacia utilizzando le risorse che i bilanci delle
istituzioni possono mettere a disposizione.
Il
“Food Dude Programme” nato presso il Dipartimento di Psicologia
dell’Università del Galles a Bangor, già testato con successo in
diversi paesi d’Europa e in Italia dall’Osservatorio sui consumi
alimentari della Fondazione IULM, è sviluppato sui processi e i
fattori biologici e psicologici del bambino. Il programma è stato
pensato e progettato per bambini delle scuole materne ed elementari,
dai quattro agli undici anni di età. Lo scopo principale del
programma è quello di incoraggiare i bambini ad assaggiare frutta e
verdura, scoprendo le proprietà intrinseche di questi cibi e
imparando ad apprezzarne il sapore. Ciò avviene prevalentemente
durante l’ora del pranzo (sebbene il programma possa essere
applicato anche in altri momenti, come nell’ora dello spuntino),
nella sala da pranzo o in classe., in un momento successivo,
promuovendo il consumo di frutta e verdura anche a casa. L’efficacia
del programma è stata ampiamente testata e documentata in oltre 20
pubblicazioni. La sperimentazione più ampia è stata effettuata su
oltre 35.000 bambini di scuole elementari irlandesi. Il consumo di
frutta e verdura nei bambini della scuola in cui era stato applicato
il programma Fooddudes è sempre significativamente superiore alle
scuole di controllo anche dopo 24 mesi di follow-up Vi è stato,
inoltre, un forte incremento del consumo da parte di coloro che al
baseline mostravano un rifiuto verso la frutta e la verdura.
Come
ricorda Massimo Bustreo, Ph.D. - Università IULM, Istituto di
Comunicazione, comportamento e consumi "Giampaolo Fabris
“Comunicare
un valore che si traduca in un comportamento sostenibile è
possibile. Costruire una comunicazione efficace sulla consapevolezza
della sostenibilità e della sovranità alimentare come principi
imprescindibili per uno sviluppo culturalmente condiviso è
indispensabile, oggi più di ieri, per garantire al pianeta un
futuro. Uno studio tra i delegati presenti al People’s Forum 2009
in occasione del Vertice Mondiale della FAO sulla Sicurezza
Alimentare a Roma ha dimostrato che, nonostante si stia diffondendo
una più profonda consapevolezza dell’importanza della salvaguardia
dell’ambiente e delle risorse naturali, i comportamenti non sempre
sono coerenti con tale ideale e i concetti fondamentali sono spesso
poco conosciuti. Per tale ragione migliorare la conoscenza della
complessità del tema rispetto alle differenti culture e promuovere
campagne di comunicazione, di educazione e di sensibilizzazione ai
consumi sostenibili sono la strategia da perseguire.”
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