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La bottiglia di gazzosa con la pallina di vetro
dt
Ricordate?. Chi ha i capelli bianchi se lo ricorda certamente. Una volta, fino ai primi anni '60, esisteva la “gassosa con la pallina”.
Si vendevano delle bottigliette di gassose con all'interno una pallina di vetro che si chiudeva ermeticamente con la pressione interna dell'acqua gassata.
Per aprirla bastava fare pressione col dito facendo uscire un po' di gas e la pallina scendeva e così si poteva bere.
Ma i bambini non erano interessati a bere la gassosa, la pallina di vetro era il vero oggetto del desiderio. Così rompevano la bottiglia per prendersi la biglia di vetro e poi andare a giocare al “giro d'Italia”, un circuito fatto con le proprie mani.
Questi bei tempi ce li ha ricordati l'articolo di Davide Paolini apparso recentemente su Il Sole 24 Ore
che noi, qui sotto, ripubblichiamo..
Poi, con una veloce ricerca abbiamo voluto dare ai nostri lettori anche la storia di due aziende, le più conosciute nel settore: Di Iorio
(nata
nel 1896 e presente all'estero
in Germania, Belgio,
Francia, Austria
e nei Paesi d'oltreoceano)
e Abbondio
(900
mila euro di fatturato e
produce gazzose e limonate
dal 1889).
Buona lettura.
La biglia nella bottiglia
di Davide Paolini
Chi l'avrebbe mai detto che negli anni dell'impero Coca Cola e Mc Donald's sarebbe riemersa la civiltà del chinotto, sotto le forme di una bottiglia con la biglia? Chi era costei, Carneade ? Così giustamente potrebbe reagire un lettore giovane o meno giovane ma che non ha mai bevuto una gazzosa d'antan (o alla maniera del bar sport: gassosa) oppure non ha mai visto, magari nei mercatini di modernariato, la famosa bottiglia con la pallina, dove, qualche tempo fa finalmente sono riuscito a catturarne una per avere una testimonianza.
Non si tratta di un'invenzione, ahimè, made in Italy, è come lo fosse perché ha segnato per alcune generazioni un'era di consumo povero, quasi a indicare per molti una ricerca a mangiare e bere l'infanzia. Oggi nell'era della sazietà non è più così perchè i segni non sono più distinguibile, si dilatano troppo velocemente. Le bevande cambiano rapidamente nei sapori, variano nei colori, si differenziano nel packaging finendo poi nel dimenticatoio; i prodotti dolci, quali gli snacks, vengono prima lanciati, poi sotterrati dalle campagne pubblicitarie dalle aziende, sempre tese al nuovo che avanza.
Certo non muore la Nutella quasi a mostrare mille vite, ma dagli anni `70 in poi nulla o quasi resta nella memoria. Siamo ostaggi del marketing, pronto a svegliare nei consumatori il diorama di nuovi gusti per mixare al meglio i fattori di produzione.
La bottiglia con la biglia ha oltre cent'anni perché il suo inventore, Hiram Codd, varò il primo esemplare, in Inghilterra nel 1872, per chiudere ermeticamente le bibite usando la pressione della gasatura. Aziende storiche nella produzione della gazzosa, quali l'abruzzese Di Iorio, tuttora in grande effervescenza specialmente nell'export di bevande (tra cui il raro rabarbaro analcolico), conservano tuttora, come cimeli, le vecchie bottiglie con la pallina.
Un'altra, azienda storica anch'essa, Abbondio di Tortona, invece sfida, con grande coraggio, rimettendo sul mercato, dopo decenni, la gazzosa dall'originale sistema della chiusura a biglia, con una tecnologia certamente più nuova rispetto a quella usata da Codd.
Anche il packaging è nuovo, ma il contenuto è sempre gazzosa bianca, tradizionale oppure c'è anche in versione chinotto. Insomma c'è qualcosa di nuovo anzi di antico che permette di gustare tranquillamente, sorseggiando alla bottiglia lentamente, quasi con l'impressione di durare di più.
Certo anche l' azienda Abbondio con la gazzosa verde e rossa (e altri prodotti senza la biglia) concede molto la marketing, usando i colori come richiamo, così come si può vedere nell'offerta delle zuppe di That's amore, quasi a voler differenziare il mondo dei consumatori in nostalgici e futuristi. Non a caso l'attentato colorato a piazza Navona è stato appunto definito “futurista”. Ma a ben guardare la gazzosa e il chinotto sono bevande che sarebbero piaciute a Marinetti perché sono autarchiche: acqua gassata e limone , chinotto (il frutto) non pesano certo sulla bilancia commerciale.
Un revival di sapori non globalizzati è alle porte non ci sono dubbi, le diversità saranno sempre più presenti sebbene i mercati siano dominati da oligopoli o monopoli delle bevande, ma fino ad oggi mancano aziende coraggiose nel fare ricerca, senza mettersi sempre in mano di coloro che creano e impongono il gusto. Per fortuna ancora il marketing di mangiare l'infanzia è da inventare!.
Torneranno la spuma, la sanguinella, l'orzata? Oppure resteranno “consumi privilegiati” in qualche bar di provincia, dove i ritmi sono ancora lenti, magari con il vuoto a rendere?
Da Il Sole24ore (domenicale) dell'11 novembre 2007
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