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Porto l'acqua al mio mulino (bianco)
(Intervista a Guido Barilla a cura di Alessandro Carollo, da MF-Milano Finanza)
Sabato 9 dicembre MF-Milano Finanza ha regalato ai suoi lettori un'edizione speciale per festeggiare i primi venti anni del settimanale. Un numero con tutte le classifiche di performance dal 1986 al 2006 e con un inedita chiave di lettura del prossimo futuro, grazie alle previsioni di 19 Big dell'economia e della finanza, che hanno spiegato quali saranno gli scenari relativi alla nostra vita e al nostro denaro.
Fra le testimonianze, quelle di Carlo Azeglio Ciampi e Diego Della Valle, di Gianluigi Gambetti e Gian Maria Gros-Pietro. Noi, qui sotto ripubblichiamo, l'intervista a Guido Barilla, che si sofferma sul futuro dell'importante gruppo alimentare italiano.
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ALIMENTARE : L'approdo sotto le tranquille ali di un colosso multinazionale non è una prospettiva che lo
alletta.
Guido Barilla è convinto che i gruppi come il suo abbiano un gran futuro. Anche
senza l'aiuto della politica, attenta solo ai prodotti di nicchia.
Porto l'acqua al mio mulino (bianco)
Il food and beverage, come è definito in tutto il mondo, è il settore industriale dove c'è ancora stabilmente un'eccellenza italiana. Ciò nonostante non esiste un colosso che possa vantare la prima o seconda posizione al mondo nel settore, come per esempio possono multinazionali svizzere,olandesi o francesi.
Nel corso degli anni '90, poi, molti brand italiani sono stati acquistati da colossi esteri, anche se il processo di integrazione spesso non ha funzionato, e alcune marche sono rientrate in Italia.
Come si presenta il futuro per questo settore, allora? Le dimensioni relativamente ristrette prefigurano un inevitabile annessione alla Nestlé di turno? Milano Finanza lo ha chiesto a Guido Barilla, l'esponente di punta dell'eccellenza industriale del settore in Italia.
D. L'alimentare è considerato da tutti come una delle bandiere del made in Italy nel mondo. Come mai, però, pur avendo colossi come Barilla e Ferrero, non ci sono gruppi italiani che hanno raggiunto livelli dimensionali paragonabili ai colossi mondiali come Nestlé, Unilever o Danone?
R. Una delle costanti di tutti i governi italiani, dal dopoguerra ad oggi, è stata quella di tutelare la produzione agroalimentare italiana intendendola però come economia rurale, come civiltà contadina. Ci sono ancora molti piccoli produttori che però non possono costituire una forza economica di peso per un paese industrializzato. Purtroppo la politica italiana, più attenta al presente che al futuro, non ha mai affiancato alla giusta tutela dei piccolo produttori autarchici o di nicchia un interesse e un supporto allo sviluppo del prodotto alimentare industriale, che invece dovrebbe rappresentare la vera forza economica. E' ingenuo credere, quindi, che in campo alimentare il made in Italy possa costituire una forza, se non si appoggia alla capacità di fare
sistema e se non si abbandona la retorica legata ai prodotti di nicchia.
D. Secondo lei riusciranno a sopravvivere nel prossimo decennio senza essere fagocitati gruppi come il
vostro o Ferrero?
R.La possibilità di restare indipendenti e di continuare a crescere da soli dipenderà dalla nostra capacità di attrarre professionisti competenti, dedicati e affezionati a un progetto imprenditoriale. Il futuro per le nostre aziende dipende dalla forza della squadra e dal coraggio che l'imprenditore avrà di investire in nuove avventure. Noi siamo determinati ad andare avanti su questa strada continuando a fare innovazione e sviluppo, in Italia e all'estero.
D. E per sopravvivere sarà necessario finire nelle mani di qualche grande fondo di private equità o
quotarsi in borsa.
R. Barilla è un'azienda che nel 2007 compirà 130 anni nel rispetto del binomio tradizione-innovazione, avendo al timone sempre la stessa famiglia arrivata oggi alla quarta generazione. Il gruppo Barilla resterà una company privata: non abbiamo bisogno di trovare sul mercato le risorse finanziarie necessarie alla crescita. Proprio il fatto di essere un'azienda familiare ci consente, tra l'altro, di ragionare in termini di investimenti di lungo periodo senza sottostare alle logiche di short termism tipiche delle public company.
D. La Barilla del 2020 sarà la stessa di oggi, opererà negli stessi settori o cercherà altre strade per
diversificare? Restando sempre nell'alimentare o esplorando anche settori diversi?
R.Barilla è un'azienda con una forte identità e competenza nel settore dei prodotti a base grano destinati alle famiglie. Le sfide che ci aspettano in futuro saranno quelle di saper comprendere gli stili di vita e i bisogni delle persone aiutandole a vivere meglio attraverso un'alimentazione equilibrata con prodotti di qualità superiore e accessibili a tutti.
D. L'orizzonte dell'industria alimentare italiana ed europea nei prossimi anni deve essere limitato al
Vecchio Continente o spaziare in tutto il mondo?
R.L'Italia ha un forte credito all'estero, soprattutto nei prodotti alimentari e con forte valenza gastronomica, che ci deriva dalla tradizione e dalla qualità. In Europa solo i francesi possono dire altrettanto. La differenza tra noi e loro è i Sistema paese. E' su questo che noi dobbiamo scommettere per tentare di esportare il nostro modello. Barilla, dal canto suo, ha da sempre una naturale propensione a uscire dai confini nazionali guardando all'estero: non solo l'Europa ma anche l'Asia e le Americhe. Basti pensare che negli Stati Uniti siamo oggi, a soli dieci anni dal nostro ingresso sul mercato, il marchio leader. Tutto questo grazie a un impegno costante nella diffusione della cultura gastronomica italiana: non si tratta solo di insegnare ad amare la pasta ma anche di diffondere un modello di alimentazione sano ed equilibrato come quello mediterraneo.
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