|
La
due giorni milanese dello Iab Forum 2010
Mille
milioni di euro spesi in pubblicità online
con un tasso di crescita
del 15 per cento in un anno
Ma
solo il 12% del settore alimentare pianifica investimenti su internet
Chris
Anderson: “Il
web NON è morto. Lunga vita a internet”
Milano
5 novembre 2010.
Si è conclusa ieri a Milano la due giorni dello Iab
Forum 2010, l’evento sull’advertising online svoltosi
nell'elegante Mic (Milano Convention Center) di Fieramilanocity.
Nella prima giornata la
notizia più importante è stata data dal guru della cultura
digitale, il tech evangelist Chris Anderson.
'Il Web è morto'.
Chris Anderson, arrivato a Milano
direttamente da Berkeley e, dopo una stretta di mano a Biraghi e Pavone, salito sul palco con in mano una copia
della rivista Wired, e l'iPad, annuncia
subito: "Scusate per la mia cover di Wired di questa estate dove
scrivevo 'Il Web è morto'. Era solo una provocazione perchè quello
che volevo dimostrare è che l'interesse verso il Web si sposterà
sempre più verso le applicazioni, i social network, il gaming,
l'interattività, il cinema on demand. Si vengono a formare
in questo modo due mondi separati, il Web aperto, simboleggiato da
Google, e quello chiuso dove troviamo Facebook, Linkedin, aree
riservate in cui Google non ti riesce a portare".
Un sospiro di sollievo, perchè
“il Web
non è morto”, ha pervaso la sala gremita da diecimila iscritti
Iab e fans del web.
Poi
il guru americano, autore di best seller per gli appassionati di
internet come "Long tail" e "Free", con il suo
iPad in mano ha ricordato qual è stato secondo lui il colpo di
genio di Apple: "Hanno creato un prodotto e
delle applicazioni che racchiudono semplicità, bellezza e contenuti.
Ovvero quello che tutti desiderano dalle nuove tecnologie".
Chris Anderson ha anche
spiegato che “la bellezza”
consiste nella “semplicità”
come dimostrano il design di iPhone e iPad.
Ancora una
domanda, si è posta il padre di Wired nel suo intervento:
"Dove va il tempo arriva il denaro". Questo
in termini di consumi pubblicitari significa: se passiamo mediamente
un'ora sull'iPad e tre minuti sul Web, è evidente che il primo sarà
quello in grado di guadagnare di più.
Americani ed
europei somigliano nel consumo di Internet? No. I numeri che mostra
Anderson parlano chiaro: "In Europa il consumo di Web
rappresenta il 44% del totale, mentre negli Usa declina il puro uso
della rete e crescono invece sensibilmente contenuti come streaming
video e gaming". Il futuro prospettato dal direttore di Wired in
sostanza punta tutto sui contenuti e sulle applicazioni. Non basta
più offrire il viaggio nella prateria, bisogna costruire su questa
distesa di terra dei luoghi di sosta che siano così attraenti da
convincere l'utente a pagare il biglietto d'ingresso.
Binaghi:
Mille milioni di euro spesi in pubblicità online in
un anno.
E proprio su questi aspetti si è
sviluppata la relazione introduttiva presentata da Roberto Binaghi,
neopresidente di Iab Italia e vicedirettore generale di Manzoni, con l'ausilio
di Layla Pavone,
presidente onorario di Iab
Italia.
Roberto Binaghi con grande precisione e bravura ha
illustrato alla platea dati interessanti che
dimostrano che tutta l'on-line è in crescita.
Mille milioni di euro spesi in pubblicità online con un tasso di
crescita del 15 per cento in un anno, fiore all’occhiello di un
settore che altrove (nell’editoria cartacea, in tv) non ha avuto
tanto successo.
Tra i clienti che pianificano gli investimenti su internet il
settore alimentare è in basso alla classifica generale dei clienti
attivi con solo il 12%.
I protagonisti del web sono i vecchi e nuovi banner come quelli
video, la pubblicità nei social media, la frontiera delle inserzioni
su smartphone, iPad e dispositivi mobili in generale, i video virali
che raccontano una storia ma insieme presentano il messaggio
dell’azienda di turno. Buone notizie, anche se pur sempre
inferiori rispetto a Stati Uniti e agli altri Paesi anche europei
(come la Gran Bretagna) rispetto ai quali l’Italia si muove bene,
ma in forte ritardo.
Se spot in televisione e inserzioni pubblicitarie su carta
quest’anno iniziano a riprendersi solo timidamente (secondo i dati
Nielsen la crescita sarà del 3,2 per cento), internet crescerà
invece a velocità tripla: «Il giro d'affari internet varrà mille
milioni, che rappresentano l’11 per cento di quota di mercato sul
totale della pubblicità in Italia. Per i prossimi tre anni si potrà
crescere fino al 50 per cento e a fine 2013 ci sarà un mercato
internet da 1.500 milioni», precisa Binaghi.
Ma
c'è anche l'altra faccia della medaglia: l'Italia che sta ferma.
Wired Italia lancia la sfida
““Sveglia Italia. Banda Larga”.
Ma
basta la copertina di Wired per svegliare l'Italia?
Chi
ha invece voluto mettere subito il dito sulla piaga e sul grave
ritardo dell'Italia in questo settore è stato l'editoriale di Wired
Italia
(una copia della rivista era stata messa su tutte le sedie della sala
Convegni) dove spiccava un editoriale del direttore, Riccardo Luna,
con un titolo esplicito: “Sveglia
Italia. Banda Larga e (non il Ponte sullo Stretto) è l'unica Grande
Opera per far correre il Paese. Prediamoci la Rete”.
“Nel
posto dove vogliamo andare -ha scritto Luna- non abbiamo bisogno di
strade, o di ponti sullo Stretto, ma di autostrade dell’informazione.
Di una grande Internet che colleghi davvero tutta l’Italia,
compiendo una nuova unità 150 anni dopo: il Nord e il Sud, i ricchi
e i poveri, i giovani e gli anziani. Quelli che sanno cos’è
Internet e quelli che non hanno ancora capito. Un’unica Rete
che ridistribuisca opportunità e speranze, mettendo in relazione
progetti e conoscenze. Premiando i più bravi invece dei più
raccomandati. Creando ricchezza. Quella che oggi sembra sparita, non
solo dai nostri portafogli, ma dai nostri sogni. Il resto del mondo
corre e in questo posto chiamato futuro ci sta già andando con
convinzione. Beati i bambini nati a Singapore o a Seul, ma anche
in Finlandia, perché i loro orizzonti sono più larghi. Fra qualche
anno faticheranno di meno a trovare un lavoro perché sapranno
crearselo mettendosi in Rete con gli altri e saranno a loro agio in
un grande pianeta connesso. Noi invece siamo fermi, immobili.
Indifferenti. Nel migliore dei casi in attesa che qualcuno ci regali
quello che in altri paesi è già un diritto fondamentale. Ma è
venuta l’ora di prendersela, questa cosa.
Sveglia,
Italia! Facciamoci la Rete.
Non aspettiamo più il governo che non è stato capace di spendere
qualche milione per portare un collegamento minimo a chi oggi non ha
nemmeno quello: quasi sei milioni di persone sono ogni giorno escluse
senza un vero perché”..........
Per
leggere tutto l'articolo clicca qui.
Durante
la due giorni, tra dibattiti e forum, si è anche discusso di come rilanciare la discussione
online a favore della liberalizzazione del Wi-Fi,
chiedendo l’abolizione del decreto
Pisanu (il
direttore di Wired Riccardo Luna si è detto scandalizzato per una
dichiarazione di Pisanu che in una intervista ha detto di non capire
nulla di tecnologia!!),
che impone la registrazione dei dati di chi accede a una rete
wireless e contro il quale è stato depositato da qualche giorno in
parlamento un disegno di legge.
Con questo obiettivo Enter, presente
in fiera nella duplice veste di socio dello Iab Forum e di Aiip
(associazione italiana Internet provider), ha lanciato la campagna
"Libera il Wi-Fi in Italia", cui è possibile aderire via
Facebook o Twitter.
Inoltre
nella
prima giornata del Forum
è intervento anche il sociologo Domenico
De Masi, attento
conoscitore del mercato del lavoro, che ha
illustrato un decalogo, definito i dieci
trend del 2020.
|