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Tolleranza
zero verso gli astemi
di
Camillo Langone
Ringraziamo
Camillo di averci concesso la pubblicazione di questo articolo apparso
oggi sul quotidiano Il Foglio (2 settembre 2009).
E’
ora di farla finita con questi astemi, astenici dell’anima, nemici
della vera religione, disfattisti, anti-italiani, distruttori del
paesaggio, con questi puritani, proibizionisti, igienisti, con questi
collaborazionisti della Mecca. Emanuele
Scafato, che si vanta di essere direttore dell’Osservatorio Alcol,
insomma uno che passa il tempo a sentirci l’alito, dice che
“l’unica sicurezza è non bere”. Scafato è un signore coerente
infatti prende soldi dall’Oms, la famigerata organizzazione
abortista per la quale l’unica sicurezza è non nascere. Certo: chi
non nasce non rischia di morire e chi non rischia di morire non
rischia nemmeno di bere, sai con la pillola ru486 quanti alcolisti in
meno.
Ho
scoperto che Scafato è nato a Taranto come don Giuseppe Russo,
il prete nemico dell’Incarnazione, il committente di Fuksas. Non
sarà un caso che ascoltando entrambi si percepisce lo stesso
retrogusto nichilista, il profumo di astrazione, l’odio astringente
per la bellezza. Secondo me è colpa della cattiva qualità del
Primitivo che negli anni Settanta-Ottanta veniva chiamato “mier
tuost” (vino tosto, duro, pesante, una martellata alle ginocchia).
In seguito il rosso tarantino, sottratto ai contadini e affidato agli
enologi, migliorò nettamente ma ormai Scafato e Russo erano lontani,
il momento magico dell’educazione al bere passato per sempre.
Impossibile diventare proibizionisti a Ischia o a Siena o ad Alba:
invece a Taranto poteva sembrare allora perfino necessario,
addirittura giusto. Un astemio trentenne, cresciuto nel pieno del
rinascimento che nei Novanta ha risollevato il vino italiano non ha
scuse, è un mostro, mentre Scafato che di anni ne ha cinquanta può
darsi che sia semplicemente un uomo poco aggiornato, come capita a
molti suoi coetanei troppo legati alla realtà ormai obsoleta della
propria giovinezza.
Adesso
devo motivare, pur non avendo nessuna voglia di farlo: mi piacerebbe
che con me bastasse l’ipse dixit, come con Aristotele, e invece mi
tocca spiegare perché gli astemi e ancor più gli astemisti (coloro
che non si limitano a non bere ma vorrebbero pure che nessuno
bevesse) sono nemici della vera religione. Immagino che Scafato, con
la compagnia maltusiana che si ritrova, ignori i sacramenti a
cominciare dalla comunione, la cui forma originale e splendida è
nelle due specie: pane e vino. In Italia centinaia di migliaia di
cattolici appartenenti al Cammino Neocatecumenale si comunicano ogni
domenica in questo modo e rischiano di venire discriminati in blocco:
ciò che per loro, e per me, è il Sangue di Cristo, per le leggi che
incombono è veleno che impedisce la guida.
Quindi
visto lo stato pietoso dei trasporti pubblici si potrebbe comunicare
apostolicamente solo chi abita in zona pedonale o possa permettersi
di andare a messa in taxi. “L’alcol è di per sé una sostanza
tossica e dannosa” proclama Scafato. Di per sé ovvero in
qualsivoglia quantità.
Prima
cercavo di giustificare quest’uomo ma adesso non ci riesco più,
qui non c’entra il Primitivo cattivo, costui è un empio, un
anticristiano, avrà letto il Corano al posto del Vangelo: il primo
miracolo di Gesù è la moltiplicazione del vino, non del crodino, e
secondo la logica perversa di cui sopra il Figlio di Dio è un
avvelenatore. Ogni Santo, si sa, è bevitore, da Joseph Roth a
Ignazio di Loyola (“Sanguis Christi, inebria me”) e i Papi non
sono da meno.
L’amato
Ratzinger ha detto in una bella omelia:
“Il vino esprime la squisitezza della creazione, ci dona la festa
nella quale oltrepassiamo i limiti del quotidiano. Così il vino è
diventato immagine del dono dell’amore, nel quale possiamo fare
esperienza del sapore del Divino”.
E
non mi vengano a dire che la faccenda potrebbe essere risolta cenando
francescanamente con Sorella
Acqua, “utile et umile”.
San Francesco era un digiunatore non un buongustaio, l’acqua è
utilissima durante il giorno, lontano dai pasti, e non fa danni se
assunta mentre si mangia lattuga, cetriolo, pomodoro crudo, ma col
formaggio e la carne è pericolosa, ti si pianta tutto sullo stomaco.
In particolare il maiale esige il vino e il proibizionismo insieme ai
vignaioli metterà in crisi allevatori e salumieri, favorendo
viceversa la nota multinazionale di Atlanta e gli imam, il
puritanesimo americano e l’espansionismo arabo uniti nella lotta
contro l’Europa e le sue radici. La vittoria dei nemici dell’alcol
favorirebbe infine i palazzinari: se le colline di Valdobbiadene e di
Montalcino sono ancora meravigliose lo si deve alla vite, unico
argine al cemento e al niente. Perciò da oggi tolleranza zero verso
gli astemi, aridi tarli della nostra civiltà.
Camillo Langone
(18 agosto 1962) è un bravo scrittore oltre che giornalista ironico
e graffiante.
Di origine lucana,
vive da alcuni anni a Parma. Scrive di enogastronomia su Il Foglio
(la pagina di Maccheronica) e di letteratura su il Giornale.
Per il Foglio cura la
recensione delle messe celebrate nelle chiese italiane da cui è
stato appena pubblicato un libro “Guida alle messe”.
Sempre
su Il
Foglio
scrive ogni giorno una "preghiera quotidiana", ossia un
breve intervento critico su argomenti di politica, cultura o morale,
presentato sotto forma di preghiera alla Madonna o a un santo. Ha
pubblicato numerosi libri.
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