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I
Locali dell'Unità d'Italia
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Uscita
la Guida 2011 Locali storici d’Italia: 12 nuovi ingressi e,
in
onore al 150° dell’Unità d’Italia, un omaggio particolare ai 35
locali che,
durante il Risorgimento, vissero episodi
dell’unificazione
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Milano
31 maggio 2011. Un
gelato nella sala del Fiorio di Torino dove nel 1821 si tramò per
avvelenare Carlo Alberto. Una cena romantica al tavolino dove ogni
giorno sedeva Cavour al Cambio. A tavola nel fortino antisaraceno del
Bai di Genova o a Palermo alla Focacceria San Francesco, soste di
Garibaldi nel 1860 durante l’impresa dei Mille. Una notte al Des
Iles Borromées di Stresa, creato dal patriota che portò in barca
Bixio all’assalto di Laveno. Oppure al Royal Victoria di Pisa, che
ospitò gli scienziati della prima cultura unita italiana. Al
Ristorante Corona di San Sebastano Curone, il proprietario era il
cuoco-bersagliere del generale Lamarmora in guerra di Crimea. E un
caffè che profuma di 1848 al Florian, sui velluti che diedero
conforto agli insorti di Manin; al Pedrocchi, dove scaturì
l’insurrezione contro l’Austria; al Renzelli ch’era anima
cosentina dei moti antiborbonici. Per finire allo Stoppani, che vide
scrivere il plebiscito d’annessione di Bari allo Stato unitario nel
1860.
E’
solo l’assaggio degli episodi risorgimentali, di cui molti inediti,
dei quali si fregia l’edizione “Tricolore” 2011 della Guida
Locali storici d’Italia che, in omaggio al 150° anniversario
dell’Unità d’Italia, quest’anno rende particolare onore ai
trentacinque locali storici che vissero momenti del processo di
unificazione nazionale.
Un onore reso anche attraverso il primato “I
più Unità d’Italia”, pubblicato a fine Guida e anche sul sito
www.localistorici.it.
Giunta
alla 35esima edizione, la Guida Locali storici d’Italia presenta un
itinerario turisticoculturale davvero speciale attraverso i 232 più
antichi e prestigiosi alberghi, ristoranti, pasticcerie, confetterie,
grapperie e caffè letterari che hanno fatto la storia del nostro
Paese e che conservano ambienti, atmosfere, arredi, cimeli e persino
prodotti di ineguagliabile fascino e gusto. Quasi 100 locali
conservano anche la stessa famiglia al timone, da 2 a 7 generazioni.
Quest’anno
sono dodici le nuove scoperte di altissimo valore storico e grande
prestigio, due delle quali anche risorgimentali, che compaiono nella
Guida.
Eccole.
A
Firenze l’Hotel
Tornabuoni Beacci, del
1870, erede della mitica omonima pensione al
quarto piano del nobile palazzo Strozzi del Poeta, di proprietà
della Famiglia Bechi da due generazioni, amata da Steinbeck, che
conserva ambienti e arredi dal 1800 agli anni Trenta; legato
all’Unità d’Italia il Grand Hotel Cavour,
del 1865, proprietaria
Angelica Bucalossi, che fu l’albergo dei deputati quando Firenze
divenne capitale, dove alloggiava il secondo presidente del Consiglio
del Regno d’Italia Bettino Ricasoli. Ancora Unità d’Italia per
l’Antico Caffè Dante Ristoratore di Verona,
del 1837, diretto da Alessandra Veronesi,
dove si possono ammirare i medaglioni dedicati ai grandi patrioti,
dipinti per rivendicare l’italianità contro l’Austria: era
centro politico e culturale della città, lo frequentarono
Pindemonte, Zanella, Barbarani, Simoni, Mascagni e Lombroso.
Il
mitico Babington’s Tea Rooms di piazza di
Spagna a Roma, del 1893, alla guida Chiara
Bedini e Rory Bruce, quarta generazione di una delle due fondatrici,
è la sala da tè più inglese d’Italia, perfettamente conservata,
dove sostavano Palazzeschi, Fellini, la Bergman e dove provare le
oltre 30 miscele di tè create per l’acqua di Trevi. L’Antica
Osteria Crotto del Sergente, del
1880, proprietario Massimo Croci, l’ultimo
crotto di Como,
immerso tra alberi secolari, conserva la bella sala a volta rivestita
di mattoni ricavata dall’antica cavità nella montagna, un tempo
utilizzata per conservare cibi e vini, l’antico portone con
incastonate monete d’epoca e l’antica ghiacciaia.
L’Osteria
Enoteca al Brindisi di Ferrara, del
1435, titolare Federico Pellegrini, alla
seconda generazione, è la più antica osteria del mondo, certificata
dal Guinness: la frequentavano Cellini, Tiziano, Tasso, Ariosto e
Copernico, che abitava nelle due stanze che oggi sono sale al primo
piano.
La
Pasticceria Svizzera Vital Gaspero di Genova,
del 1910, direttore
Stefano Becchetti, tutta originale, testimone delle pasticcerie
svizzere che, tra Otto e Novecento, portarono dal Cantone tedesco i
sapori della pasticceria mitteleuropea e misero in crisi le storiche
confetterie della Superba. In provincia di Genova, a
Neirone, la Trattoria Del Pippo da Ugo, del 1902,
guidata da Giuseppe Corsiglia, quinta generazione delle due famiglie
fondatrici, è tra le ultime antiche trattorie dell’immediato
entroterra ligure e della loro tradizionale cucina; conserva la
storica saletta a piano terra arredata anni 1930 dove Gilberto Govi,
fondatore del teatro dialettale genovese, elogiava i ravioli. Il
Ristorante La Botte di Monreale (Palermo),
nato nel 1929 dalla rivendita di vini di una
nobile famiglia, è divenuto regno di alta cucina grazie a due
generazioni della famosa stirpe di maestri-chef siciliani Maurizio e
Salvatore Cascino; amato da Fracci, Del Monaco, Nazzari, Gigli e
Tebaldi, conserva struttura e arredi dell’antica mescita. L’Antica
Trattoria Al Gallo, dal 1909 istituzione di Ravenna,
proprietario e direttore Francesco Turicchia, terza generazione del
fondatore, è un vero gioiello Liberty, dalla palazzina, alle
vetrate, alle suppellettili, un tempo sosta della mitica 1000 Miglia;
qui sono passati Dubcek, Rostropovich, Montalban; il maestro Muti è
assiduo. A Venezia, l’Hotel Al Sole, del
1931, proprietario Girolamo Marcello e
direttore Antonio Calella, ha sede nel cinquecentesco palazzo
Marcello, nato come albergo riservato al corpo diplomatico, con una
rivendita di vini a piano terra; ha ospitato la Regina del Belgio e
Robert De Niro e conserva ambienti e arredi con un fascino e uno
stile unici. Al Lido di Venezia, l’Albergo
Quattro Fontane, del 1850, proprietari e
gestori Pia e Bente Bevilacqua, chalet fiabesco, sorto dove era il
cinquecentesco “casino” per gli incontri della nobiltà, opera
anche del Palladio; nell’Ottocento era un’osteria, frequentata e
ricordata dal poeta vittoriano Robert Browning; guidato dalla stessa
famiglia dal 1954, conserva antiche strutture e una straordinaria
collezione di arredi d’epoca.
Edita
dall’Associazione Locali storici d’Italia, libero sodalizio
culturale nato nel 1976 e presieduto da Giuseppe Nardini di
Bassano, la guida – 264 pagine bilingue italiano-inglese – è
illustrata dal pittore Gianni Renna e diretta da Claudio
Guagnini.
La
Guida Locali storici viene distribuita gratuitamente
dall’Associazione a chi ne fa richiesta, con il solo contributo
delle spese postali ed è disponibile presso i locali associati.
L’Associazione
Locali storici d'Italia, editrice della Guida, è un sodalizio
culturale senza scopo di lucro con il patrocinio del Ministero per i
Beni e le Attività Culturali che, da 35 anni, promuove con
appropriate iniziative editoriali, culturali, turistiche la
valorizzazione e la tutela degli antichi locali - alberghi,
ristoranti, bar, caffè, pasticcerie, confetterie - che hanno almeno
70 anni di vita e acquisito fama e rinomanza storica attraverso
avvenimenti e soste di personaggi celebri.
I
Locali storici d’Italia sono su Internet agli indirizzi
www.localistorici.it, www.localistorici.com,
www.historicalplaces.com.
Le
segnalazioni di locali storici italiani non ancora indicati nella
Guida, possono essere indirizzate a: Associazione Locali storici
d’Italia, via Tarchetti, 3 – 20121 Milano – Tel. 02 653109 – Fax 02
6590044 –
E-mail:
info@localistorici.it.
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