La versione definitiva della ricerca sull'economia italiana ITALIA - Geografie del Nuovo Made in Italy, realizzata da Fondazione Edison e Symbola

 

Symbola, Fondazione per le Qualità Italiane

 

Fondazione Edison

Marco Fortis

"All'ombra del Pil c'è un'Italia che può sorridere" (dal Sole 24 Ore del 9 ottobre 2009)

 

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Relazione di Luca Cordero di Montezemolo 7 ottobre Roma a

Italia Futura

 

L'Italia è un paese bloccato. Muoviamoci! Introduzione e obiettivi del lavoro

di Irene Tinagli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il made in Italy e la crisi: un viaggio nell'Italia in ripresa

secondo una ricerca di Symbola e Fondazione Edison


ITALIA: Geografie del nuovo made in Italy”:

ITALIA- Industria, Turismo, Agroalimentare, Localismo e sussidiarietà, Innovazione tecnologia, Arte e cultura



Ermete Realacci, Alberto Meomartini e Umberto QuadrinoMilano, 7 ottobre 2009. In una sala affollata di esponenti della New economy e della Green economy, si è svolta stamane nel palazzo dell'Assolombarda a Milano la presentazione di “ITALIA,Geografie del nuovo made in Italy”, una ampia ricerca curata da Symbola, Fondazione per le qualità italiane e da Fondazione Edison.


A fare da padrone di casa Alberto Meomartini, presidente Assolombarda, che ha presentato i relatori:

Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola e presidente onorario di Legambiente, Umberto Quadrino, presidente Fondazione Edison e Amministratore delegato Edison, Marco Fortis, Vice Presidente Fondazione Edison e Fabio Renzi, segretario generale Fondazione Symbola.


Come sta affrontando questa fase economica il made in Italy? Quali sono gli elementi di forza su cui stiamo puntando per uscire dalla crisi? Quali sono i settori strategici per il futuro del Paese?.

La ricerca ha cercato di rispondere a questi interrogativi cogliendo nelle caratteristiche del nostro sistema produttivo, le radici di una scommessa sul futuro.


Primo dato: l’Italia, nel recente rapporto del WTO e dell’UNCTAT, risulta essere seconda dietro la Germania tra i 10 paesi più competitivi nel commercio mondiale in 14 macrosettori e, in particolare, detiene la prima posizione nei settori del tessile, dell’abbigliamento e della pelletteria.


Da qui un'aria di ottimismo che ha fatto da cornice alle varie relazioni con il significativo titolo della ricerca: L'Italia va meglio di quanto si creda.


Ermete Realacci, dopo aver chiarito che non ama “il dibattito tra pessimisti e ottimisti”, ha precisato che l'Italia pur con molti punti di debolezza ha moltissimi punti di forza che ha racchiuso in uno slogan “l'Italia è forte nella crisi se fa l'Italia”. Ed, ha insistito, deve accettare la sfida della “grande potenzialità della green economy e della qualità”. “Produciamo il 40% in meno del vino rispetto alla metà degli anni '80, ma il valore dell'export -ha sottolineato Realacci- è quadruplicato raggiungendo i 3,5 miliardi di euro. Tutto merito di una scelta di Qualità”.


La ricerca “ITALIA” è stato un viaggio in un’Italia che si è rafforzata proprio puntando sulla qualità. “Si delinea -così ha affermato Fabio Renzi- l’immagine di un Paese che non sta crollando nel corso dell’attuale gravissima crisi mondiale, Ermete Realaccicome dimostrano le minori difficoltà delle nostre banche, la tenuta dei consumi delle famiglie italiane (in crescita dello 0,3% nel secondo trimestre 2009), il più basso tasso di disoccupazione dell’Italia a giugno 2009 rispetto agli altri grandi Paesi UE e agli USA, nonché il minor calo dell’export dei nostri distretti industriali nel primo semestre 2009 rispetto all’export di Germania, Gran Bretagna e Francia. E’ un’Italia che potrebbe essere, assieme alla Francia, uno dei primi Paesi ad agganciare la ripresa, come prevedono da alcuni mesi gli indici anticipatori dell’OCSE”.

 

Superare la crisi,” -ha precisato Ermete Realacci- “è una sfida che l’Italia può vincere se saprà cogliere nelle caratteristiche del suo sistema produttivo le radici di una scommessa sul futuro. C’è ampia convergenza sui nostri problemi a cominciare dall’enorme debito pubblico, dalla distanza che separa il nord dal sud, dagli scarsi investimenti pubblici nella ricerca, da un apparato burocratico spesso inconcludente, dall’abnorme presenza della illegalità in molti campi. Molta meno sulla nostra forza. Eppure c’è un’Italia che come ci tratteggia chiaramente la ricerca che presentiamo oggi, vince e resiste alla crisi perché punta sulla coesione sociale, sull’ innovazione e sulla ricerca, sull’ambiente e la cultura. Tutti elementi che possono rappresentare formidabili fattori produttivi in grado di valorizzare i saperi e i talenti dei territori. E’ un’Italia che ha un grande bisogno di essere messa in rete, raccontata, per quello che è, e di riconoscersi in un progetto comune per essere più forte in un progetto che coinvolge tutto il Paese, che non lascia indietro nessuno, che chiama all’azione imprese, istituzioni, società, politica, persone”.

 

Umberto Quadrino, amministrore delegato Edison Con questa ricerca congiunta, Fondazione Edison e Symbola -ha detto Umberto Quadrino- proseguono nella loro linea di analisi sui punti di forza settoriali e territoriali dell’economia italiana, la cui comprensione è fondamentale sia per rapportarci correttamente con gli altri competitors sullo scenario economico internazionale sia per cercare di capire le prospettive di uscita del nostro sistema economico dall’attuale crisi economica globale.

 

Una crisi che ha evidenziato l’importanza di un ritorno all’economia reale e di una riaffermazione della sua centralità nello sviluppo economico, dopo la “bolla” immobiliare-finanziaria di questi anni e le distorsioni che essa ha generato.

Ed in questa logica l’Italia, -ha concluso Quadrino- nonostante i problemi che essa stessa dovrà affrontare come conseguenza della crisi del commercio internazionale e dell’export, appare ben posizionata per cogliere le opportunità della ripresa, essendo fortemente radicata nella manifattura, nel turismo e nell’agricoltura”.

 

 

Sono molti gli indicatori che dimostrano che l’Italia, grazie alla maggiore solidità e flessibilità del suo sistema produttivo e bancario, nonché al miglior equilibrio finanziario delle famiglie, sta affrontando meglio di altri Paesi l’attuale crisi globale – ha Marco Fortissostenuto Marco Fortis nella sua ampia relazione-. La dinamica del PIL non dice tutto della crisi, anzi rischia di dare informazioni distorte sul reale stato di salute delle economie. Non sono l’Italia, il Giappone e la Germania le economie più in difficoltà nonostante il PIL sembrerebbe dirci questo. Infatti, in questi Paesi la diminuzione del PIL è provocata principalmente dalla abnorme caduta dell’export, che sarà temporanea, mentre altri indicatori più sensibili e significativi, come i consumi delle famiglie o il tasso di disoccupazione vanno molto meglio che nelle economie più colpite, che sono gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Spagna, l’Irlanda, le quali stanno mascherando con l’aumento della spesa pubblica i loro veri problemi strutturali. Gli indicatori ci dicono che l’Italia resta il secondo Paese d’Europa in tutti i tre principali settori dell’economia reale: manifattura, turismo ed agricoltura.

 

L’Italia è l’unico paese europeo così ben posizionato in tutti questi tre settori in termini di valore aggiunto, occupati, surplus commerciale, pernottamenti di turisti stranieri. In particolare nei beni di consumo, che comprendono molti nostri prodotti di successo come abbigliamento, calzature, occhiali, pelletteria ed oreficeria; nonostante le indubbie difficoltà che stanno affrontando questi comparti, rimaniamo, anche negli ultimi 12 mesi dopo lo scoppio della crisi mondiale, il Paese dell’UE con il più rilevante surplus commerciale con l’estero, mentre nei beni di investimento, dove primeggiamo nelle macchine per l’industria e nella meccanica in genere, l’Italia resta invece saldamente seconda nell’UE quanto a surplus commerciale dopo la Germania”.


Ma vediamo nel dettaglio alcuni elementi che raccontano le nuove geografie del made in Italy:

 

Agroalimentare

Nel 2008, l’export ha registrato gli incrementi più elevati (10%), nell’ambito dell’intero sistema produttivo nazionale, accompagnati da una positiva stabilità dei consumi interni.

L’Italia è al primo posto in Europa nella graduatoria dei prodotti Dop e Igp, con 182 prodotti certificati e 62 in protezione transitoria (agosto 2009), seguita dalla Francia con 166, quindi dalla Spagna con 123. I tre Paesi, assieme a Grecia e Portogallo, rappresentano quasi l’80% del paniere complessivo europeo (853 prodotti).

Produciamo il 40% in meno del vino rispetto alla metà degli anni 80, ma il valore dell’export è quadruplicato raggiungendo i 3,5 miliardi di euro. Secondo i dati Ismea, al 31 dicembre 2008 il numero delle denominazioni relative ai vini di qualità sale complessivamente a 477, con 7 nuovi riconoscimenti rispetto al 2007 (5 Docg e 2 Igt). Il gruppo più rappresentativo è quello delle Doc (316), seguite dalle Igt (120) e dalle Docg (41). I dati Ue, aggiornati al 2009, fanno salire la consistenza del paniere della qualità italiana, per le sole Doc/Docg a 434 denominazioni. Rispetto a questi vini, l’Italia è preceduta, nel panorama europeo (che conta complessivamente 1.548 Doc e Docg), solo dalla Francia (490) e supera di gran lunga Paesi come Spagna, Ungheria e Portogallo. Ancora più eccellente può essere considerata la perfomance della regione Piemonte, che da sola sarebbe al quinto posto escludendo l’Italia; ottima anche la collocazione di Toscana e Veneto (ottavo posto).

L’Italia è tra i principali Paesi europei per diffusione del metodo della produzione biologica. Nel nostro Paese opera circa un terzo delle imprese biologiche europee e si colloca un quarto della superficie bio comunitaria.

Da segnalare il settore dell’olio, che si sta orientando verso produzioni a maggiore valore aggiunto, un indicatore di questa tendenza è l’incremento del +43% dei prodotti con denominazioni di origine, pari a 38 denominazioni (Dop/Igp) che sviluppano un valore della produzione agricola di circa 2 mld di euro, garantendo un impiego di manodopera per circa 50mln di giornate lavorative. L’Italia è oggi il primo esportatore di vino al mondo, il comparto assorbe, in particolare, circa il 15% dei volumi scambiati con l’estero. Nel 2008 l’Italia ha prodotto circa 46,3 milioni di ettolitri di vino, più del 2007 (+6%). Il peso della produzione Doc e Igt è rilevante (rispettivamente il 35% ed il 29% della produzione totale). Dagli andamenti del primo semestre, l’Italia dovrebbe confermare nel 2009 la propria leadership sul mercato internazionale in termini di valore aggiunto (prima voce dell’export agroalimentare nazionale), perderà quella sulla quantità prodotta. Questo denota un presidio dell’italia sui vini di alta qualità.


Turismo

L’Italia è al quarto posto nella classifica dei principali paesi del mondo per entrate turistiche e il secondo in Europa, soltanto dietro la Spagna, per numero di pernottamenti di stranieri e il primo per numero di pernottamenti di turisti russi e cinesi.

L’Italia è il primo paese al mondo per numero di siti classificati dall’Unesco nella lista del patrimonio culturale mondiale. Per superficie protetta da parchi nazionali siamo secondi in Europa e quarti per quella tutelata da parchi regionali.


In questa descrizione sulle nostre potenzialità sul turismo è mancata, secondo noi, una disamina sui gravi ritardi che registriamo in questo settore da alcuni anni a questa parte.


In conclusione la presentazione della ricerca ha sottolineato come l'Italia non sia in declino ma se c'è una crisi il problema non è di competitività ma di caduta della domanda mondiale. In conclusione l'Italia va indietro nel manifatturiero ma meno degli altri Paesi del G6.


E ancora una volta quello che salva il nostro Bel paese sono le “4A”: il valore aggiunto di Alimentare-Vini; Abbigliamento – Arredo e Automazione.

 

 

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