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Il Manifesto della
Cucina Nazionale Italiana
scritto da Martino Ragusa
di Flavio Allegretti
Milano 26 novembre
2009. La Cucina Italiana, nonostante si proponga come tra le più
rinomate al mondo, risulta essere priva di identità: innamorata di
se stessa e, a tratti, pure arrogante, pecca di provincialismo o,
peggio, di un’esterofilia ingiustificata, addirittura fastidiosa.
È una Cucina masochista,
quella descritta, che muove la rabbia di chi, invece, crede
fermamente nelle potenzialità della cultura culinaria Italiana.
Martino Ragusa,
prova a porre rimedio a questa situazione: lo fa proponendo un
documento che trova ispirazione nell’amore per la tradizione, nella
consapevolezza delle potenzialità dei prodotti del Territorio.
Medico psichiatra,
gastronomo e scrittore, Ragusa analizza con cura la tradizione
gastronomica dello Stivale, e si espone a favore di un’unità nella
quale, finora, nessuno ha creduto per davvero.
Si mette in marcia e gira
l’Italia da un capo all’altro, entrando nelle cucine dei
ristoratori e in quelle della gente comune.
Respira gli odori della
terra, assaggia le pietanze locali e prova a individuare il filo
invisibile che unisce una regione all’altra, scoprendone limiti e
capacità.
Con grande dedizione e
spirito di collaborazione, si mette al servizio di un’Italia del
cibo che, virtuosa di una forza pari alla propria incoscienza, ha
solo bisogno di credere di più in se stessa.
Il “Manifesto della
Cucina Nazionale Italiana”, vuole essere la risposta concreta a
quanto affermato sopra.
Il libro, redatto in
collaborazione con CIR food ed edito da Aliberti editore,
è stato presentato oggi a Milano, presso il rinomato ristorante
Grani & Braci: l’evento è promosso e curato
dall’agenzia Bluwom, e per l’occasione c’è Martino
Ragusa in persona, che non si sottrae alle domande ed è felice di
sedere accanto a noi giornalisti e spiegarci, mentre assaporiamo
alcune delle portate contemplate nel Manifesto, tutto ciò che
riguarda la sua nuova fatica.
“L’ultimo documento
simile a quello che ho provato a mettere insieme – dice– è
l’Artusi, una vera e propria Bibbia, per chi ha il cibo come
passione”.
“Non ho la presunzione
di paragonarmi a tanto – continua, con un’umiltà che gli
appartiene e, di sicuro, non forza – però era tempo che qualcuno
provasse a proporre una guida attuale, aderente ai nostri giorni e ai
nostri sapori”.
Il Manifesto della
Cucina Nazionale Italiana è una prova concreta del tentativo di
cui ci parla Ragusa, lo capiamo sfogliandolo.
È un testo che, da
subito, ci pare fuori dal comune: una prima parte teorica ne illustra
le volontà e i perché, trasmettendo senza compromessi la
consapevolezza e la passione di chi si è impegnato a realizzarlo.
Seguono, tra
illustrazioni e indicazioni delle tipicità dei territori, trecento e
più pagine di ricette che provano a definire quella che Ragusa
indica come “una cucina etica e sana”. Una fusione, sì,
ma non esotica: il connubio di “saperi e sapori italiani”,
figli delle “numerose eccellenze del territorio”.
“Chi cucina, in Italia,
- conclude l’autore – spesso ha la pretesa di affermare “si
fa così”.
Io non voglio dettare
come si faccia cosa; ma, grazie all’indagine, al lavoro, alla
ricerca e alla collaborazione di amici Cuochi, sono arrivato a
tratteggiare delle linee definite, che propongo nel Manifesto”.
Non sappiamo se il lavoro
di Ragusa avrà il riscontro che, dal nostro punto di vista, si
merita: di sicuro l’Italia, in cucina e non solo, ha bisogno di
coraggio e volontà.
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Il Manifesto della
Cucina Nazionale Italiana
di Martino Ragusa
347 pagine,
Aliberti editore, 2009
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