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da Il Manifesto 11 marzo 2010
Il manifesto vince 1000 Brut e fa le
bollicine
È tempo di premi. Ricordate il titolo
«Indovina chi viene a cena»? Ci aprimmo il manifesto il giorno del
voto che portò l'afroamericano Obama alla Casa bianca. I quotidiani,
ci ripeteva Luigi Pintor, durano un giorno e poi sono buoni per
incartare patate e pesci. Alcuni titoli, però, restano. E' il caso
del «Pastore tedesco», ma anche di «Indovina chi viene a cena»
che martedì sera ha vinto il Premio Ferrari (le bollicine della
pregiata famiglia Lunelli di Trento, non la Rossa di Maranello)
«Titolo dell'anno» dopo aver battuto ai punti, al termine di un
duro confronto tra i membri della prestigiosa giuria, gli altri
titoli promossi alla nomination (rispettivamente del Foglio, del
Corriere della sera, di Repubblica e della Stampa e addirittura un
secondo nostro titolo, «Cemento mori» pubblicato il giorno dei
funerali delle vittime del terremoto de L'Aquila).
Di conseguenza,
mille (1.000) bottiglie di Ferrari Brut finiranno nelle blindatissime
casseforti del manifesto.
Si tratta di un riconoscimento per
noi molto importante. Frizzantissimo. La vittoria assegnata non ad
personam ma all'intera redazione del manifesto è stata annunciata
nel corso di una serata di gala alla Sala d'onore della Triennale di
Milano. Insieme è stato assegnato il premio Ferrari alla «Copertina
dell'anno», vinto dal «Magazine» del Corsera con «Razzismo
2008».
Qualcuno, nella giuria e tra i
promotori del premio, temeva che un giornale come il nostro potesse
essere in mano a un'orda di astemi. Abbiamo rassicurato tutti: tra i
nostri motti c'è sì «potere operaio» ma anche «la vita è
troppo breve per bere vino cattivo».
Riparleremo di questo premio e
soprattutto del prezioso contenuto dei nostri forzieri. Cari lettori
e care lettrici, ci saranno bollicine anche per voi: se volete che
continuiamo a fare titoli memorabili, potrete brindare con noi alla
salute del manifesto. (Lo.C.)
Qui
l'articolo con i commenti
dei lettori de Il Manifesto.
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