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Cari lettori di INformaCIBO,
oggi, con uno strappo alla regola, abbiamo deciso di dare voce ad un libro che racconta, correvano i lontani anni ottanta, un caso di forte ingiustizia che ha colpito un giovane sindacalista, impegnato politicamente con i demoproletari, di nome Luigino Scricciolo. Ha passato 20 anni in carcere, in attesa di giudizio, e poi è stato scarcerato. Il libro racconta l'atroce esperienza umana di una persona incensurata che improvvisamente si trova coinvolta nella malagiustizia.
Il libro è “Diario minimo”; “20 anni in attesa di giustizia” di Luigino Scricciolo, Editore Memori, pp. 173, euro 14
Ripubblichiamo alcune recensioni uscite nei mesi scorsi, di Daniele Protti, direttore de L'Europeo, di Daniele Barbieri di Carta e di Guglielmo Ragazzino, giornalista de Il Manifesto e di Le Monde Diplomatique e Daniela Cerrocchi dell' AISE.
Daniele Repetto (socio della cooperativa editrice Memori che pubblica il libro) nella prefazione al libro ricorda che ancora nessuno, dopo due decenni, ha chiesto scusa a Scricciolo per averlo tenuto in carcere così tanti anni. Passare dalla vita tranquilla di sindacalista alle manette e poi agli arresti domiciliari, è atroce! Ancora di più per “un uomo buono” come lo definisce Mario Capanna nel libro.
Per questo, INformaCIBO, nel ripubblicare le recensioni di alcuni amici comuni, comincia a chiedere scusa a Luigino, per “restituirgli in piccola parte quella dignità che per troppo tempo gli è stata rubata” (Repetto).
Non servirà a niente ma cosa possiamo fare di più, noi?
(d.t.)
20 anni in attesa di giustizia:
il diario di Luigino Scricciolo
da l'Europeo del 6 ottobre 2006
Luigino Scricciolo il 4 febbraio 1982 è ai Consigli generali Cgil-Cisl-Uil a Firenze. E' un dirigente Uil, responsabile del dipartimento Esteri (il giorno prima ha diretto una manifestazione a favore di Solidamosc). Viene arrestato e portato subito a Roma: l'accusa è “partecipazione a banda armata”.
Un mese dopo un'altra accusa: concorso esterno al rapimento del generale Dozier. Insomma, sarebbe un brigatista rosso. Ma anche spia: in aprile nuove accuse di spionaggio (a favore della Bulgaria!) e attentati contro l'integrità e l'unità dello Stato. Si proclama innocente, perché lo è, chiede inutilmente prove, riscontri. Nel giugno 1982 inizia lo sciopero della fame, dopo gli interrogatori del pm Domenico Sica e dalla fulminea richiesta della moglie Paola (spostata nel 1979) di ottenere il divorzio; richiesta accolta, a Paola Elia il tribunale assegna la casa con ciò che contiene, e Scricciolo perde tutto.
Un anno di sciopero della fame, bevendo solo acqua e mangiando una mela ogni due giorni), alcuni ricoveri in ospedale. Arriva a pesare 46,7 kg. Sica si oppone alla richiesta di arresti domiciliari, ma nel giugno 1984 i giudici istruttori la concedono. Scricciolo ha fatto due anni e due mesi in carcere, a Rebibbia. Nel 1991 il Tribunale di Verona lo scagiona da ogni accusa circa il rapimento Dozier.
Per tutti gli altri reati l'istruttoria viene chiusa, con inaudita celerità, il 6 settembre 2001: proscioglimento pieno.
Sono passati 7.171 giorni dalla notifica del primo ordine di cattura. Questa, per sommi capi, la vicenda di un cittadino diventato “detenuto in attesa di giudizio”. Vicenda che nel suo diario Scricciolo racconta senza nascondere l'emozione e la sofferenza, senza fingere di essere animato da chissà quale forza stoica ed eroica. La chiamata a correo da parte di un vero brigatista è stata una mascalzonata, ma come definire gli anni di prigione e di accuse senza che chi di dovere trovasse alcun riscontro? E' vero, non è stato né il primo né l'unico caso di giustizia ingiusta. Ma questo non toglie nulla alla gravità di quello che è successo, e la testimonianza di Scricciolo è preziosa perché non si deve mai dimenticare l'ingiustizia. Repetto poi ricorda l'agghiacciante particolare che rivela la disumanità dell'istituzione: nessuno, dopo due decenni, ha neppure chiesto scusa a Scricciolo. Conosco Luigino da 30 anni, e non c'è bisogno di aggiungere nulla alle manifestazioni di stima e di affetto di Repetto (socio della cooperativa editrice) e di Mario Capanna (che scrive l'introduzione).
Ma al lettore voglio segnalare una stramberia politica evidentemente sfuggita ai sagaci magistrati inquirenti: per anni Scricciolo è stato uno dei più attivi sostenitori del sindacato Solidarnosc. Ve lo immaginate un brigatista che appoggia l'organizzazione anticomunista polacca (promuovendo manifestazioni e raccolta fondi) e che diventa amico di Lech Walesa, protagonista della crisi della Polonia comunista?
(d.p.)
7171 giorni di ingiustizia: Luigi Scricciolo racconta un'innocenza dimenticata
di Daniele Barbieri (da Carta del 5 dicembre 2006)
Chiedo a un amico [ex sindacalista Cgil, persona intelligente e più informato della media]: «Ti ricordi di Luigi Scricciolo?». La sua risposta è: «Non era quel bierre infiltrato nella Uil?». Chi legge può fare una sua verifica girando la domanda a qualche altro/a cinquantenne: di Scricciolo il ricordo prevalente è l'arresto e l'accusa... di certo ci sarà poi stata una condanna. Ogni tanto si pontifica sull'ignoranza dei giovani che non sanno dire chi fu incriminato [ma i giudici poi cosa decisero?] per le stragi in piazza Fontana o alla stazione di Bologna ma anche la memoria dei più grandi sembra pericolosamente appannata.
Luigi Scricciolo è stato 900 giorni in carcere, accusato di terrorismo e spionaggio. Poi dopo 19 anni - per l'esattezza 7171 giorni - il totale proscioglimento. Dal 6 settembre 2001 i giudici restituiscono a Luigi Scricciolo [all'anagrafe è Luigino] la piena innocenza. Scuse no: lui se le aspettava ma gli accusatori, i giornalisti-torquemada, i tanti amici che di Luigi dubitarono non si sono degnati di cercarlo e dirgli anche solo «ben tornato fra noi e perdonaci se siamo spariti, lo sai erano anni terribili per tutti».
Ce ne fosse uno che, con un filino d'ironia - Luigino l'avrebbe apprezzata - abbia infilato in una busta la vignetta di Altan «Dopo i terribili anni di piombo ecco il tranquillo calduccio degli anni di merda» con scritto «scusami» e la sua firma.
I mass media non amano le storie a lieto fine e i presunti terroristi piacciono comunque colpevoli. In ogni caso se arrivano rettifiche e assoluzioni si pubblicano in caratteri minuscoli. Così è sparita anche l'innocenza di Scricciolo. Ed è dunque per fare i conti con la sua vita spezzata ma anche per far sapere in giro di essere del tutto prosciolto da ogni accusa - e per vedere chi, almeno ora, si sarebbe fatto vivo con lui - che Luigino ha scritto 20 anni in attesa di giustizia: dal sindacato al carcere, imputazione spionaggio [edizioni Memori, 174 pagine, 14 euri] con una bella prefazione di Mario Capanna e un'accorata introduzione - "- di Daniele Repetto che chiede di «restituire a Scricciolo quella dignità che per troppo tempo gli è stata rubata». Vi sembra troppo?
La vicenda piomba sotto i riflettori il 4 febbraio del 1982: durante i Consigli generali Cgil, Cisl e Uil [certo, solo per caso venne scelto quel giorno e un tale scenario pubblico; chi credesse il contrario sarebbe un maligno...] al «dottor Scricciolo» viene notificato un mandato di cattura. Un colpo grosso: Luigino è responsabile del Dipartimento internazionale della Uil. Un doppiogiochista in combutta con i bulgari e con le Br si dice e scrive di lui; già che c'è si becca anche «concorso esterno» per il rapimento del generale statunitense James Lee Dozier. Erano anni così: leggi [e istruttorie] speciali, garanzie dimenticate, linciaggi mediatici.
Oltre alla vicenda pubblica c'è la parte più intima. A pochi mesi dall'arresto la moglie di luigi chiede il divorzio. Vi sono tutte le peripezie kafkiane di chi incappa in quel groviglio che viene definito "giustizia". Tanto tempo fa un galantuomo come Salvemini sussurrò che se lo avessero accusato di aver violentato la Madonnina del Duomo prima sarebbe scappato e poi avrebbe pensato a una linea difensiva.
Nel suo diario Luigino annota che una stampa di Van Gogh insospettisce gli inquirenti «e viene controllata minuziosamente». Leggendolo riaffiora nella mia memoria il racconto di un compagna latinoamericana: durante il golpe in Cile gli sbirri e i militari erano talmente ossessionati dal distruggere ogni traccia di Cuba che, senza porsi un dubbio, bruciarono anche tutti i libri d'arte e di storia che parlavano del cubismo.
Nella prima parte di 20 anni in attesa di giustizi le vicende drammatiche [l'isolamento, lo sciopero della fame, una cella «con schizzi di sangue e caffè»] si mescolano a flash più lievi: la guardia gentile che ti dà un consiglio saggio mentre gli altri ti trattano da cane oppure le lettere - viste «per censura» - degli amici che per un attimo ti fanno sorridere... e che comunque credono che si tratti di un errore...
La seconda parte del "diario minimo"di Luigino è più biografica e intima. Avanti e indietro nel tempo per raccontare un figlio di contadini a mezzadria che si ritrova ventenne giusto nel 1968, che è tra i fondatori di Democrazia proletaria e poi sceglie di far politica [qualcuno dei suoi ex compagni per questo lo giudicò un venduto, un traditore] nella Uil. Gli incontri con Solidarnosc, il Fronte Polisario, Agostinho Neto, Olof Palme, il Nicaragua, il Libano. Il ricordo di Walesa che non ama «i sindacalisti occidentali con la cravatta» affiora mentre Scricciolo al collo non ce l'ha... in cella è vietata.
Ottenere, a oltre due anni dalle manette, gli arresti domiciliari è una vittoria; ed è bello «svegliarsi a casa» ma - scrive - «la mia vita ora è come un lago senza vento». In ogni caso bisogna partire da zero: riscoprire la passione delle piante per inventarsi il mestiere di giardiniere ... fino a che nel maggio '90 arriva una legge che impone la riammissione in servizio di persone in istruttoria e dunque Luigino viene reintegrato allo Scau, nel suo vecchio lavoro. A otto anni dall'arresto senza un processo; e ci sarà qualche corvo a gracchiare che in Italia c'è troppo garantismo.
Una regola, tutto sommato saggia, del giornalismo suggerisce di scrivere solo in casi eccezionali su vicende nelle quali si è coinvolti. Sicuro che Carta sarà d'accordo mi autorizzo da solo a decidere che essere un vecchio amico [di scuola e poi di militanza comune nel '68 e dintorni] di Scricciolo non è un impedimento a parlare di lui. Fui tra i pochissimi all'epoca a giurare sulla sua innocenza. Mi spiacerebbe oggi essere fra i pochi a suggerire la lettura di questo libro scomodo. «E' uscito da un mese ma pare che non interessi a nessuno»: è la voce amareggiata di Luigino all'altro capo di un telefono.
Sembra andare così: ne scrive, accorato e lucido, Stefano Tassinari sul quotidiano Liberazione ma i giornalisti di gran nome, gli esperti di processi, i "dietrologi", i pistaroli , i tuttologi dove sono? Se questo libro passerà inosservato non sarà per distrazione, per fare un altro piccolo sfregio a Luigi o soltanto per i perversi meccanismi dell'informare [«le cattive notizie sono buone notizie, delle buone notizie non ce ne fotte» è il motto dei media sedicenti grandi]: sarà anche per la paura di ragionare sulla recente storia d'Italia, sui meccanismi della giustizia e della politica, sull'intreccio fra il classismo di sempre e le lotte fra i nuovi Palazzi.
Oltre alla politica e alla storia, così importanti, comunque ci sono persone, amicizie, sogni ingenui, lacrime e sorrisi. Non ricordo più se nel '67 o dopo mi trovai con Luigi a leggere una frase che suonava all'incirca così: «Nel '900 chiunque si impegni per costruire un mondo migliore probabilmente passerà almeno qualche volta in qualche carcere». Si finiva in galera per motivi politici nell'Est Europa come negli Usa, nei regimi del Medio Oriente come nelle democrazie europee... Ci chiedemmo: succederà anche a noi? Io sono stato molto fortunato: per essere un sessantottardo ... qualche denuncia più o meno assurda con soli 10 giorni in cella: una pacchia. Le sue scelte sono invece costate 7.171 giorni di ingiustizia a Scricciolo. Una vita spezzata in due. Ora è un uomo molto diverso con entusiasmi minori, idee talvolta più prudenti e spesso la timidezza ingabbia la sua spontanea frenesia di fare. Eppure non è del tutto differente dal mio amico che voleva costruire una società più giusta. In silenzio, tempo fa, Luigino si è iscritto a Rifondazione. Gli anni e i chilometri ci hanno separati ma la voglia di non arrendersi ci riavvicinano. Pensieri privati o nostalgia di vecchi amici? Quasi giurerei di no.
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Processi. Racconto di un uomo
Guglielmo Ragazzino. Recensione a cura di Le Monde Diplomatique (15 Febbraio 2007)
Il famoso Phileas Fogg era un uomo impenetrabile. Inseguito per tutto il mondo da un cocciuto funzionario di polizia, mister Fix, convinto che egli fosse l'autore del celebre furto alla Banca d'Inghilterra, venne raggiunto al rientro in patria, quando ormai aveva vinto la scommessa che lo aveva portato a girare il mondo in ottanta giorni. Messo in carcere, vi stette per il fine settimana, quanto bastava per perdere. Poi le spiegazioni - i ladri erano altri, già arrestati - l'imbarazzo del bravo poliziotto che perfino l'imperturbabile Fogg prenderà a pugni e il lieto fine immancabile sul filo dei secondi.
Luigino Scricciolo era un giovane, aperto, curioso, fin troppo entusiasta. Capace di parlare con le persone più diverse e di metterle a proprio agio. Parlava troppo. Si fidava di tutti, era il suo modo per ottenere la fiducia di tutti. Era così bravo che oggi terrebbe dei master all'università e sarebbe un riconosciuto guru di relazioni sociali, tipo il Dale Carnegie di “Come farsi degli amici”.
Solo che credeva in un mondo di uguali e si dava da fare per costruirlo. E credeva, ingenuamente, nel fatto che tutti, in fondo, la pensassero allo stesso modo; quanto meno tutti coloro che si dichiaravano compagni. Forse per questo non piaceva a certuni e appariva sospetto. Fu accusato delle cose peggiori, 25 anni fa, rimase in carcere per ben più di un giorno e una notte. Poi scarcerato, anche per effetto del suo disperato sciopero della fame - una mela ogni due giorni - fu tenuto d'occhio e sempre richiamato in causa, per le cause più diverse. Poi le imputazioni caddero e i procedimenti si chiusero, senza scuse, senza spiegazioni. La sua vita era cambiata, l'entusiasmo finito. Nessun lieto fine. E mister Fix dubitava ancora.
Ora Scricciolo ha pubblicato un libro (1) per rievocare le sue vicende, ormai alle spalle. Fu arrestato nel momento in cui la sua capacità di trattare con le persone più disparate lo aveva portato ai vertici del sindacato, il formidabile sindacato di allora, come responsabile internazionale dell'Uil. Il 4 febbraio del 1982urante i consigli generali della Cgil-Cisl-Uil, nel bel pieno della sua possibile giornata di gloria, quando deve riferire all'assemblea del colpo di stato in Polonia e dei contatti con solidarnosc clandestina. Arrestare uno, distruggerne la reputazione di fronte ai suoi, umiliarlo...Si ottiene il maggior clamore possibile con il minimo sforzo.
Le accuse erano di far parte delle Brigate rosse, anzi di aver fatto da collegamento tra le Br e certi spioni bulgari, desiderosi di restituire il generale Dozier all'esercito americano e agli effetti familiari, tanto per fare bella figura con la Nato, dopo averlo interrogato un po'. Mesi dopo l'accusa era diventata quella di aver venduto Walesa agli stessi bulgari di prima, durante la visita romana del capo di solidarnosc, su invito del sindacato italiano, anzi, di Scricciolo in prima persona, avvenuta l'anno precedente. Le accuse che si innestano l'una sull'altra, sono state una prerogativa di una fase di storia processuale italiana. Niente di speciale, dunque. Ma quando uno ci capita dentro, può davvero essere ridotto alla disperazione. Scricciolo9 rievoca la sua disperazione, i suoi due anni di carcere inutile.
Poi esce in libertà condizionata e infine, anni dopo è libero di muoversi. La sua istruttoria è però sempre aperta, quindi non ha lavoro, né al sindacato, molto cauto con un'accusa tanto scottante, né al lavoro precedente, presso la Scau, il Servizio per i contributi agricoli unificati. Così per vivere si inventa il lavoro di giardiniere - giardiniere da terrazze e poi da vivaio - finché con la legge del '90 che prevede il reintegro al lavoro delle persone soggette a istruttoria, rientra nello Scau che più tardi sarà assorbito dall'Inps. A poco a poco si ricomincia, si respira di nuovo. La vita o quel che resta, riparte.
Poi, nel 2001, a vent'anni di distanza dal fragoroso arresto, un giudice scrive la sentenza finale di assoluzione. Non che ci sia stato un processo; semplicemente un atto dovuto, per non avere troppe pratiche pendenti. Nessun cenno, nessuno ne parla, se non Daniele Protti, sull'Europeo. Nessuno che abbi adetto: ci dispiace, Scricciolo, le abbiamo rovinato la vita, la prossima volta staremo più attenti. Anzi,. Ogni occasione è buona, ogni Commissione Mitrokin che dio manda sulla terra consente a Fix di ricominciare.
"Diario Minimo" di Luigino Scricciolo: autobiografia di un errore giudiziario
Recensione a cura di Daniela Cerrocchi per AISE (12 Dicembre 2006)
ROMA \ aise\ - La casa editrice Memori ha pubblicato, in questo anno che volge al termine, l'interessante autobiografia di Luigino Scricciolo, un attivista politico, ma soprattutto un uomo, un lavoratore, un marito, vittima del clima di tensione e di paura che si respirava nel nostro Paese e nel mondo durante i cosiddetti anni di piombo.
Il libro (pp.174, euro 14), con prefazione di Mario Capanna, che si intitola "Diario Minimo" per la semplicità e la sinteticità dello stile, dovrebbe essere letto dai giovani di oggi, per imparare dal passato recente a che cosa possono portare il pregiudizio e l'ignoranza e dai meno giovani, per non dimenticare quel passato, spesso difficile, a volte scomodo, che hanno vissuto e che cercano di accantonare.
Nel 1968 Luigino ha vent'anni e fa parte, come moltissimi suoi coetanei, del movimento studentesco di sinistra; in seguito passa all'Unione dei Comunisti italiani e fonda con l'amico Guido Ferrantelli la rivista Città futura, che diventerà anche una emittente radiofonica. Infine approda al sindacato Uil.
Nel febbraio 1982, quando ormai ricopre la carica di dirigente sindacale e ha viaggiato in tutto il mondo per gli impegni che tale ruolo gli comporta, viene accusato di spionaggio con i Paesi dell'Est e partecipazione a bande armate e arrestato su due piedi con la moglie, senza che ci siano delle prove concrete contro la coppia. Le istituzioni vedono nel sindacato una fucina di terroristi, soprattutto dopo l'assassinio di Walter Tobagi.
Dopo essersi ripreso dallo choc, Luigino comincia a elaborare una strategia di sopravvivenza, a difendersi dalle accuse e a rapportarsi con la nuova realtà che lo circonda, il carcere, mentre la sua vecchia vita, il suo matrimonio, si sgretolano inesorabilmente e tutti, giornali, tv, organi politici, si affrettano a dire la loro, spesso senza cognizione di causa. Nel giugno 1984 Luigino torna a casa, all'affetto dei genitori: gli vengono concessi gli arresti domiciliari e ricomincia a mantenersi con lavori umili, come quello di giardiniere, che gli viene offerto da un amico. Deve, però, aspettare fino al 1990 per essere riammesso in servizio, allo Scau, e addirittura fino al 2004 per essere prosciolto in istruttoria da ogni accusa. Più di venti anni in attesa di giudizio e senza che in tutto questo tempo si sia mai celebrato un processo. Un record anche per la giustizia italiana.
Come si legge nella nota introduttiva, il libro ricorda il film di Nanni Loy "Detenuto in attesa di giudizio", uscito nel 1971 con Alberto Sordi e nel quale un uomo rimane in carcere un'intera estate per una vecchia accusa, che nemmeno ben conosce. Ma, per l'assurdità della situazione, si può fare riferimento anche ai libri di Kafka. Fatto sta che Luigino Scricciolo in prigione c'è stato davvero e nessuno può restituirgli il tempo perduto, possiamo solo dargli attenzione. Durante i momenti più bui, Scricciolo ha, infatti, affidato i suoi pensieri e il suo dolore, ma anche i ricordi e i desideri, alle pagine di questo diario, attraverso cui ha voluto lasciare un segno e gettare un ponte verso gli altri.
Il caso Scricciolo desta scalpore e incredulità ed ha visto anche la solidarietà di uomini politici come Rutelli, Craxi, Bonino, D'Alema, Russo Spena, Cento, ecc.
A prescindere dalle idee politiche e dal modo di esternarle, non si può che avere comprensione umana per una persona senza colpa o responsabilità, che ha dovuto ricominciare da capo e reinventare, con coraggio e speranza, una nuova esistenza.
Luigino Scricciolo
Militante politico − Italia
Umbro del Lago Trasimeno, nel 1968 aveva vent'anni ed iniziava la militanza politica nella nuova sinistra. Dopo aver militato nel Movimento Studentesco e nell'Unione dei comunisti italiani partecipa alla controinchiesta sulla strage alla Banca dell'Agricoltura di Milano da cui uscirà il volume “La strage di stato” (1970).
Collabora alla rivista “Città Futura” e successivamente aderisce a Democrazia Proletaria che lascia nel 1979 per entrare nel Dipartimento internazionale della Uil, di cui diventa responsabile. Il 4 febbraio 1982, viene arrestato a Firenze: è accusato di terrorismo e di spionaggio. Sarà prosciolto in istruttoria da tutte le accusa, vent'anni dopo.
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