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Il firmamento di Cheese e l'immagine del Piemonte
di Tommaso Lo Russo
Parafrasando, si potrebbe dire: “Ci vuole Cheese”. In effetti, si poteva sostenere in passato, quando il Patron di Slow Food si lanciò nell'avventura di quest'evento, alternato con il Salone del Gusto, ma oggi, non solo da ora, ma da tanto tempo, tutto quello che tocca, di nuovo una parafrasi, si trasforma in oro, anzi si dovrebbe dire diventa punta di diamante ed eccellenza non solo del “ben mangiare” e del “buon bere”, ma anche della biodiversità che poi, in sintesi, è l'identità di un popolo, di una comunità, dell'individuo.
Inteso come completamente diverso dall'altro, ma da difendere e possibilmente da non omologare in classi ristrette o addirittura in fotocopie tutte uguali per stili di vita, modi di confrontarsi, di mangiare e bere e via di seguito.
Cheese 2005, si presenta come un grande mercato del formaggio che raccoglie anche i prodotti più rari e i Presidi Slow Food italiani e internazionali, con ampi spazi dedicati alle degustazioni e alla conoscenza: con dibattiti, convegni e Laboratori del Gusto per capire che cosa vuol dire mangiare e, possibilmente, meditare. Il tema principale di quest'anno erano i caprini e che caprini.
Ci eravamo lasciati lo scorso anno, parlando di questo evento, osservando che stranamente, quando si fanno le foto, si fa sorridere (almeno si cerca) dicendo “ciis”. Confermiamo, l'evento è così appassionante, così coinvolgente che diventa non solo un'occasione per stupirsi di gusto, per le tante prelibatezze che si possono assaggiare e portare a casa, ma diventa addirittura un happening di vita.
Un esempio, il formaggio gruyere che avevamo apprezzato in Svizzera, durante una manifestazione del Piemonte, ci aveva permesso di degustare quello vero che è completamente diverso dall'esistente in circolazione. Gustarlo di nuovo, ci ha confermato che sappiamo poco del tipico gruyere che si trova di rado (salvo smentite che accetteremmo volentieri) ed è molto più diffuso, malamente quello clonato. E ancora, assaggiare i formaggi rumeni o quelli armeni è stato un tuffo nel passato di sensazioni che pensavamo diverse. Forse è cambiato chi scrive, ma comunque rimaniamo soddisfatti dei gusti proposti.
Per soddisfare, a pieno, il palato, probabilmente, ci si doveva mettere a dieta ferrea, perché da provare c'era di tutto e veramente quando si pensava di aver finito con una prelibatezza ce n'era subito un'altra.
Per non offendere la dieta, tenete conto che a pranzo eravamo stati da Guido, a Pollenzo (oggi frazione, era la antica Bra che un tempo si chiamava Pollentia, con tanto di anfiteatro per ospitare 40 mila persone, un patrimonio ambientale ancora sommerso e tante bellezze riportate alla luce).
Per questo, abbiamo cercato di contenerci, alternando le degustazioni anche ad un excursus storico, per le vie del centro, soffermandoci al Museo del Giocattolo di via Mendicità Istruita. Non ci è andata bene nemmeno lì, perché abbiamo dovuto (si fa per dire, non era un obbligo, ma un piacere) assaggiare il sibillino, un prosciutto di agnello che, vagamente ricorda quello di Praga.
Veniamo alle curiosità, perché non si vive solo degustando formaggio e vini, ma anche ascoltando musica che c'è stata nella piazza del Municipio abbinato al folclore che ci ha deliziato in via Principe di Piemonte e in altre viuzze.
Ma torniamo al pranzo da Guido, dove eravamo invitati per la degustazione dei formaggi francesi e di alcuni vini italiani: dal Vocalis Friulano Doc dell'azienda Aquila del Torre che ha pure proposto l'abbinamento finale con un Picolit per il dolce, una Barbera d'Alba Superiore Doc di Terre da Vino, abbinata ai tortelli di Reblochon che ci riporta sempre all'interrogativo, mai soddisfatto, su chi abbia inventato ravioli e tortelli mentre, al momento, sappiamo solo che il vitello tonnato piemontese (Slow Food conferma, se non andiamo errati) è di origine abruzzese come lo sarebbero le Crepes.
Ovviamente, se si parla di formaggi, non poteva mancare la Francia che attraverso la Sopexa Italia (la società che promuove l'agroalimentare francese, quindi non solo i formaggi, ma anche la carne francese che incontra il consenso dei consumatori italiani), diretta impeccabilmente da Albert G. Mimouni, ci ha deliziato al ristorante da Guido, con i formaggi francesi che sono stati proposti in un “plateau”, con abbinamenti di gelatine e cioccolato, da Ugo Alciati e Savino Monelli, assieme ad altri piatti.
Ripetere che i francesi sono bravi nel fare promozione è superfluo, ma non guasta. Basterebbe guardare come promuovono le loro patate in collaborazione con i migliori chef italiani per averne la conferma.
Per finire, confermiamo che la manifestazione è un coktail di emozioni e di gusti sopraffini ed è un ulteriore riprova delle capacità di Carlin Petrini e del suo movimento Slow Food. Ormai è l'Olimpo della comunicazione e della salvaguardia delle biodiversità.
Nessuno oserebbe dire il contrario (e non ne avrebbe la minima ragione) e sostenere che qualche smagliatura c'è stata sarebbero in pochi (ci vorrebbe coraggio).
Eppure, a parte il non aver stipulato l'accordo con il mago della pioggia, qualche cosetta da registrare c'è stata.
Un'inezia...in un firmamento di delizie!.
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