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Le abitudini alimentari degli italiani raccolte e confrontate nel primo Osservatorio Nutrizionale del Grana Padano
Dieta mediterranea addio: e l'Italia ingrassa. Parola di medico di famiglia
Un italiano su tre sovrappeso, uno su sette obeso. E tra le donne il primato delle taglie forti. Si mangia meno pasta e si beve poco latte, ma al Nord piace sempre più l'olio d'oliva. Sale il rischio di diabete, patologie cardiovascolari e gastrointestinali. Questi alcuni dei dati emersi dall'analisi di un vasto campione di 8000 italiani (uomini, donne e bambini) coinvolti nel primo screening nazionale sulla nutrizione, condotto dall' `Osservatorio Grana Padano', sviluppato in collaborazione con i Medici di Medicina Generale e con i Pediatri di Famiglia per rilanciare la prevenzione ed evitare pesanti conseguenze sociali.
Milano 2005 - Italiani popolo soprappeso, perché molti di loro cominciano a dire addio alla dieta mediterranea, soprattutto al sud. E mentre l'estate comincia a farsi sentire e non c'è più tempo per la prova costume, i dati raccolti da medici di medicina generale e da pediatri di famiglia gelano soprattutto le donne, più oversize rispetto agli uomini.
Da sei mesi infatti una rete di medici di Medicina Generale e di Pediatri di Famiglia tiene sotto osservazione il malcostume nutrizionale che passa dagli ambulatori di tutta la penisola. Le loro esperienze costituiscono così il fulcro dell'Osservatorio Nutrizionale `Grana Padano', nato nel 2004 grazie all'impegno del Consorzio tutela Grana Padano in collaborazione con la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) e la Società Italiana di Medicina Generale (SIMG).
Il primo rapporto, presentato in una conferenza stampa a Milano, contiene dati su 8mila italiani raccolti e confrontati dai medici attraverso un apposito software. E rivela che un Italiano su tre è soprappeso ed uno su sette obeso; si tratta di un eccesso molto frequente ad ogni età, in particolare per le donne. Dai 40 ai 60 anni una donna su due è in sovrappeso o obesa e oltre i 60 anni il problema riguarda due donne su tre: solo il 37% è infatti nella norma.
Rispetto agli uomini, le donne obese sono sempre in numero maggiore in tutte le classi di età e in tutte le Regioni. Più si scende lungo lo Stivale più appare aumentare il peso generale della popolazione: i `normopeso' scendono dal 59% del Nord Italia al 53% del Sud e i bambini obesi passano dall'8 al 13%.
L'allarme lanciato nei mesi scorsi dalle istituzioni sanitarie ai massimi livelli ha dunque una conferma autorevole, perché capillare e raccolta da chi è in prima linea per fronteggiare le conseguenze sulla salute di una cattiva alimentazione e del conseguente eccesso di peso.
E per ognuna delle sei fasce d'età in cui sono state divise le “storie” raccolte i problemi non mancano. Nelle Regioni meridionali si riscontra una maggiore quota di individui obesi e una conseguente minore diffusione di individui `normopeso' che sono negli ultrassessantenni solo il 29%.
Questa situazione, secondo il rapporto dell'Osservatorio Nutrizionale Grana Padano, potrebbe in parte spiegare anche il maggior quoziente dei ricoveri ospedalieri per mille abitanti nel Sud. Dal 34,3% del Nord-Ovest e 34,9% del Nord-Est si passa al 36,6% del Centro al 37,1% dell'Italia Meridionale fino al 38,9% dell'Italia Insulare.
Tra le cause riconosciute, una dieta troppo povera di frutta, verdura e cereali, sbilanciata verso cibi grassi fin dai primi anni di vita e carente di alimenti ricchi di calcio e vitamina D. Ed un progressivo addio alla dieta mediterranea, almeno in alcuni dei cibi che l'hanno caratterizzata.
Gli italiani mangiano infatti una porzione e mezza di pasta o pane al giorno, consumano poco latte e fanno, invece, un discreto uso di frutta e ortaggi. Alcuni componenti fondamentali della dieta mediterranea, poi, quali olio di oliva, frutta e cereali sono adesso consumati maggiormente nelle Regioni del Nord Italia rispetto a quelle del Sud.
Invece, il pesce continua ad abbondare sulle tavole degli italiani delle regioni meridionali più che settentrionali (mediamente due porzioni e mezzo la settimana contro due nel Nord). Più `carnivori', invece, al Nord ma soprattutto al Centro. Le regioni del Centro risultano, infatti, in testa per il consumo di carni rosse (quasi 5 porzioni settimanali), di carni bianche (poco meno di tre porzioni alla settimana, dato di poco superiore a quello registrato al Nord) e anche di legumi (quasi tre porzioni alla settimana).
I bambini e ragazzi (dai 3 ai 14 anni) confermano di gradire meno gli ortaggi e la frutta rispetto agli adulti, consumando invece più pasta, pane, olio d'oliva e latte.
L'Osservatorio Nutrizionale Grana Padano ogni sei mesi aggiornerà i dati raccolti, mettendo a disposizione dei medici, ma anche delle istituzioni ai vari livelli, dei media e quindi dell'opinione pubblica un quadro aggiornato e dettagliato del menù effettivo degli italiani, con l'obiettivo di prevenire concretamente e con iniziative capillari le conseguenze sociali che questa situazione potrebbe provocare.
“E' la prima volta - afferma Domenico Tiso, Coordinatore Scientifico dell'Osservatorio - che si compie un'indagine qualitativa sulla nostra alimentazione, analizzando, non solo quali cibi ci sono sulle tavole degli italiani, ma anche la composizione di quanto viene ingerito: macro e micronutrienti. I dati raccolti hanno permesso di evidenziare che anche quando ci si alimenti con la giusta dose giornaliera di calorie in rapporto all'attività fisica, non sempre si arricchisce comunque l'organismo di quei nutrienti essenziali che sono necessari al corretto accrescimento in età pediatrica e alla prevenzione di molte patologie dell'anzianità, come le cardiovascolari e le gastrointestinali, solo per citare quelle che danno la maggiore incidenza di mortalità anche nel nostro paese”.
E su questo fronte è impegnato in modo particolare il Consorzio Tutela Grana Padano, che affianca e sostiene FIMP e SIMG in questa iniziativa, già programmata per almeno tre anni.
“Educare all'alimentazione è un investimento essenziale per chi produce un alimento a denominazione d'origine protetta tra i più consumati nel mondo, il Grana Padano - precisa il presidente del Consorzio Tutela Grana Padano, Cesare Baldrighi - Da anni il Consorzio investe risorse significative nella ricerca e nell'informazione nutrizionale, specie nelle scuole. Ora, con la collaborazione con i medici di FIMP e SIMG nell'Osservatorio Nutrizionale Grana Padano, intendiamo mettere a disposizione dei consumatori, delle famiglie, di quanti si occupano e si preoccupano di una corretta alimentazione, un patrimonio di conoscenze e di esperienze unico e in grado di eliminare cattive abitudini che anche in Italia potrebbero trasformarsi in un problema sociale”.
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