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Denominazione d'Origine Protetta

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Ragusano
Regione:
SICILIA
Descrizione:
Prodotto nelle provincie di Ragusa e Siracusa.
E' un formaggio a pasta filata e dura ottenuto da latte
vaccino.
La stagionatura si protrae per un periodo variabile dai 4
ai 6 mesi.
Il gusto dolce e delicato quando piu' fresco e si fa
sapido e piccante quando piu' stagionato.
Il "Ragusano" nasce in un'atmosfera d'altri tempi, tra gli strumenti in
legno dai nomi antichi e i gesti lenti. Il latte viene appena munto viene
portato nel locale dove avviene la caseificazione. Cremoso e ricco di panna, il
latte fresco qui emana i sapori delle erbe aromatiche dell'altipiano ibleo.
Il
liquido, inizialmente, viene filtrato con un setaccio e versato in una grande
tina (tinozza) di legno - spesso fasciata in rame - poi il casaro vi versa la
pasta di caglio d'agnello o di capretto, che ha fatto e dosato lui stesso. Dopo
un'ora abbondante la cagliata è pronta: il latte si è coagulato sotto l'azione
del caglio. A questo punto, il casaro agita la cagliata con un'asta di legno che
termina a forma di disco detta ruotula, rompendola fino a ridurne i
granuli alla dimensione di una lenticchia. Contemporaneamente, viene aggiunta
acqua a ottanta gradi, per una prima cottura; quindi, la cagliata viene
depositata dentro le vascedde, canestri da cui viene fatto uscire il
siero, il liquido che aggiunto ad un 10% di latte dà origine alla ricotta. Di
seguito, viene eseguita una seconda cottura della cagliata, sempre a ottanta
gradi, che termina dopo un paio d'ore, utilizzando la scotta, residuo
della ricotta. Infine, la cagliata torna nelle vascedde per completare il
filtraggio del siero e qui viene lasciata riposare per venti ore. E' un
lasso di tempo necessario a far maturare il giusto grado di acidità e il sapore.
I
tempi di maturazione della cagliata variano a seconda della temperatura media in
cui avviene la caseificazione ed è sempre il casaro a stabilirlo. Viene, dunque,
il momento in cui la pasta densa viene tagliata a fette e posta nello
staccio, un altro recipiente in legno o in rame su cui viene versata
acqua calda che serve a far filare la pasta, grazie alla manuvedda,
sempre in legno.
Tuttavia, le grosse sfere di
formaggio vengono ottenute utilizzando le mani. E', questa, una delle fasi più
delicate dell'intera lavorazione. Il casaro deve avere l'accortezza di saldare
l'estremità della pasta e di eliminare dalla sua superficie le eventuali bolle
d'aria o "smagliature" che possono essersi create; ancora calda, la sfera di
formaggio viene posta nella mastredda, dove riposerà un giorno e una
notte interi, asciugandosi e assumendo la tipica forma a parallelepipedo. Le
forme vengono immerse, poi, in piccole vasche di acqua e di sale per la prima
salatura. Possono restare in questo stato di salamoia da due o otto
giorni, in virtù del peso. Infine, vengono portati alla stagionatura, in locali
spesso ricavati da grotte naturali che assolvono questo compito da secoli.
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