Concorsi enologici: attuali o sorpassati?

 

Se vi capiterà di sfogliare un vecchio libro di storia del vino, vi sarà facile trovare nelle sue pagine qualche riferimento a gare, concorsi, competizioni tra vini della medesima tipologia, spesso semplicemente classificati come “vini comuni o vini fini da pasto”. La storia, infatti, ci ha consegnato un'ampia memoria di concorsi enologici, che si svolgevano nei luoghi più disparati, spesso in concomitanza con fiere ed esposizioni.

Fino agli anni trenta, poi, la legislazione nel settore vitivinicolo era estremamente limitata e, pertanto, la classificazione dei vini faceva scarso riferimento a concetti come l'origine geografica, l'abbinamento gastronomico e la tipologia merceologica. Tutt'al più si parlava di “vini comuni da pasto” o “vini fini da pasto”.

Questa scarsa ampiezza qualitativa si rifletteva ovviamente anche sulla gamma dei premi e concorsi enologici, i quali spesso - per cercare ulteriori elementi di interesse - segmentavano la competizione con vere e proprie sezioni di appartenenza legate alle categorie dei produttori di vino.

 

A noi, ad esempio, è successo di ritrovare su una pubblicazione anastatica dell'Editore Marescalchi, il Vol. I° de L'Enotecnico (1893-94) la presentazione delle “Gare d'onore all'Esposizione di Milano”, nella quale si scrive che “il solerte Comitato speciale ha stabilito per giudicare nel merito dei vini relativamente all'importanza della loro produzione” che le gare siano tre, vale a dire “A - fra coltivatori di vigna che producono buoni vini comuni da pasto; B - fra commercianti di vino; C - fra proprietari e conduttori d'alberghi, trattorie, café e bufets ferroviari”.

 

  • Lo sviluppo legislativo

 

Il tempo e l'uomo, poi, hanno posto rimedio a tutte queste “lacune”, a cominciare dal profilo legislativo con la legge sui Vini Tipici di Pregio nel 1924, che negli anni trenta ha portato al riconoscimento dei primi vini di qualità. Poi, dopo la brusca interruzione causata dalle vicende belliche del 1940-45, il 1963 ha portato la legge 930 e, successivamente, il 1992 la 164, l'ultimo provvedimento in tema di vini di qualità e di origine.

Negli ultimi 45-50 anni, il vino italiano ha vissuto un periodo di progresso irrefrenabile a livello produttivo, di mercato, di immagine e di costume, pur con alterne fortune e situazioni diversificate a macchia di leopardo da zona a zona.

La crescita costante della qualità, della ricercatezza, la voglia dell'origine legata ad aree sempre più circoscritte, la caratterizzazione del vitigno, la segmentazione per età e destinazione d'uso hanno caratterizzato uno sviluppo esponenziale della produzione. E questo ha avuto i suoi riflessi logicamente anche sui Concorsi enologici. Teoricamente, le trenta Docg, le trecento e più Doc, le centoventi Igt avrebbero potuto legittimare altrettante gare qualitative. Per fortuna non è stato così.

La situazione dei Concorsi enologici, dopo la grande sbornia degli anni sessanta e settanta, ha segnato un'inversione di tendenza cominciando a vacillare proprio negli anni ottanta e novanta, caratterizzati da contraddizioni e molto scetticismo. Numerosi concorsi nati da poco sull'onda dell'entusiasmo e senza una forte organizzazione o un consolidamento particolare hanno dovuto affrontare una grande crisi. Poi, poco per volta, si è avuta la ripresa, assistita anche dalla revisione legislativa patrocinata dallo stesso provvedimento sui vini Doc e Docg, la legge 164 del 1992, confermata poi a livello applicativo dal decreto ministeriale n. 335 del 8 marzo 1994.

 

  • La situazione odierna

 

Se da un lato i Concorsi enologici possono contare oggi su un quadro normativo chiaro e trasparente ed anche per questo negli ultimi anni si è assistito ad un loro costante rafforzamento, come strumento di promozione tali iniziative non hanno consolidato la loro valenza e la loro efficacia ( 1 ).

 

Globalmente oggi i Concorsi enologici riconosciuti a livello italiano sono 25. Di essi, 7 dispongono di una dimensione internazionale ed 8 di una statura nazionale, mentre i restanti 10 si accontentano di una valenza a carattere locale.

Se dal punto di vista numerico il panorama sembra offrire vari spunti positivi, le note dolenti derivano da situazioni più mascherate. Il grande numero delle aziende vitivinicole che imbottigliano e commercializzano vino, spesso di loro produzione (35-40 mila produttori per un totale di oltre 240.000 etichette) finisce per mitigare il rifiuto che parecchi produttori di grido e di sicura personalità manifestano nei confronti di questi concorsi ( 2 ).

 

Una sorta di rifiuto si manifesta con maggiore intensità specialmente nelle zone a più forte vocazione qualitativa e laddove è più radicato il legame tra il prodotto e la sua origine geografica.

Se un tempo il produttore premiato in un Concorso enologico se ne vantava a tal punto da riportare l'effige di quella medaglia o quel riconoscimento sull'etichetta del suo vino, oggi chi produce vino dispone di tali e tanti riferimenti di origine, di legge, di pregio, da segnalare sulla confezione che quella della medaglia sembra essere diventata una “mania pataccara” del tutto superflua. ( 3 ).

 

Differentemente, quindi, dal passato ed anche da quanto succede in altri paesi produttori, Francia compresa, in Italia lo strumento del Concorso enologico sembra aver perso appeal ( 4 ).

 

Le ragioni, ovviamente, sono tante, a cominciare dalla concorrenza esercitata nei confronti dei Concorsi da un altro strumento di comunicazione di affermazione più recente, vale a dire le Guide ( 5 ), che spesso hanno soppiantato ogni altro “veicolo” nell'attribuzione di una patente qualitativa e di immagine al vino ed al suo produttore.

D'altro canto, i Concorsi sono stati a volte frequentati da produttori non sempre irreprensibili dal punto di vista qualitativo, che hanno intravisto in questo strumento una scorciatoia efficace per recuperare anche solo in parte quella “verginità” perduta a causa di anni ed anni di politica produttiva ballerina ( 6 ).

 

La proliferazione dei Concorsi ha finito per svilire lo strumento agli occhi del consumatore, sia intermedio che finale, ed anche questo può aver influito negativamente sui produttori ed in particolare sulla loro decisione di partecipare.

Negli ultimi tempi, la situazione è migliorata. La conferma viene da alcuni concorsi storici come la Douja d'Or di Asti o il Banco di Assaggio di Torgiano e nuovi come il Concorso Enologico Internazionale del Vinitaly, giunto alla 15° edizione. La serietà delle rassegne sta poco per volta ripristinando quella credibilità che nel passato ha saputo regalare grande prestigio a queste iniziative.

( Fonte periodico.millevigne.it )

 

  • Considerazioni di Winetaste

 

E' ovvio e lecito che ognuno, possa e debba esprimere liberamente il proprio pensiero, su ogni argomento e questione, ma perlomeno dovrebbe conoscere a fondo e direttamente l'argomento di cui va a trattare. Ho trovato interessante il titolo di questo spunto tratto dal giornale online Millevigne, ma il resto dell'articolo è pieno di inesattezze, affermazioni superficiali, probabilmente scritte dagli autori dell'articolo “ per sentito dire “, in quanto probabilmente gli autori non hanno mai partecipato a Concorsi Enologici, in qualità di giudici, e se lo hanno fatto, la loro partecipazione risale probabilmente a molti anni fa. Ho sottolineato in grassetto i punti, che secondo me, sono privi di fondamento ed inesatti :

 

Punto 1) Come strumento di promozione tali iniziative non hanno consolidato la loro valenza e la loro efficacia

Risposta : come si spiegano gli autori dell' articolo che, in tutti i concorsi enologici, il numero dei campioni spediti dai produttori aumenta in maniera netta ogni anno, basta andare a leggere i dati ufficiali !

 

Punto 2 ) finisce per mitigare il rifiuto che parecchi produttori di grido e di sicura personalità manifestano nei confronti di questi concorsi ( 2 ).

Risposta : molti produttori affermati e sicuri della qualità intrinseca dei loro prodotti, partecipano senza timori od incertezze ai vari concorsi enologici, mentre è vero che qualche “ blasonato “ ( da chi ? ) se ne stà alla larga : ma lo abbiamo capito il perché ?

Io l'ho capito da alcuni anni : questi produttori “ pompati “ ad arte, previa elargizione di contributi pubblicitari ecc., sanno perfettamente che da un concorso enologico ne uscirebbero con le ossa rotte. Qui i vini vengono degustati da commissioni di 6/7 persone, per la maggior parte enologi e gente del mestiere, in forma assolutamente anonima, ed il piccolo produttore sconosciuto ha le stesse identiche possibilità del grande nome “ pompato “: qui conta solo la qualità intrinseca del vino, tutto il resto rimane fuori dalle stanze di degustazione, mi sembra fin troppo chiaro il concetto.....chi vuole intendere....intenda !!!

 

Punto 3) la medaglia sembra essere diventata una “mania pataccara” del tutto superflua. ( 3 ).

Risposta : vale anche qui quanto risposto al punto 1 ) ed a rafforzare la mia tesi, basta scorrere i siti web delle aziende per leggere come siano giustamente riportati in bella evidenza e con orgoglio, i premi vinti nelle varie competizioni enologiche ;

 

Punto 4) in Italia lo strumento del Concorso enologico sembra aver perso appeal ( 4 ).

Risposta : sembra....sembra...., ma i numeri parlano fin troppo chiaro.

 

Punto 5 ) comunicazione di affermazione più recente, vale a dire le Guide ( 5 )

Le Guide hanno avuto il loro ruolo ed il loro meriti, una decina di anni fa, dove hanno fatto conoscere i nuovi produttori emergenti, ma ormai tra il proliferare quotidiano di nuove guide, l'ormai evidente e palese “ marchettamento e prostituzione “di alcune di loro, sono diventate sempre meno attendibili agli occhi dei consumatori e degli appassionati. Da non sottovalutare l'esplosione negli ultimi 5 anni, di diversi siti internet di settore, piu' o meno specializzati ( come le guide d'altronde : ci sono quelle migliori e quelle peggiori ) che offrono moltissimo in tema di segnalazioni, degustazioni , come e meglio di alcune guide, e dulcis in fundo è tutto gratis .

 

Punto 6 ) i Concorsi sono stati a volte frequentati da produttori non sempre irreprensibili dal punto di vista qualitativo, che hanno intravisto in questo strumento una scorciatoia efficace per recuperare anche solo in parte quella “verginità” perduta a causa di anni ed anni di politica produttiva ballerina ( 6 ).

Risposta : questa è l'affermazione piu' strampalata che si potesse scrivere : chi non produce qualità, come può uscire vincente in qualsiasi concorso enologico ? Ma dove sono stati fino ad oggi i redattori di quanto scritto sopra : su Marte o sulla Luna dove ai Concorsi Stellari vengono chiamati degli Ufo astemi, che non sanno nemmeno che cos'è il vino ??

 

Ho voluto rispondere punto per punto alle inesattezze riportate sopra, in quanto partecipando a numerosi concorsi posso mettere la mia parola, la mia faccia ed onorabilità, e chiunque vi abbia partecipato anche una sola volta me ne è testimone, sulla integrità e correttezza dei concorsi enologici, un notaio ne è il garante. Posso altresi' testimoniare, dal momento che mi annoto sempre i miei punteggi, ed a fine di ogni degustazione, rigorosamente alla cieca, e dopo avere consegnato la scheda, tra noi commissari ci scambiamo i pareri e le valutazioni del singolo vino, che i premi ottenuti dai vini a fine concorso, sono assegnati proprio a quei vini che avevano ottenuto i maggiori punteggi.

Un'ultima annotazione per sgombrare il campo da possibili fraintendimenti : personalmente, cosi' come tutti gli altri giudici, non percepiamo alcun compenso con la nostra partecipazione a questi concorsi enologici, ma quanto ho scritto lo dovevo per chiarire al meglio ( spero di esserci riuscito ) la situazione attuale dello stato di salute dei concorsi enologici : nazionali ed internazionali.

 

Prosit con i magnifici vini vincenti ai vari Concorsi Enologici, la cui qualità è certa, senza ombra di dubbio e senza condizionamenti esterni, cosi' come a volte succede per altre realtà parallele sopra richiamate.

Giugno 2007

 

 

 

 

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