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EFFETTI PSICOLOGICI DEL VINO
Premessa......
Quando leggiamo il nome De Amicis il nostro pensiero corre alla sua opera piu' famosa “ Cuore “ ma per fortuna De Amicis non è solo “ Cuore “.
La sera del 15 aprile 1880 teneva una conferenza stampa presso la Società Filotecnica di Torino sugli “ Effetti Psicologici del Vino “.
In questo mio scritto ne riporterò i tratti salienti nei quali il giovane scrittore ha ben rappresentato e descritto le varie tipologie di soggetti che entrano in contatto con il vino.
Effetti generali ed ordinari del vino
Cari amici lettori alcune parti di questo articolo ve le trascriverò integralmente cosi' come sono riportate nella pubblicazione che ho trovato molto interessante e saranno racchiuse tra virgolette ed in corsivo .
“ A ciascuno, almeno una volta in vita sua, dopo un banchetto geniale d'amici, nel quale si sia troppo spesso affacciato, come disse un poeta, al finestrino rotondo del calice, sarà occorso di riandare tra sé, il giorno seguente, i diversi periodi d'alterazione per cui passò la sua mente, il suo cuore ed il suo linguaggio ; di fare uno sforzo per rendersi conto della progressione dell'ebbrezza, di studiare quell'io fittizio ch'egli è stato per qualche ora, curiosamente, come avrebbe fatto uno sconosciuto. E l'argomento è degno di studio, infatti, almeno quanto una qualunque delle cosi' dette malattie mentali, poiché se l'ebbrezza non è che una malattia di poche ore, e di guarigione sicura, è però importantissima, perché ci occorre ogni momento di vivere e di trattare con essa, di frenarla e di persuaderla, di vederla dovendo mostrare di non riconoscerla, e di circondarla di riguardi, per non inasprirla, e qualche volta di servircene...........omissis
Tutti abbiamo potuto cogliere a volo questa prima farfalla annunciatrice dell'ebbrezza, che si spicca quasi all'improvviso dalla mente, e che ci fa dire, dopo il primo bicchiere : Oh ! per questa sera, cacciamo via le noie ed i pensieri . “
“ Che c'è, infatti, di piu' onestamente lecito e di piu' salutare di quel piccolo sfogo moderato di giovialità e di spensieratezza, in mezzo agli amici, dopo molti giorni di lavoro e di cure ? “
Successivamente lo scrittore passa ad una analisi molto acuta e circostanziata dei vari tipi e dei vari approcci al vino e quindi prosegue descrivendo il primo soggetto che ha un approccio benevolo con tutti, vede tutto rosa ed a tutti i costi incomincia a cambiare parere anche sulla sua vita e su quella del mondo, pur sapendo perfettamente che cosi' non è :
“.... Cominciamo a pensare che, veramente la compagnia non poteva essere meglio combinata.......le speranze, ch'erano nel fondo del suo quadro, vengono innanzi a poco a poco, i dispiaceri retrocedono nell'ombra, tutto ciò che c'è di difficile o di triste nella vita si presenta come di scorcio; tutto gira, si sposta lentamente, si dispone in maniera da offrire un prospetto gradevole, come in uno spettacolo teatrale. E noi ci crediamo pienamente. Una voce intima ha un bel dirci : E' un'illusione ! Noi rispondiamo : E' realtà !..........
Poi il vetro rosato attraverso il quale vedevamo il mondo, scompare; tutte le cose ripigliano per un momento il loro aspetto reale, tutti i pensieri molesti ritornano in folla, e ci sentiamo quasi sopraffatti da un senso di sgomento. E' questo il punto in cui si vede un commensale, fino allora allegrissimo, chinare la testa e tenere l'occhio fisso per qualche istante sopra il bicchiere, facendolo girare lentamente fra le dita. Ma sono momenti brevi........”
Quelli descritti sopra sono gli effetti generali dell'ebbrezza ed ora lo scrittore ne descriverà alcuni molto interessanti che sicuramente ognuno di noi avrà visto durante cene e banchetti conviviali tra amici.
“ In Vino Veritas “
“ Il tipo piu' frequente è quello che ha dato origine al detto In Vino Veritas. La manifestazione , involontaria quasi, dei pensieri piu' nascosti sotto l'influsso del vino, non deriva da ciò: che le sensazioni non essendo piu' in perfetta relazione cogli oggetti esterni, né le idee colle sensazioni, svanisce la prudenza che nasce dal sentimento di quelle relazioni, e non si obbedisce piu' nel parlare che la passione predominante del momento. Quasi tutti nell'ebbrezza si lasciano sfuggire qualche segreto. Uomini d'affari confessano atti disonesti, altri difetti ridicoli, dissensi domestici, intimità coniugali, e persino azioni riprovevoli......e quando han detto tutto, e si sono rovesciati come un guanto, si sentono soddisfatti, come se avessero pagato un debito, come contenti d'aver ridato indietro alla gente quella parte di stima che le scroccavano, e quasi lavati d'ogni colpa dalla loro confessione, in una specie di stato di grazia,
Puri e disposti a salire alle stelle “
“ La malinconia “
“ Un'altra varietà frequentissima dell'ebbrezza è quella della malinconia. Ci sono molti, in cui il vino non eccita che il sentimento delle cose tristi, o piuttosto della poesia delle cose tristi....... Mentre la comitiva degli amici, dopo il banchetto, riempie la sala di risa e d'allegria, essi stanno in un angolo, dove hanno imprigionato un amico condiscendente, al quale raccontano con lunghi particolari tristi la storia della malattia di un parente, una disgrazia toccata a un amico; ........con parole commoventi che li fa giudicare assai piu' sensibili e piu' poetici di quello che sono.
C'è un altro tipo curioso d'ubbriaco che non si ritrova che nel basso popolo; un bevitore nel quale pare che il vino susciti principalmente il sentimento dell'ammirazione e della devozione per tutto quello che è in alto nella scala sociale. Sono per lo piu' buonissime nature, nelle quali è vivo e profondo il sentimento dell'ordine, del rispetto della legge......Tutti costoro appartengono alla categoria di quei che hanno , come dicono i francesi, le vin bon enfant.”
“ Il Vino cattivo “
“ La sentenza : ha il vino tristo chi ha il cor tristo, non è giusta. Il vino produce delle ebbrezze tristissime anche nelle migliori nature. Chi è ricorso qualche volta al vino per consolarsi o per dimenticare, trovandosi irritato da contrarietà, o tormentato da qualche sentimento d'odio o di rancore, si ricorderà di un effetto singolare che ne ha risentito, opposto affatto ai suoi desideri: la sua mente s'è eccitata, ma senza riuscire a svincolarsi dai pensieri che la possedevano;.........La piena dell'ebbrezza s'è gettata tutta nel sentimento che ha trovato predominante nell'atto di prorompere, e ha preso la natura e il corso di quel sentimento.......I pensieri e i ricordi tristi e irritanti si chiamano, si concatenano, ingigantiscono, colla stessa rapidità, colla medesima progressione, che seguono nell'ebbrezza allegra i pensieri ed i ricordi di natura opposta......Si vedono alle volte, in una contesa furiosa, quetarsi tutt'a un tratto, mostrare di essere sul punto di dire una buona parola che accomoderebbe ogni cosa, averla sull'orlo delle labbra, fare uno sforzo per pronunciarla.....e no vomitare invece una bestemmia o un insulto, come se un demonio, a cui avessero venduta l'anima, gliela strappasse dalla gola. A costoro spetta veramente il nome che danno all'ubbriaco gl'Indiani : ramyan, che significa : arrabbiato........”
Due modi di bere.
In questa parte finale lo scrittore già 125 anni orsono aveva perfettamente capito i due modi fondamentali di fruire della bevanda vino : berlo ed in alternativa degustarlo.
“ C'è chi beve per procurarsi un godimento fisico, quasi animalesco, senza cercare l'alterazione della mente, e chi beve per ingannare la noia di una vita oziosa e solitaria. Alcuni ricorrono al vino per ingagliardire un organismo logorato da lunghe privazioni, altri per guarirsi o preservarsi malanni immaginari, altri per consolarsi di un amore tradito o d'un rovescio di fortuna.........Ci sono degli uomini d'un organismo potente che eccedono nel bere, come in tutte le cose, per una certa brutalità dei bisogni giganteschi, che li costringe a riparare con acquisti enormi a perdite enormi, a gettare il vino a ondate nel loro corpo come si getta l'acqua a secchie in un cannone infocato.
Molti bevono per effetto d'uno scoraggiamento che li prende verso l'età matura, vedendo deluse le ambizioni della gioventu'; per sopire il rammarico di non essere riusciti a trovare una via, una forma d'estrinsecazione al loro ingegno; per lenire i dolori d'una malattia particolare dello spirito, che si potrebbe chiamare ` della potenza trattenuta ` .
Infine l'intemperanza famosa di tanti poeti: non è vero che bevessero, come suol credersi, per prodursi un eccitamento artificiale, a fine di scrivere; bevevano per acquietare il loro eccitamento naturale, dopo che avevano scritto... Alfredo Mussett a un tale che gli domandava perché cercasse la poesia nel vino, rispose dispettosamente : Non vi cerco la poesia, vi cerco la pace !
Tutti e due i tipi di bevitori vanno avanti sulla stessa via fino ad un certo punto, poi si dividono: gli uni s'arrestano, e diventano i golosi; gli altri tiran via, e diventano gl'ingordi del vino.
Nei primi ( i degustatori di oggi ndr! ) alla passione si viene ad innestare il capriccio....e quelli che hanno borsa pari al capriccio diventano una specie di bibliomani della bottiglia, dotti nella loro materia, che mettono nella cantina l'amore, gli studi, .........che fanno del vino un argomento continuo di ricerche e di discussioni, un'arte insomma, e una scienza, che provvede nello stesso tempo ai bisogni del loro stomaco e del loro intelletto. E costoro sono quelli che godono veramente il vino.”
( descrizione delle degustazione )
“......costoro sentono già in se, al solo apparire del recipiente, tutta la forza e tutta la gaiezza che v'è imprigionata....Si beano in quella varietà di forme delle bottiglie, snelle, pienotte, maestose, come in altrettanti profili incompiuti di belle donne; godono a palpare le rotondità eleganti dei calici; prima di alzare il bicchiere rimangono qualche momento in ammirazione di quei rubini o di quall'oro sciolto; poi ne aspirano la fragranza, e tutte le loro glandule salivari versano a onde e a spruzzi i loro succhi. Infine mettono il vetro fra le labbra, ma quasi con rammarico, come Panurge del Rabelais, di non avere il collo lungo tre cubiti per poter gustare meglio qual nettare;, poi bevono con gli occhi chiusi, e dividono in due operazioni rigorosamente distinte l'assaggiamento e la deglutizione; sentono il primo sapore, il secondo sapore, il terzo sapore; rivoltano il vino colla lingua, lo fanno scorrer lungo le gote, lo gettano verso le fosse nasali per sentirne meglio il profumo, e non si decidono che a stento a lasciarlo colare nella gola, dopo di che stanno ancora raccolti un momento per assaporare la voluttà dell'ultimo effluvio.
Vedendoli non si sa se dobbiamo sdegnarci che l'uomo, capace di tante soddisfazioni altissime della mente e del cuore, metta nel godimento di simili piaceri tutta l'anima sua, o ammirare piuttosto la prodigiosa delicatezza della macchina umana, che consente quei piaceri.
Questi bevitori, dunque, si arrestano sulla via del vizio; gli altri procedono e passano dalla classe dei bevitori in quella dei briaconi.
Costoro, invece del collo di Panurge, vorrebbero avere lo stomaco dell'Imperatore Massimino, il quale non faceva punto, si dice, che al quattordicesimo fiasco......Il vino entra a poco a poco nella loro vita sotto tutti i pretesti: ieri bevevano per resistere al lavoro, oggi bevono per rendere piu' dolce il riposo; prima per scacciar la malinconia, dopo per mantener viva l'allegrezza; una volta per invocare l'oblio, ora per eccitare la memoria.....
Il nemico s'infiltra e cresce goccia a goccia, a sorso a sorso, a bicchiere a bicchiere, un po' tutti i giorni, lentamente e sordamente, come l'acqua del mare per la crepa sottile d'una nave. Quando l'uomo s'avvede del pericolo, è quasi sempre troppo tardi: la stiva è già piena. Egli fa ogni giorno il proponimento d'arrestarsi ai primi bicchieri; ma vuotati i primi, sente in sé un'energia, un vigore di volontà, il quale lo fa tanto sicuro di riuscire ad attuare il suo proponimento un'altra volta.......con la speranza vaga che verrà un giorno in cui smetterà irremissibilmente........Adduce alla ricaduta di ogni giorno, ogni giorno una nuova giustificazione, qualche volta ingegnosissima.......
Piu' beni o piu' mali ?
Lo scrittore conclude questa bellissima conferenza sul vino con una domanda molto semplice ma di vitale importanza ed ancora oggi attualissima : piu' beni o piu' mali dal bere il vino ! E qui riporta l'esempio di due pittori della scuola olandese : lo Steen e Van der Helts in questo modo :
“ A me non tocca rispondere...... Nei quadri dello Steen è rappresentata l'orgia ignobile, che sostituisce all'allegrezza della famiglia il baccano della taverna: visi istupiditi, atteggiamenti osceni, braccia cascanti che il giorno dopo non lavoreranno, e case disordinate che rivelano un disprezzo abituale di ogni dignità e di ogni gentilezza. Nei quadri del Van der Helst sono rappresentati dei banchetti gioviali, dove cittadini di tutti gli ordini dello Stato si fanno dei brindisi e conversano fraternamente; e son belle figure oneste ed aperte, su cui si legge la sicurezza della coscienza e la nobiltà della vita consacrata alla patria; eccitati, ma composti, con un sorriso negli occhi che fa indovinare gli aneddoti ameni e le parole cortesi, e ispira nello stello stempo l'allegrezza ed il rispetto.
Ecco le due potenze opposte del vino, o per meglio dire: i due vini. C'è il vino dello Steen e c'è il vino del Van der Helst. L'uno è veleno che trascina all'ozio, all'istupidimento, alla prigione, alla tomba; e questo vino fuggiamolo, combattiamolo, vituperiamolo. L'altro è il vino che fa alzare nello stesso tempo il calice, la fronte e il pensiero; il vino che mette all'operaio la forza nel braccio e il canto sulle labbra; l'allegria della nostra mensa d'ogni giorno, il festeggiatore delle riconciliazioni e dei ritorni, il liquore benefico che riscalda le vene dei nostri vecchi, che rinvigorisce le convalescenze sospirate dei nostri bambini, che aggiunge un sorriso all'amicizia e una scintilla all'amore; il secondo sangue della razza umana. E questo onoriamolo e festeggiamolo, benedicendo le due grandi forze benefiche a cui ne andiamo debitori : la fecondità della terra e il lavoro dell'uomo. “
Non aggiungerei nulla di piu' a queste sacrosante parole scritte oltre un secolo fa ed ancora attualissime e veritiere, se non invitarvi virtualmente ad un nuovo anno 2005 ricco di pace per tutti.
Roberto Gatti
Email : gatti-roberto@libero.it
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