| Dibattito
sulla proposta avanzata da Gianni Zonin di ridurre l'IVA sul vino dal
20 al 10%.
No
grazie da Angelo Gaja. La replica a Gaja da parte di Roberto Gatti,
collaboratore di INformaCIBO
La
lettera di ANGELO GAJA pubblicata sui siti www.enotime.it
e www.vinit.it
Spett.
Magazine,
credo
che la proposta di ridurre l’Iva nasca da un equivoco: cioè
considerare il vino un alimento al pari di pane, olio, latte, frutta
e verdura (che beneficiano di un’Iva al 4%). Da qualche
decennio ormai il vino non puo’ più essere considerato un
alimento: già Renato Ratti (n.d.r. inportante enologo
piemontese scomparso da circa 15 anni, precursore per quanto riguarda
la valorizzazione del vino attraverso l'informazione mirata e la
legislazione correttamente applicata) vent’anni fa lo definiva
“bevanda edonistica”.
Che cos’è allora il vino se non
è più un alimento? E' una bevanda voluttuaria, non
strettamente indispensabile, che tende ad assumere i connotati di un
bene di lusso.
Sempre
più rientrano nella categoria dei beni di lusso i premium
wines, per intenderci quelli che in Italia vendono al pubblico a più
di tre euro per bottiglia (gli americani li distinguono in quattro
categorie: popular-premium, premium veri e propri, super-premium ed
extra-premium), ampia categoria di vini che giustificano un valore
aggiunto più elevato vendendo assieme alla qualità
anche “l’immaginario”, “il territorio”, "la Doc”,
“la storia”, “il prestigio” , “la rarità,
“l’originalità del produttore”, ecc.
Sui premium
wines (e non sui vini da tavola) si giocherà il futuro del
vino italiano.
Invocare
la riduzione dell’IVA per il vino perchè il mercato è
in sofferenza ? Ma anche altri mercati sono in sofferenza (quello
dell’auto, quello dell’abbigliamento…): tutti a chiedere la
riduzione dell’IVA? Si invoca la riduzione dell’IVA per
abbassare il prezzo del vino e ridare così slancio ai consumi?
Ma a questo provvede già il mercato. I prezzi del vino
sfuso, infatti, sono in forte flessione ovunque in Italia. E'
sufficiente inoltre una vendemmia con una produzione appena normale
come quella del 2004 (anzichè le vendemmie molto scarse degli
ultimi anni) perchè i prezzi delle uve minaccino di abbassarsi
vistosamente ovunque.
Per
riattivare il mercato del vino occorrono invece iniziative
imprenditoriali, creatività, intraprendenza, investimenti per
migliorare la qualità, per dare loro maggiore credibilità
e migliore introduzione su tutti i mercati, onde farli preferire ai
vini australiani, americani, spagnoli, francesi, ecc. Con tutto il
rispetto per i mercati emergenti (Cina, India,…..) occorre da
subito lavorare con maggiore lena per attivare una maggior domanda i
nostri vini sul mercato dell’Europa Unita, quello più
importante per tradizione, per abitudine al vino, per cultura:
quell’Europa Unita che è diventata il nostro nuovo paese e
lo sarà ancor di più per i nostri figli. Su troppi
stati dell’Europa Unita l’immagine del vino italiano per lungo
tempo è rimasta appiattita sui vini da tavola, mentre spazi
considerevoli si offrono ai premium wines.
Ancora
un'osservazione. Una riduzione dell’IVA renderebbe il vino da
tavola la bevanda più economica al fine
dell’approvvigionamento alcolico: per chi volesse abusare il vino
da tavola offrirebbe l’alcool al prezzo più basso.
Prevedibile l’opposizione più ferma dai molti nemici che
il vino, purtroppo, ha in Italia.
Angelo
Gaja, Settembre 2004.
La
risposta di Roberto Gatti collaboratore di INformaCIBO
Gentile
sig. Angelo Gaja,
pur
con tutto il rispetto e la considerazione, che la sua figura di
produttore di vini merita, per avere contribuito alla divulgazione e
conoscenza del vino italiano nel mondo, mi permetto di rivolgerle
alcune considerazioni personali.
E’
chiaro che, dal suo punto di vista, con i prezzi di vendita dei suoi
vini, ridurre l’Iva dal 20 al 10% significherebbe, da quanto lascia
intendere il suo intervento, in qualche modo “ declassare “ i
suoi vini, o meglio “ umiliarli “.
Ma
veda caro sig. Angelo, non tutti gli italiani, compreso chi le
scrive, si possono permettere, o vogliono spendere cifre, a mio
avviso, folli per una bottiglia di vino .
Le
dirò di piu’ : anche potendo permettermelo economicamente,
mi rifiuto per principio di “ regalare “ a Lei ed alcuni suoi
colleghi “ superfamosi “ e “ super-pompati” da alcune guide
nostrane, cifre che sono lungamente gonfiate ed esagerate, per quanto
è contenuto nella bottiglia . Esistono, per mia fortuna, e di
tanti amici appassionati come me, delle buonissime bottiglie, che in
degustazionI “ alla cieca “ farebbero uscire ridimensionati i
suoi vini, dall’esito delle stesse.
Ci
sono tante persone che il vino lo bevono tutti i giorni, durante il
pranzo o la cena, ed io lo qualifico al pari del pane, della pasta e
dell’acqua ! Perché non considerarlo un alimento, quando
anche la scienza medica ormai ha appurato che un bicchiere a pasto è
benefico ?
Poi
per tentare di chiarirci entrambi, che cos’è l’IVA, se non
un balzello che il nostro stato applica su ogni cosa che il cittadino
consuma quotidianamente, dalla pasta, al riso, alla carta igienica?
L’Iva
non è certamente indispensabile, è invece
indispensabile potere scegliere, tra tanti vini con un buon rapporto
qualità-prezzo, e fortunatamente per noi veri, autentici e
puri appassionati , che il vino lo beviamo, in Italia ne esistono
davvero tanti, non certamente i suoi .
Non
me ne voglia per la franchezza con cui le ho esposto il mio pensiero,
ma se continuiamo a prenderci in giro, con falsità ed
ipocrisie, non faremo sicuramente il “ bene “ del mondo vino ,
nel suo insieme.
Con
molte cordialità.
Roberto
Gatti
Collaboratore
dei siti :
1) www.vinit.it , nella rubrica : Le mie Degustazioni di
Roberto Gatti ;
2) www.informacibo.it nella rubrica : Le Degustazioni di Roberto
Gatti ;
3) www.assivip.it ( Enoteca Regione Marche ) nelle NEWS .
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Ottobre 2004
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