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L'Abruzzo: fra Eremi e Panarda
Abruzzo: Regione Verde d'Europa, Terra di Parchi e di natura protetta, di riviera costellata di Trabocchi e di borghi arroccati su dolci colline
Abruzzo: dove la storia del paesaggio diventa storia del folklore e delle ricche tradizioni culinarie.
“Curioso paese! Pesante e assieme leggerissimo, nordico e assieme greco. Intorno è una tempesta rappresa di monti e avvallamenti. In cima a ogni onda è posto un paesino con la gobba della sua chiesona e il dito eretto del suo campanile”...” siamo colpiti ...da questa parte di chioccia coi pulcini che la chiesa fa nei paesi... qui la locuzione madre chiesa ritrova il suo significato letterale.
Così Alberto Savinio, (artista di più arti) con poche efficaci parole racconta nel romanzo “Dico a te Clio” l'essenza di questa regione.
Ed ancora “l'Abruzzo è un vasto presepe che si muove al suono delle ciaramelle”.
Guardiamo anche noi oggi con stupore come maternamente le case circolano intorno al campanile dei piccoli borghi appollaiati in cima ai colli. Raggiungerli equivale a snidare i segreti del genio del luogo, mentre scorre sulla faccia un fiato fresco di odori naturali e lo sguardo pascola sull'immenso giardino sui monti.
I viaggiatori inglesi nel 700 e nell'800 usavano visitare l'Abruzzo quando non c'erano alberghi, ma si aprivano agli stranieri le case ospitali della nobiltà locale. Fra quelli che scrissero le loro impressioni sul paese ci furono Mr. Keppel Craven ( osservatore assai fine, il suo viaggio Excursions in the Abruzzi, apparve nel 1838), Ferdinando Gregorovius, Henry Swinburne, Sir Richard Colt Hoare; il geniale Edward Lear, che oltre alla sua famosa poesia Old man of th'Abruzzi, so blind that he couldn't his foot see, scrisse un piacevole resoconto delle sue peregrinazioni nella provincia in Illustrated Escursions in Italy, nel 1846. Ma fra tutti preferisco il racconto di Fra Serafino Razzi, frate viaggiatore, precursore dei grandi viaggiatori stranieri dell'800. Umanista, particolarmente versato nell'arte oratoria, attraversò l'Abruzzo dal luglio del 1574 agli inizi del 1578 e con puntigliosa meticolosità descrisse le tappe dei suoi itinerari abruzzesi. Frate domenicano toscano che si dilettò a “riscrivere questi nostri viaggi dalle bozze che io ne faceva giorno per giorno, quando io era la sera all'osteria, o al convento alloggiato”.
A differenza dei grandi viaggiatori che privilegiarono i grandi centri urbani, egli descrisse prevalentemente i centri minori.
Proprio come il Press Tour “A Tavola con l'Abruzzo” 2008, organizzata in occasione della terza edizione dal B2B Abruzzo e realizzata dalla Camera di Commercio di Pescara in collaborazione con l'APTR - Regione Abruzzo, che ha fatto scoprire anche i borghi, i piccoli e meno conosciuti centri, le piccole attività a fianco delle aziende e realtà più affermate. In poche parole il cuore della regione. Il press-tour ha colto appieno il suo obiettivo riuscendo a far conoscere, seppur in un limitato lasso di tempo, tutti i punti di forza della regione Abruzzo che la rendono una meta turistica unica, tutta da scoprire.
Moderni viaggiatori, spigolando in campo già mietuto, volentieri, con rinnovata curiosità e convinzione invitiamo il lettore a visitare questi luoghi. Si può scegliere un qualsiasi periodo dell'anno per visitare e soggiornare in Abruzzo, tanti, vari ed interessanti sono gli aspetti di questo territorio.
1) L'Abruzzo Religioso
“Nel quadro severo delle sue montagne e nelle difficili condizioni di esistenza da esse determinate, il profilo spirituale dell'Abruzzo è stato modellato dal cristianesimo: l'Abruzzo è stato, attraverso i secoli, una creazione di santi e di lavoratori. ... Per scoprire l'intera struttura morale dell'Abruzzo bisogna dunque conoscerne i santi e la povera gente”. Più di mezzo secolo è trascorso da quando Ignazio Silone sintetizzò in pochi essenziali tratti il profilo dell'Abruzzo. (L'Abruzzo in Abruzzo e Molise - TCI, Milano 1948)
Fra la terra d'Italia più ricca di arcano, l'Abruzzo ha la sua più profonda religiosità nella Natura e negli Eremi, oltre che nelle Chiese.
La sacralità della natura è sfondo e ad un tempo protagonista.
La Maiella definita da Plinio il Vecchio “padre dei monti”, è per gli abruzzesi “La Madre”, la “Dea Maja”, dea italica. Una montagna complessa e affascinante, pulsante di vita, di verde e di acque, ma anche ricca di innumerevoli testimonianze culturali: Eremi, Conventi, Castelli. La scelta della Maiella come luogo di culto da parte degli eremiti è dovuta probabilmente all'isolamento che questa montagna ha conservato. La cospicua parte superiore del massiccio è stata per per lunghi secoli terreno esclusivo di pastori, boscaioli e santi eremiti.
La sacralità della Maiella affonda le origini in epoche remotissime e precristiane. La leggenda racconta della dea Maya, gigantesca e bellissima donna frigia, che riparò su questo monte con il figlio ferito morente. Il pianto della madre arivò alle orecchie di Giove che impietosito volle dedicare al figlio della dea un alberello dagli sgargianti fiori gialli: il maggiociondolo, albero abruzzese per eccellenza.
Francesco Petrarca la denominò “Domus Christi”. Romitori, cenobi che sfruttavano sgrottamenti rocciosi e ripari naturali già abitati nella preistoria, si diffusero nel Medioevo in tutta la Maiella. Ed è in questo contesto che appare intorno al 1230 un giovane frate di origini molisane Pietro Angeleri, il futuro papa Celestino V. Egli iniziò la sua vita ascetica sul Monte Porrara. Discostandosi alquanto dalle tradizioni benedettine e cistercensi delle quali era permeata tutta l'Italia centro meridionale, diede origine ad una originale concezione monastica e creò le premesse per la creazione di un ordine vero e proprio, i celestiniani.
Dal Porrara il futuro papa si trasferì sul Morrone in una grotta da dove partì il primo movimento celestiniano. Si spostò poi nelle valli più selvagge della Maiella dando luogo ad una vera e propria rete di eremi, fra cui il vertiginoso eremo di San Giovanni, o quello di Santo Spirito (che si trasformò in un vero e proprio monastero), o il suggestivo eremo di San Bartolomeo a Roccamorice. Esempio dello spirito ascetico di Celestino V, teso alla solitudine ed alla preghiera. All'interno dell'eremo è conservata una preziosa statua lignea di San Bartolomeo, molto venerata e che il 25 agosto è portata in processione da numerosi fedeli.
(Per saperne di più e spaziare nelle magnifiche illustrazioni si consiglia il saggio Eremi d'Abruzzo di Edoardo Micati Edizioni Carsa.)
Non molto distante sorge San Clemente a Casauria, una delle abbazie più interessanti della regione, un astro di singolare grandezza lungo il corso del fiume Pescara. “La più meravigliosa opera d'arte di tutto l'Abruzzo” come scrive il Gregorovius nel “Viaggio in Abruzzo” del 1871. Edificata da Ludovico II nell'871, è un importantissimo monumento di transizione dal romanico al gotico cistercense. E' con Leonate, consacrato abate nel 1156, che l'Abbazia ( con l'attiguo convento sorto secondo le regole di S. Benedetto) conosce il periodo di maggiore splendore.
L'originalità e la bellezza non sono soltanto nella purezza delle linee architettoniche, nel risalto che la copertura a tetto conferisce alla linarità delle navate, che sembrano erette per proteggere la poesia claustrale della solitudine e del silenzio, nella facciata in cui, come gemma rarissima e preziosa, è incastonato il portico. Non sono soltanto nella grazia svettante del cero pasquale, nella purezza filigranata dell'ambone in cui si magnifica l'acanto in pietra bianca della Maiella. E' in San Clemente che compare per la prima volta l'arco a sesto acuto che annunzia l'arte gotica in questi luoghi.
2) I borghi degli Altipiani Maggiori d'Abruzzo nella provincia dell'Aquila
Pescocostanzo
Fa parte del Club dei Borghi più belli d'Italia tra la Majella e l'alta valle del Sangro.
Assolutamente da non perdere una visita a questo stupendo paese ricchissimo di opere d'arte e di artigianato. Davvero lodevole l'attenzione dei residenti nel conservare il paese con le sue antiche caratteristiche e le case, i cosiddetti “vignali”, con le gradinate ed il pianerottolo esterni, con porte e finestre incorniciate da pietra bianca della Maiella lavorata. L'aspetto urbanistico è perfettamente conservato a borgo medioevale con chiese e bellissimi palazzi gentilizi riccamente adornati. La fortuna e la ricchezza di questo centro è sicuramente legata alla transumanza ed al mercato della lana. La più grande industria abruzzese è stata per secoli e secoli quella armentizia. Fino alla fine dell'800 rifiorì la pastorizia e la commessa industriale della lana che consentì accumulazioni di capitali e la nascita di un ceto borghese in grado di commissionare pregevoli opere di artigianato, favorendo, così, uno sviluppo fiorente.
Questo grazioso centro è anche meta per turisti amanti della natura, della tranquillità della buona cucina e dello sport, non solo invernale. Vicino al paese il bosco di Sant'Antonio con i suoi secolari faggi è un'oasi di pace. Dotato di impianti di risalita propri, Pescocostanzo è comunque ad un passo dai comprensori più celebrati come quelli di Roccaraso Aremogna, Monte Pratello - Rivisondoli e Rocca Pia. .
Rivisondoli
Anche questo paese, dove fra l'altro è nata la tradizione del presepe vivente per la sua suggestiva conformazione, sorse e prosperò per essere sulla Via degli Abruzzi che collegava Napoli a Firenze e che costituiva il passaggio commerciale più importante della regione. Inoltre ebbe uno sviluppo turistico notevole grazie alla linea ferroviaria Sulmona-Isernia ed al soggiorno della famiglia reale nel 1913, che segnò l'inizio della valorizzazione turistica soprattutto invernale di tutto il comprensorio.
La stazione sciistica di Rivisondoli, Monte Pratello, oggi è collegata al comprensorio Aremogna-Toppe del Tesoro di Roccaraso.
Roccaraso
La sua evidente posizione all'inizio del Piano di Cinquemiglia tradisce l'antica vocazione a presidio strategico dell'accesso al Piano. La Via degli Abruzzi, che anche qui passava, assunse, grande importanza soprattutto all'apice dell'economia armentizia abruzzese, quando nel 500 in Abruzzo si contavano oltre 5 milioni di capi ovini.
Pur subendo una forte emigrazione come la gran parte dei paesi montani abruzzesi, Roccaraso seppe riscattarsi con il turismo già all'inizio del '900, anche grazie alla costruzione della ferrovia Sulmona-Isernia(1897) che lo collegava con le due grandi metropoli dell'Italia centro meridionale, Roma e Napoli.
Dell'antico borgo fortificato rimane pochissimo a causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale che distrusse quasi completamente il paese, che seppe, però, rinascere improntando definitivamente la propria vita ed economia sul turismo. Roccaraso è infatti la stazione sciistica più attrezzata ed apprezzata dell'Italia Centrale. Una intelligente intraprendenza turistica da parte degli operatori e degli amministratori locali, collocano il paese ai vertici nella valorizzazione turistica invernale e non solo dell'Italia Centrale.
Rocca Pia
Antico piccolo borgo, dalla struttura medioevale, stretto e protetto in una gola, tanto che l'antico nome era Rocca Valle Oscura. Girando il paese si notano interessanti case di pregevole fattura. Da visitare, fuori dal centro, anche la chiesetta della Madonna del Casale con un bel portale in pietra del Trecento.
3) Picciano ed il Museo dell'Arte contadina
Richiamo interessante per turisti che amano l'arte, l'archeologia e la storia sono i Musei.
In Abruzzo ce ne sono diversi: nazionali, comunali, ecclesiastici e privati, alcuni di questi anche se si trovano in piccoli paesi sono da non trascurare, come quello delle tradizioni ed arti contadine di Picciano(Pe)
Picciano è un piccolo centro dell'entroterra pescarese. E' facilmente raggiungibile uscendo al casello autostradale di Pescara Nord. Il Museo delle Tradizioni ed Arti Contadine, sorge nel contesto di un Centro Culturale tenacemente voluto dalla famiglia di Franco Di Silverio e dedicato alla memoria del padre Clementino. Inaugurato nel novembre del 1989, è diviso in settori ed in aree, e si estende per una superficie di 6.000mq.
La progettazione e realizzazione del Museo è stata affidata al prof. Arch. Mario Garbuglia, scenografo di fama mondiale. Per alcuni aspetti concettuali questo museo è unico non solo per l'ampiezza e la ricchezza degli oggetti e documenti, ma anche perchè è concepito in modo rivoluzionario, nel senso che attorno all'oggetto e per l'oggetto è stato ricostruito l'ambiente che gli è proprio, in un percorso che conduce all'identificazione del lavoro e della vita dei contadini, attraverso la riscoperta di antichi strumenti che rimandano la memoria alla manualità, all'impegno umano, ricco di significati e del segno della vita.
Dunque, diversamente da come accade di solito, il primo elemento è l'oggetto ed attorno ad esso è realizzata la ricostruzione degli ambienti e degli aspetti della vita quotidiana dell'epoca contadina. In primo piano i protagonisti ancora oggi significativi dell' enogastronomia abruzzese e dell'artigianato: l'ulivo e l'olio, la vite ed il vino, il grano, la tessitura, il ferro battuto, la ceramica.
La visita guidata da Giovanna Russo è resa ancora più emozionante e suggestiva dalla voce narrante dell'ideatore, prof. Franco Di Silverio e dalle immagini di Cascella.
Didatticamente efficace, colpisce il sentimento di rispetto, di riconoscenza, di amore che sottende e
traspare da questo Museo diverso; molto più di un Museo, è poetica suggestione che porta alla conoscenza, suscita il ricordo, emoziona. Tappa obbligata per il turista che vuole incontrarsi con questa terra. Indispensabile fonte di conoscenza per le nuove generazioni!
4) Oreficeria abruzzese e l'arte di Italo Lupo
La produzione orafa abruzzese di tipo tradizionale si è caratterizzata nei secoli sia dalla realizzazione di manufatti in filigrana che dalle tecniche della fusione, dello sbalzo e del cesello. Modelli spesso ispirati al mondo della natura con riferimenti decorativi magico-simbolici ed apotropaici. Gli esemplari tradizionalmente ricorrenti sono la cannatora, collana girocollo; le ciarcelle o le sciacquajje, orecchini a navicella in lamina traforata e la Presentosa, medaglione a forma di stella contornato da arabeschi in filigrana con al centro uno o due cuori uniti da una mezzaluna. Simbolo o promessa d'amore e, dunque, destinato alle innamorate come “presente” ossia “dono” da cui deriva la definizione dialettale “presentenze” da cui “presentose”,ha un'antica tradizione risalente alla fine del 600. Gabriele D'Annunzio, nel romanzo Il Trionfo della Morte la nominò così, rendendola famosa.
Nell'arte dell'oreficeria in generale ed in quella abruzzese in particolare la filigrana indica leggeri e finissimi lavori che imitano l'arabesco composti con sottilissimi fili d'oro o d'argento. Tecnica orafa venuta probabilmente dalle più antiche civiltà medio-orientali. Il color oro, simbolo di luce per eccellenza, rientra inevitabilmente nella sfera del divino. Per alcune fonti(Enciclopedia delle Arti e Industrie) gli inventori della filigrana sono stati gli arabi, che in tale arte furono sempre eccellenti. Già presente in Italia nell'oreficeria etrusca poi in quella romana imperiale, fu nel Medioevo che le popolazioni di origine Longobarda dettero un nuovo impulso all'arte orafa, sia da un punto di vista stilistico che tecnico. Con il ritorno dei crociati, poi, la filigrana approdò a Genova, a Venezia e poi nel resto dell'Italia. I popoli di stirpe germanica che invadono l'Occidente e, dunque, anche l'Abruzzo, da una parte, ed i crociati dall'altra, consolidano quest'arte.
Attualmente i centri più importanti sono Pescocostanzo, Sulmona, Guardiagrele e Scanno.
L'orafo Italo Lupo opera da più di 25 anni nel settore della produzione di oggetti preziosi, ncentrando la sua arte sulla tradizione e sulla realizzazione di gioielli unici realizzati con tecniche artigianali usando esclusivamente oro 750/000 o argento 925/000. Pur attingendo all'antica iconografia tradizionale abruzzese e ripercorrendo le linee della classica oreficeria abruzzese, Italo Lupo la rilegge con uno stile moderno e creativo. All'inizio del 2000 si inventa la “Presentosa di mare” la Pescarina, ciondolo che si ispira alla stella marina ed alla città di mare: Pescara.
Italo Lupo, orafo che ha saputo legare la cultura del mare a quella della montagna, opera in Pescara in Via Roma ed a Bolognano.
Per inf..tel.fax 085 27666 www.italolupo.it
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