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Roma
15 dicembre 2005: Convegno Nazionale della Federazione Italiana
Cuochi:
“Quale futuro per gli Istituti professionali alberghieri”
Collaborano Saps, Kenwood, Lainox.
Mercoledì
15 dicembre verrà organizzato a Roma il Convegno nazionale
della Federazione Italiana Cuochi (FIC) sul tema: “Quale
futuro per gli Istituti professionali alberghieri”.
L’importante
incontro si terrà, al Grand Hotel Palazzo Carpegna (ex Domus
Mariae) in Via Aurelia, 481 Roma, in collaborazione con
l’Associazione per lo studio di materiali e forme degli strumenti
di cottura (SAPS), del Kenwood e della Lainox.
Il
Convegno, che avrà come punto di riferimento il documento (che
pubblichiamo qui sotto) elaborato dalla Commissione Scuola della FIC
composta dal dott. Marco Valletta, dal prof. Giacomo
Giancaspro e dal prof. Pietro Montone, servirà a
preparare il documento ufficiale della Federazione Italiana Cuochi da
presentare al ministero della Pubblica Istruzione per la riforma
degli istituti professionali alberghieri.
Al
Convegno interverranno rappresentanti del MIUR, dirigenti scolastici,
docenti e organizzazione sindacali oltre che rappresentanti della
Scuola.
Segreteria
organizzativa:
FIC
– Federazione Italiana Cuochi
Via
G.P. Pergolesi, 29 Milano
Telefono
+39.02.66983141
Sito
internet: www.fic.it
- E-mail: fic@fic.it
Sede
del Convegno:
Grand
Hotel “Palazzo Carpegna” (ex Domus Mariae)
Via
Aurelia, 481Roma
Tel
+39.06.66007963
Mondo
scuola e istruzione professionale: le Linee Guida della
Federazione
Italiana Cuochi
Da
tempo c'è un'ampia discussione su come riorganizzare
l'istruzione professionale nelle Scuole Alberghiere ora InformaCIBO
pubblica, per gentile concessione della FIC, questo importante
documento elaborato dalla Federazione Italiana Cuochi che dà
indicazioni precise su come riformare il settore.
L'ISTRUZIONE
PROFESSIONALE IN ITALIA
Per
comprendere l’evoluzione culturale e metodologica di cui
l’istruzione professionale è stata degna protagonista, è
necessario risalire al termine del secondo conflitto mondiale quando
il Paese, ridotto ormai in una situazione di grande difficoltà
non solo in campo economico ma anche nel settore scolastico, è
stato chiamato a provvedere con urgenza a tali carenze. Vi era nel
Paese un grande voglia di ricostruire presto e bene un nuovo ordine
sociale e politico. L’Italia, così come gli altri paesi
occidentali, era interessata ad un processo di espansione
dell’istruzione scolastica.
I
primi segni di rilancio economico negli anni ’60, si associarono al
cosiddetto “boom demografico” e il Ministero della Pubblica
Istruzione dell’epoca si trovò così a dover gestire
contemporaneamente tutti i fenomeni annessi ad una accelerata
crescita demografica: domanda sociale di formazione; richieste da
parte del mondo del lavoro ecc. Non esistendo una legge che
prevedesse l’istituzione di una specifica istruzione professionale,
il governo emanò degli appositi decreti che autorizzavano
l’istituzione di scuole tecniche speciali.
Per
anni, però, il concetto di istruzione professionale è
stato inteso come qualcosa di generico ed estraneo all’istruzione
organizzata, tanto da parlare di avviamento al lavoro o di
apprendistato, troppo spesso inteso come trampolino di lancio per
l’ingresso nel mondo del lavoro: nacque così la scuola
dell’avviamento professionale.
Non
esisteva una scuola unitaria di tipo obbligatorio; l'istruzione
professionale non si presentava in forme organiche, essa era
prevalentemente affidata alla tradizione dell'artigianato familiare,
delle attività rurali, delle botteghe-scuola. La formazione
liceale era il modello del fare scuola, fucina della nuova classe
dirigente.
Con
lo sviluppo delle prime forme di industrializzazione tale modello
formativo rilevò i propri limiti: non preparava i tecnici di
cui la società industriale aveva crescente bisogno; la scuola
di concezione umanistica non fu in grado di evolversi, tanto che
molte esperienze formative miranti a preparare tecnici furono
organizzate al di fuori del Ministero della Pubblica Istruzione
(agricoltura, commercio, servizi) e solo più tardi, con la
legge del 15 giugno 1931, passarono sotto il suo controllo e si
istituì nell’ambito del Ministero della Pubblica Istruzione
la Direzione Generale dell’istruzione tecnica con il compito di
unificare i vari istituti tecnici e dare loro programmi organici.
Rimase inalterata la vecchia impostazione che riteneva per
“professionale” l’acquisizione di capacità meramente
esecutive fornite dalla scuola di avviamento professionale che
terminava al 14° anno di età e non costituiva la base
degli istituti tecnici .
Solo
dopo la fine della II Guerra Mondiale (1945) si allarga il concetto
di istruzione professionale con l’istituzione degli Istituti
Professionali intesi come scuola di sviluppo pluriennali allineati ai
licei. Era evidente, infatti, che il settore tecnico e professionale
sono complementari ma non identici. Si chiarì che l'istruzione
professionale avrebbe dovuto promuovere la formazione umana e sociale
dei giovani che si avviavano al lavoro e dei lavoratori. Nel corso
del tempo la scuola professionale si è così modificata
rapidamente.
Gli anni che vanno dal 1969 al 1971 rappresentano una
svolta culturale e pedagogica nel mondo della scuola. In mancanza di
una riforma organica nel 1969 con Misasi furono presi "provvedimenti
urgenti" quali la nuova formula degli esami di maturità,
la liberalizzazione degli accessi universitari, l’istituzione della
maturità professionale.
Dal
1971 al 1985 i partiti tentarono di approvare in Parlamento una legge
riforma complessiva della secondaria, ma il suo cammino parlamentare
venne interrotto e non riuscendo ad ottenere risultati attraverso la
via della maxi-riforma parlamentare, il Ministro Franca Falcucci, tra
il 1985 e il 1987 attuò la strategia dei piccoli passi usando
lo strumento degli atti amministrativi, senza dover ricorrere a
leggi. Fu predisposto un progetto ministeriale di razionalizzazione
degli indirizzi e di riorganizzazione dei piani di studio dei primi
due anni della superiore nella prospettiva di innalzamento
dell'istruzione obbligatoria.
Dunque
dalla fine degli anni settanta si incrociarono due fenomeni: da un
lato la diminuzione delle "sperimentazioni di struttura" e
dall'altro una esplosione delle "sperimentazioni di ordinamento"
(nuovo orario, programmi, discipline all'interno dei tre ordini della
secondaria) dette anche minisperimentazioni. Nel 1987 si
perfezionarono i Progetti assistiti per i diversi tipi di istituti
professionali indicati come Progetto '92: i tre anni degli Istituti
professionali vennero articolati in un biennio unitario e in un
monoennio professionalizzante. Si procedette alla stesura di nuovi
programmi, si cambiò il curricolo e l'orario di insegnamento
dei vari corsi, comprimendo gli insegnamenti specialistici e
potenziando quelli culturali, umanistici e scientifici; dopo il
triennio si previde la possibilità di giungere alla maturità
professionale anche attraverso percorsi innovativi predisposti in
collaborazione con le regioni e il mondo produttivo.
Partito
nell'anno 1988-89, il Progetto '92 dal 1995 divenne di ordinamento
per tutti gli Istituti professionali funzionanti sul territorio
nazionale. Con l’entrata in vigore del “Progetto 92” si è
voluto verificare la possibilità di rilanciare l’offerta
formativa degli Istituti Professionali Alberghieri adeguandola in
termini di equilibri culturali, di professionalità, di
obiettivi, alle istanze sociali ed economiche del mondo produttivo.
La scuola professionale uscita da tale periodo di cambiamenti davvero
poco somigliava a quella di un tempo. Il 3 luglio 1990 il sen.
Mezzapesa presentò una proposta di legge sulla riforma della
secondaria e sull'innalzamento dell'istruzione obbligatoria, testo
infine licenziato dall'assemblea il 31 gennaio 1992.
Infine la
legge di riordino dei cicli scolastici, approvata nel febbraio 2000,
che prevede l'abolizione degli esami di riparazione, la creazione di
"istituti comprensivi" (scuola elementare e media) e di
"istituti plurindirizzo" (scuole secondarie superiori in
cui sono stati accorpati più indirizzi).
L'obiettivo della
riforma era il passaggio da una organizzazione del sistema educativo
centrata sul ministro e sul ministero, ad una centrata sullo studente
e sull'apprendimento mirante a cancellare la forma gerarchica dei
rapporti tra amministrazione centrale e scuole ed ad impostarli in
termini funzionali e di rete. Ma la legge di riordino delinea anche
le nuove norme sulla formazione professionale e sull'apprendistato:
decisivo risulta, per i curricoli della scuola secondaria, il
raccordo con la formazione professionale e l'apprendistato in
attuazione delle norme sull'obbligo di frequenza di attività
formative fino ai 18 anni. Ciascuna scuola, inoltre, diviene un
soggetto giuridico indipendente ed il suo rapporto con il Ministero
funzionale e non più gerarchico.
Conclusioni
La
Federazione Italiana Cuochi esprime attraverso questo documento il
bisogno di sollevare il problema della formazione alberghiera. Le
cucine della Nostra Italia stanno diventando preda di ciarlatani,
modeste casalinghe e improvvisati chef. La scuola di settore,
specialistica, deve affrontare il problema, deve comprendere che il
percorso formativo non può esaurirsi in pochi anni né
tanto meno abdicarlo in toto al mondo del lavoro. E’ indispensabile
istituire un ciclo di studi flessibile e aperto che tenga conto delle
mutevoli esigenze del mondo del lavoro e che veda nella scuola di
Stato l’Istituzione capace di far acquisire ai giovani la giusta
relazione tra saperi, educazione e formazione.
La
scuola di Stato deve avere, pertanto, percorsi lungimiranti ed
ambiziosi che puntino all’acquisizione di competenze sempre più
di qualità e la FIC in tal senso desidera offrire il suo
contributo di professionalità specifiche di settore.
E’
per noi indispensabile avere un incontro chiarificatore tra mondo del
lavoro, scuola e associazioni di categoria, al fine di verificare le
strategie da attivare sinergicamente per una scuola sempre più
formativa. E’ una opportunità da considerare come un momento
indispensabile di crescita della Professione che noi rappresentiamo:
ipotizzare una struttura sinergica che garantisca alla scuola la
qualità dell’offerta formativa attraverso specialisti di
settore.
Una
visione dell’orientamento al lavoro, la nostra, intesa come
esperienza che fa crescere e promuovere l’educazione di ogni
persona, come occasione per scoprire conoscenze e abilità e,
quindi, accrescere le proprie competenze.
Solo
in questo senso il lavoro, l'istruzione e la formazione divengono
davvero fattori indispensabili per la crescita educativa, culturale e
professionale della persona del professionista .
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