da
"Il Domenicale" del 23 agosto
2003
LANGONIA
Da Ischia, coniglio da fossa
Nel
suo Manuale di zoologia fantastica Jorge Luis Borges non ha
inserito il conisglio ischitano da fossa solo perché la fama
del curioso roditore non ha mai raggiunto l’Argentina. Questo
leporide è fantastico in almeno due eccezioni: 1)
squisitissimo; 2) immaginario o quasi. Oggi c’è un uomo
appassionato, Riccardo D’Ambra (della dinastia che ha fatto
conoscere il vino d’Ischia nel mondo) che si prodiga per privare il
tipico coniglio isolani della seconda accezione, lasciandogli
ovviamente la prima. Il coniglio da fossa è il simbolo di
un’ischia arcaica, pre-turistica, di quando i contadini non si
erano ancora trasformati in camerieri. Ed è questo il
problema: è molto più redditizio servire i tedeschi in
trasferta (che si accontentano di un qualsiasi cappuccino mit
cacao) piuttosto che i molto più esigenti e delicati
conigli fossaioli (se l’erba non ha il gisuto grado di umidità
c’è il rischio di vederli morire in una notte).
E
così a Ischia, che detiene il primato italiano di consumo di
carne cunicola pro capite, il 99% (fosrse anche il 99,9%) di ciò
che si mangia nei ristoranti non è coniglietto da fossa
(semiselvatico, libero appunto di scorazzare nelle gallerie da lui
stesso costruite) bensì ordinarissimo coniglione
d’allevamento, magari targato Aia. Niente di male, certo, perché
il coniglio all’ischitana riesce a essere buono perfino nelle sue
versioni più banali, ma in queste ultime bisogna dimenticarsi
la sodezza, il gusto, gli aromi di un coniglio scavatore e gourmet,
abituato a mangiare solo erbe (anche officinali) di qualità.
Sull’argomento il giornalista Ciro Cenatiempo ha pubblicato or ora
un libretto sfizioso, Cunicoli e lapilli (edizioni
Imagaenaria), la cui lettura mette, come si suol dire, l’acqualina
in bocca. Resta il problema di come assaggiare uno di questi
fenomeni.
Provate
a telefonare al Focolare, la bucolica trattoria della famiglia
D’Ambra (tel. 081/902944), e cercate di convincere Riccardo a
sacrificare uno dei suoi pochissimi esemplari alla vostra
ghiottoneria. Non è facile, ma ne vale la pena.
Camillo Langone

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