L'AMERICA predilige i vini con una storia

Presentato Vinitaly US Tour (Boston il 24 ottobre, Chicago il 26

e Los Angeles il 28 ottobre).

 

Verona, 9 aprile 2005 - Buona parte degli americani non beve vino e il consumo pro capite è di 12 litri all'anno. E' quanto emerge dal seminario “Le vendite del Vino Italiano negli USA: i maggiori esperti del mercato USA a confronto”.

 

Si tratta di un mercato dalle enormi potenzialità, soprattutto per i vini italiani, che nel 2004 hanno raggiunto gli 857,64 milioni di dollari di export (1.813.790 ettolitri), con un aumento del 4,2 per cento rispetto al 2003. La quota di mercato nazionale è del 31,4 per cento in quantità contro il 30,4 in quantità e del 25,3 per cento in valore per l'Australia; del 13,1 per cento

 

L'Italia del vino non deve temere la concorrenza australiana negli Stati Uniti per diversi motivi: primo, perché gli USA, secondo le proiezioni fatte sulla base dell'evoluzione dei consumi, diventerà nel 2008 il maggior consumatore mondiale di vino; secondo la popolarità dei vini italiani da due anni ha superato anche i vini francesi; terzo, non bisogna temere la concorrenza australiana, nonostante la sua aggressività e i progressi degli ultimi anni, perché è più facile per l'Italia stare sul mercato che per l'Australia entrare.

«Il mercato statunitense - dichiara Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere - ha inviato dei segnali chiari e forti ai quali dobbiamo prestare molta attenzione: inizialmente il mercato Usa sembrava rispondere solamente ai grandi vini internazionali, ma le tendenze del consumo ci dicono che oggi questo mercato si sta diversificando: non siamo ancora arrivati all' “Everything but Chardonnay”, ma bisogna constatare che il ritorno di attenzione verso il vino italiano è molto forte».

 

Certo non bisogna stare fermi. I produttori italiani devono lavorare con importatori e distributori per un progetto di lungo periodo che consenta di contenere le fluttuazioni di prezzo derivanti dall'apprezzamento dell'euro, ma anche dalla mancanza di controllo della filiera.

 

Necessario anche fare formazione e cultura perché gli americani, è stato detto, si innamorano delle “belle storie” e non si può pensare di convincerlo a comprare solo spedendo al di là dell'Atlantico dei cartoni di vino. Non basta nemmeno una denominazione di origine, perché il consumatore americano non ne capisce il significato; meglio un nome che valga come un marchio.

 

Da qui l'importanza di fare promozione, andando a far conoscere i prodotti italiani direttamente sul posto.

«Veronafiere ha creato con Vinitaly - spiega Mantovani - lo strumento per rispondere alle esigenze del mercato: è un sistema di promozione del vino italiano a livello globale e uno strumento di supporto alle aziende in continua evoluzione a livello strategico: per l'anno prossimo seguiamo con molta attenzione il mercato dell'India».

 

In questo Vinitaly dimostra ormai dal 2002 la sua lungimiranza e il suo importante ruolo di ambasciatore del vino italiano all'estero con l'organizzazione di Vinitaly US Tour. Quest'anno l'appuntamento americano di Veronafiere prevede 3 date: il 24 ottobre a Boston, il 26 a Chicago e il 28 ottobre a Los Angeles.

 

 

 

 

 

 

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