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Da "Il Domenicale", di sabato 21 dicembre 2002

Dal “Piccolo Dizionario del Pranzo di Natale” di Camillo LANGONE


Tralasciamo i negozi affollati, le città con il traffico ingolfato per la corsa agli acquisti dei regali e in più l’incubo che incombe su chi deve organizzare il cenone di Natale. Una situazione da stress che abbandoniamo per rifugiarci nella lettura di parte di un “piccolo dizionario del pranzo di Natale” che il bravo Camillo Langone ha scritto l’anno scorso per le pagine de “Il Domenicale” (sabato 21 dicembre 2002).

Dal “dizionario” langoniano abbiamo estrapolato la C come Cartellate, la H come Hamburger, la M come Moscato, la S come Scampi, la U come Uvetta e la Z come Zampone.


CARTELLATE No global per davvero, mica come quei noti caciaroni, se a Natale fossimo a Trieste mangeremmo la potizza, se fossimo a Sarzana la spungata, se fossimo a Siena il panforte, se fossimo Pescara il parrozzo, se fossimo a Messina la pignolata, ma siccome saremo (a Dio piacendo) a Trani, mangeremo le cartellate, ricami di pasta fritta immersi nel vin cotto, che manine laboriose già ci stanno preparando.


HAMBUGER A Natale bisogna essere tutti più buoni, anche verso i nostri avi, che la parola hamburger non sarebbero nemmeno riusciti a pronunciarla. (A mangiarlo magari sì, con la fame che avevano). Esortazione cruscante per dopo le feste: le polpette schiacciate ricominciate a chiamarle “svizzere”, come capita ancora di sentire in qualche macelleria di provincia.


MOSCATO Natale non va confuso con Capodanno, quindi che a nessuno venga in mente di stappare spumanti, champagne e cava. Questo è il giorno del Moscato, vino gozzaniano, breriano e soldaniano: l’autore di A cena col commentatore lo beveva anche con pane e salame. Senza arrivare a tanto, si apra un Moscato frizzantino (Asti) per dolci lievitati, un Moscato fermo e ben alcolico (Trani, Pantelleria) per i dolci compatti.


SCAMPI Gli spaghetti con gli scampi, a Potenza, arrivarono in tavola per la prima volta durante una cena di Vigilia degli anni Ottanta. Anche senza aver letto pisolini a fondo si capì all’istante che era un voltare pagina. Sebbene con vent’anni di ritardo, anche sulle rive del Basento la mutazione antropologica i era compiuta. Fino all’anno prima si era mangiato baccalà, che sapeva di poco ma almeno sapeva di buono, e non di ammoniaca.


UVETTA Ci sono quelli che la tolgono da panettone, con pazienza certosina degna di miglior causa. Già che ci sono estraggono anche i candidi. Devono essere gli stessi che non tollerando la presenza dei semi negli agrumi hanno causato l’estinzione dei mandarini. Tutto ciò che brulica e che in qualche nodo ricorda la fertilità viene aborrito come la peste. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.


ZAMPONE Quello precotto fa ingrassare perché richiede l’unico sforzo di aprire la bocca. Quello crudo no: innanzitutto bisogna cercare un macellaio che ce l’abbia, poi metterlo a bagno per almeno 12 ore, poi effettuare tra le unghie un taglio a croce (col coltello), poi praticare vari forellini su tutta la superficie (con un ago), poi avvolgerlo in un telo, poi stringerlo bene, poi metterlo a bollire anzi sobbollire per 4 ore, poi controllarlo ogni cinque minuti affinché non esploda. Insomma è meglio che fare palestra.


 

 

 

 

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