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da IL DOMENICALE del 12 aprile 2003

LANGONIA - "Uova di Pasqua"

di Camillo Langone

 

L’uovo di cioccolato è un trucco stanco, non ci credono neppure i bambini. Tutto il marketing che ci gira attorno (pubblicità, carta stagnola, regali infimi) sembra ottenere come risultato la svendita del simbolo più che la vendita del prodotto. Ed è un peccato, perché mentre il panettone natalizio non ha nessuna specifica motivazione, e avrebbe il medesimo significato (prossimo allo zero) se fosse consumato in qualsiasi altro giorno dell’anno, le uova pasquali sono intrinseche alla festa religiosa. L’uovo è il simbolo del Cristo risorto, tanto che la domenica di resurrezione, veniva chiamata Pasqua d’Uovo. Tutto acquista senso con il prologo grandioso del Vangelo di Giovanni: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. (…) In lui era la vita”. Insomma un Verbo che assomiglia ad un tuorlo, simbolicamente parlando. A Roma sono state trovate uova di marmo nei sepolcri di santa Balbina e santa Teodora , deposte da cristiani fiduciosi nella rottura del guscio della morte, alla fine dei tempi. Non si capisce perché non se ne debbano trovare (però usciti dal pollaio, non da Carrara) sulla nostra tavola di Pasqua. Le due creazioni mangerecce più aderenti al simbolismo religioso sono la Torta Pasqualina e la Scarcedda. La prima salata e di origine ligure, la seconda dolce e di ambito pugliese-lucano, entrambe prevedono uova intere incastonate nell’impasto. La Scarcedda può avere diverse forme (anche a mò di colomba: simbolo nel simbolo) e diverso (ma sempre dispari) numero di uova. La Torta Pasqualina ha tantissime varianti maè sempre più difficile, per non dire impossibile, trovare in commercio quella realizzata con 33 (gli anni di Cristo) strati di pasta sfoglia. Le versioni che circolano sono molto semplificate, magari con qualche ragione visto che nella Grande enciclopedia illustrata della gastronomia la ricetta originale occupa 99 (novantanove) righe. 99 saranno forse anche le ore necessarie alla sua preparazione casalinga, ma non bisogna rinunciare perché “c’è un solo modo di dimenticare il tempo: impiegato”, e se lo ha detto Charles Baudelaire allora è vero.

 

 

 

 

 

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