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Luca Marcora

 

Luca Marcora

 

di 45 anni, eletto come deputato dell'Ulivo nel collegio 29 dell'Emilia Romagna. Imprenditore agricolo, ha un agriturismo e un'azienda nell'Appennino parmense dove produce latte e Parmigiano Reggiano biologici e alleva cavalli bardigiani, della cui Associazione nazionale è presidente. E' inoltre membro del Consiglio direttivo nazionale di Legambiente e dell'Associazione italiana allevatori.

E' stato capogruppo della Margherita in commissione Agricoltura, è responsabile nazionale del settore per il partito e coordinatore della Consulta agricola nazionale per tutta l'Unione. Tra le iniziative parlamentari si ricordano il contributo per le nuove leggi per la montagna, per gli agriturismi e per la riforma del Corpo forestale dello Stato, insieme alle mozioni per l'assegnazione dell'Authority a Parma.

Riveste un ruolo di primo piano nel progetto dell'Ulivo e del Partito Democratico, ed è stato indicato dalla Direzione nazionale della Margherita come uno degli otto dirigenti che avranno un incarico di governo.

Ha recentemente promosso “La nostra terra”, un lungo viaggio nell'agroalimentare parmense per ascoltarne i problemi e individuare le soluzioni alla luce del programma agricolo dell'Unione che ha presentato a Roma insieme a Romano Prodi il 23 febbraio 2006.

 

 

 

Luca Marcora illustra il programma dell'Unione

sull'agroalimentare: dall'ascolto alla proposta di governo

 

Parma 26 marzo 2006. Nei giorni scorsi, nel centro congressi dell'Hotel de la Ville di Parma, l'onorevole Luca Marcora, responsabile nazionale per l'agricoltura della Margherita, ha presentato il programma agricolo dell'Unione. L'appuntamento ha chiuso un importante ciclo di otto incontri sul territorio parmense intitolato "La nostra terra”. Ogni appuntamento era incentrato su un tema particolare: i problemi di settori in crisi come quello del pomodoro e delle barbabietole, l'analisi di settori importanti come il biologici, i prodotti tipici come il Prosciutto di Parma, il Vino dei Colli, il Parmigiano Reggiano, problemi territoriali come quelli della Montagna, e infine una discussione sulla grande occasione fornita dall'Efsa.

Al convegno, dal titolo “Dall'ascolto alla proposta di governo”, erano presenti tutti i rappresentanti locali delle amministrazioni, delle associazioni agricole, dei sindacati, dell'industria, del commercio e dell'università. Marcora, coordinatore della Consulta agricola nazionale dell'Unione, ha sottolineato come l'agroalimentare sarà al centro dell'azione di governo di Romano Prodi, come lo stesso leader del centrosinistra ha ribadito durante la presentazione del Programma agricolo, che si è svolta a Roma il 23 febbraio scorso.

Attenzione alle specificità territoriali e grande strategia nazionale: queste due dimensioni che hanno caratterizzato il convegno di Parma, si intrecciano ora negli incontri che l'onorevole Marcora sta tenendo nelle città dell'Emilia Romagna sul tema dell'agroalimentare. Un'iniziativa che si inserisce nella campagna elettorale di Marcora, candidato al Senato nella lista della Margherita della regione, e che ha come obiettivo principale l'illustrazione delle priorità del Programma agricolo dell'Unione.

Marcora le ha sintetizzate in quattro punti: commercializzazione, competitività, multifunzionalità dell'agricoltura e governance. Ne abbiamo parlato con lui, anche in considerazione del ruolo di protagonista che ha avuto nell'elaborazione di questi capitoli.

 

Onorevole Marcora, partiamo dalla commercializzazione.

Ci troviamo in una situazione di crisi, per alcuni settori anche molto grave. Dobbiamo rilanciare, prima di tutto, i prodotti italiani valorizzando il cibo di qualità. Per farlo ci vuole un miglioramento della commercializzazione, che nasce da una politica che tuteli i marchi Dop e Igp nel mercato globalizzato e apra loro nuove strade, che riesca ad aggregare l'offerta dei prodotti per arrivare a vendere più cose a più commercianti. Dobbiamo ripensare regole e rapporti all'interno della filiera, diminuire la forbice dei prezzi fra produttore e consumatore, migliorare reti logistiche e rapporti con la grande distribuzione alimentare.

 

Dunque nuove strategie di commercializzazione. Ma, e veniamo al secondo punto, come può l'agricoltura italiana essere competitiva in campo internazionale?

Occorrono politiche all'altezza, perché il settore agroalimentare italiano ha grandi margini di recupero di competitività. Se potenzieremo il rapporto fra agricoltura e industria agroalimentare, riorganizzeremo la filiera, diminuiremo i costi, progetteremo un percorso di controlli sui prodotti extra Ue, investiremo in ricerca e formazione, allora potremo competere con gli altri Paesi europei, che in questi anni ci hanno scalzato dai vertici delle esportazioni agroalimentari, soprattutto nei paesi del nord Europa, che sono il nostro naturale mercato.

 

Lei ha parlato della multifunzionalità dell'agricoltura: che cosa significa?

L'agricoltura non è solo produzione, ce lo dobbiamo ricordare sempre, soprattutto oggi che la Pac viene distribuita con il disaccoppiamento. Dobbiamo valorizzare il ruolo dell'agricoltura come presidio del territorio, per lottare contro il dissesto idrogeologico in zone sensibili e in montagna. Dobbiamo ripensare la Pac come uno strumento per incentivare le imprese a produrre beni socialmente rilevanti. L'agricoltura è il settore primario in tutti i sensi: anche per la tutela della nostra salute. Sugli Ogm occorre applicare il principio di massima precauzione, per evitare ogni rischio per la salute dei consumatori e per la di contaminazione dei terreni. Gli Ogm sono l'emblema di un'agricoltura standardizzata, delocalizzabile e indifferenziata che punta all'aumento della quantità prodotta, e dunque non convengono all'agricoltura italiana fatta di qualità, tipicità, distintività, differenziazione territoriale, legame con il luogo di origine e valorizzazione dell'inestimabile patrimonio di tradizioni agroalimentari.

 

Al convegno ha parlato della necessità di una nuova governance per l'agricoltura...

Sì, perché non riguadagneremo in competitività e commercializzazione del prodotto italiano se non si riformulerà il ruolo dell'agricoltura nella nostra società e se non si sosterrà in modo più efficace l'operatore dell'agroalimentare, grazie a una forte azione di governance. L'Italia è il Paese delle cento agricolture, della biodiversità, del biologico, il Paese che più di tutti può approfittare di strumenti importanti per ricavare energia dalla terra e dall'ambiente. Il rilancio dell'agroalimnetare diventa una scelta strategica di sviluppo per tutto il Paese.

 

Quali le proposte concrete?

Il governo dell'Unione creerà un nuovo ministero che comprenda le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, e chiederà una nuova concertazione, con la ridefinizione del ruolo e della composizione del Tavolo Agroalimentare che deve diventare il luogo delle decisioni rapide. Inoltre vogliamo creare uno strumento che, tra i Paesi dell'Unione europea, manca solo all'Italia: un'Agenzia nazionale per la Sicurezza alimentare. Se ci fosse stata le notizie sull'aviaria non avrebbero portato nel nostro Paese al crollo del 70 per cento dei consumi della carne avicola. Un'autorità che aiuti le persone a distinguere tra rischio reale e rischio percepito è una necessità non più rimandabile né sostituibile da quella segreteria tra ministero della Salute e ministero delle Politiche agricole creato dal governo.

 

 

 

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