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Intervista a Luca Maroni che ci parla di Parma e Parmalat,

del prosciutto, del parmigiano, di Barilla e.....dei vini

 

a cura di Sabrina Gaiani


Se qualcuno ti dice “Il vino: è un piacere ascoltarlo!”, può darsi che ami lo scroscìo dell’etereo liquido, ma più probabilmente è perché ha seguito uno stage di Luca Maroni .


Infatti ascoltare il Dott. Maroni è davvero un piacere. Breve e forse inutile storia di questo personaggio che nel vino e per il vino ha fatto davvero tanto. Nasce a Roma nel 1961, e dopo la laurea in Economia inizia una fruttuosa collaborazione con un altro mostro sacro dell’apparato enologico: Luigi Veronelli. Questa grande passione lo porta negli anni successivi prima a collaborare con riviste poi a fondare un periodico specialistico del settore.

E’ dal 1993 che inizia a pubblicare annualmente una personale graduatoria sulla produzione di qualità dei vini italiani e altre pubblicazioni riguardanti il proprio metodo degustativo. Ed è proprio sulla degustazione che interviene anche sull’Enciclopedia Italiana Treccani nel 1995 ed ancora nel 2000. Dal 1996 tiene seminari di approfondimento del proprio metodo ai più prestigiosi enti del settore.


Soprattutto però degusta anche fino a 300 vini al giorno quando deve pubblicare la guida, al punto che ad oggi si ritiene abbia degustato oltre 60.000 vini. Se non può dire la sua anche lui…

Ho avuto il piacere di seguire, grazie all’appuntamento che veniva offerto da Tecnobar, la Fiera di Padova, il mini-corso di degustazione tenuto domenica 8 febbraio “I vini secondo Luca Maroni”. Devo dire che le notizie che avevo raccolto su di lui ed il suo lavoro mi avevano incuriosito parecchio, e che anch’io, appassionata di vini non potevo non riconoscere l’enormità di lavoro che doveva esserci dietro. Forse, proprio per questo, mi aspettavo un personaggio dalla dialettica tecnica, e sommerso da infiniti impegni socio-economici. La sorpresa è stata piacevole. Il vocabolario tecnico è stato messo da parte per esser preso in considerazione per i momenti opportuni, e, con un metodo come il suo, spiegato come lo spiega lui, le volte in cui è stato necessario usarlo sono state davvero poche. Ma sono la sua spontanea cordialità e disponibilità che mi hanno stupito maggiormente.


Dopo due ore ininterrotte di corso si è fermato a parlare con chiunque lo interpellasse, compresa me, che in paziente attesa gli ho chiesto di rispondere ad alcune domande. Nonostante il tempo fosse tiranno (lo stavano attendendo in un altro padiglione), si è mostrato molto disponibile. E sulla via della sua futura meta, gli ho chiesto cosa ne pensasse dell’assegnazione alla città di Parma sia come sede per l’Authority Europea per la sicurezza alimentare, che come collocazione per la nuova Università Gastronomica, ora che Parma è divenuta assai nota per il “tifone” Parmalat.


Niente succede per caso. Quello che è successo a Parmalat è un tracollo solo finanziario di un’azienda che non minerà sicuramente ciò che invece Parma è. Penso a Parma e ciò che mi viene in mente sono Prosciutto, Parmigiano e Barilla. Parma si è guadagnata giustamente il posto che occupa in Europa perché e una città che ha nella propria cultura forti e profonde tradizioni. Ma è anche una città che saprà far parlare di sé in modo positivo e che farà presto parlare al passato e dimenticare ciò che è successo.”

La seconda domanda riguarda il settore che entrambi amiamo. Gli chiedo come mai il suo metodo di degustazione porta a risultati così diversi rispetto alle altre guide.

La differenza è proprio il metodo. Ogni volta che mi trovo davanti ad un vino, lo aggredisco come fosse il mio nemico cercando di estorcergli tutto ciò che analiticamente, chimicamente e, soprattutto, oggettivamente mi può trasmettere. Per capire la qualità di un vino non c’è bisogno né di particolari doti intellettive o filosofiche, come a volte ci vogliono far credere, ma analisi accurate attraverso un attento esame visivo, olfattivo e gustativo e una profonda concentrazione che ci aiuta ad usufruire al massimo di ciò che già possediamo: i nostri sensi. Con l’esperienza chiunque può raggiungere un grado di percezione come il mio”.

Ma chiunque può arrivare a bere oltre 60.000 vini?


 

 

 

 

 

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