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COCKTAIL: cerchiamo di ricondurlo al suo significato originale
Riprendiamo questo scritto, che condividiamo, di Mauro MANNI dal suo “Cultura del Bere e....dintorni” (www.culturadelbere.it)
Ne abbiamo parlato in conferenza stampa, presentando il progetto 2004/2005 CulturadelBere,e vorremmo ribadire il nostro punto di vista sull'utilizzo improprio e inflazionato del vocabolo cocktail, sempre più di rado riferito al comparto dell'american bar.
Il vocabolo inglese, che significa " coda di gallo", è stato coniato per definire una bevanda ottenuta per miscelazione di distillati e liquori di vari colori. In seguito, con il termine cocktail, sono state identificate tutte le bevande miscelate. Vengono chiamate"cocktail ", inoltre, alcune ricette di gastronomia, tipo il cocktail di scampi.
Ascoltando i vari talk show televisi e leggendo i giornali, si sente usare, ripetutamente, questo termine e guarda caso riferito a situazioni negative e di assoluto abuso. Ci chiediamo se i termini " miscuglio", "miscela", "intruglio" (senza andare a ripescare "commistione" o "pastrocchio") sono proprio così obsoleti e inutilizzabili.
Se continuiamo ad inflazionare questo vocabolo, ripetiamo, in contesti poco edificanti, è chiaro che i consumatori avranno una percezione sbagliata dei cocktail, quelli veri, e soprattutto penseranno che sono tutti delle bombe caloriche.
Perché non ci limitiamo a definire cocktail solo le bevande miscelate, lasciando ai barmen, legittimi proprietari del termine, il corretto utilizzo con le varie declinazioni nelle sotto-categorie dell'american bar?
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