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18/7/2003 da
"Panorama"
Ma
dove vanno i marinai a cena?
di
Camillo
Langone
Mangiare
aragoste guardando le barche ormeggiate lungo il molo. Assaporare
ricci di mare a due passi dalla spiaggia. Scoprire che il sushi
nostrano è molto più buono di quello giapponese. La
nuova frontiera del ghiottone è sapere dove si mangia il pesce
fresco. Questi gli indirizzi migliori, secondo il passaparola dei
gourmet.
A
Capri come a Rapallo, a Lipari come a Rimini, i migliori ristoranti
sono lontani dal porto e spesso anche dal mare: così dice il
luogo comune e anche le guide. In un locale defilato bisogna cucinare
bene per forza, altrimenti non ci va nessuno, mentre il ristorante
con vista su panfili e paranze può permettersi di tirare i
remi in barca e approfittare della rendita di posizione. Lungo 8
mila chilometri di coste e insenature per fortuna non mancano le
eccezioni: cuochi appassionati e ristoratori orgogliosi che offrono
la possibilità di gustare buoni piatti in uno scenario
romantico.
Un viaggio nell'Italia dei porti deve per forza di
cose cominciare in Liguria, la regione del pesto e di
Cristoforo Colombo. «Una pasta non fatta da me che ricordo con
commozione? Gli spaghetti al sugo di gallinella di scoglio preparati
al Lanterna Blu di Imperia dal bravissimo Tonino» racconta il
pluristellato Ezio Santini dell'Antica Osteria del ponte,
uno insomma che se ne intende. Imperia vale doppio perché
vanta due porti, uno per ognuno dei nuclei che compongono la città.
Il Lanterna Blu (018363859) si affaccia sul bacino di Porto
Maurizio, mentre Braccioforte (0183-294752), prediletto dal
poeta Giuseppe Conte (imperiese) e dal filosofo Stefano Zecchi (non
imperiese ma con casa nei dintorni), si trova sotto gli archi della
calata Cuneo, sul porto di Oneglia.
Veleggiando dal Ponente
verso il Levante è inevitabile l'approdo a Portofino,
dove è altrettanto inevitabile andare da Puny
(0185265037), che a dispetto dell'incessante pressione turistica
mantiene alta la bandiera di una cucina vip a base di moscardini al
forno, trenette al pesto, pesce al verde e Pigato di Albenga. Qui più
che altrove la prenotazione è d'obbligo. Racconta Giorgio
Falck che nel '93 Bettino Craxi e Silvio Berlusconi, capitati
all'improvviso, si sentirono rispondere: «Ci dispiace, ma
stasera non c'è posto». Sono passati dieci anni e
trovare un tavolo libero, d'estate, è sempre un terno al
lotto. Non solo per via dei moscardini, ovvio, anche perché in
palio c'è la vista sulla barca (chiamiamola così) di
Marco Tronchetti Provera.
Sulla darsena di Viareggio è
affacciata l'Oca Bianca (0584388477): tavoli distanziati,
piatti sofisticati (come ivellutata di pesce al rosso d'uovo), grande
carta dei vini e prezzi di conseguenza. Sempre sulla costa
toscana, ma parecchi chilometri più a sud, troviamo San
Vincenzo con il suo Gambero Rosso (0565701021). Definirlo
ristorante portuale è una diminuzione, Fulvio Pierangelini
è uno dei massimi cuochi italiani e non ha certo bisogno del
richiamo del porticciolo romantico per attirare clienti. E meno
male, perché di giorno il porto di San Vincenzo tanto
sentimentale non sembra, dispiegando sotto il sole la sua natura di
scalo artificiale, cementoso e asfaltoso. La sera è tutto un
altro spettacolo e la celebre passatina di ceci e lo strepitoso
piccione (consigliato a coloro cui non piace il volatile, affinché
si ricredano) si esaltano sotto le stelle della notte maremmana.
Arrivati all'altezza di Civitavecchia> è naturale
cedere al richiamo della Sardegna, peccato solo che in Costa
Smeralda e dintorni la bellezza dei porti sopravanzi quasi sempre la
bontà delle portate. Di tutte le isole italiane la Sardegna è
quella con minori tradizioni marinare e la sua anima, anche
gastronomica, bisogna cercarla nell'interno. Questo non significa
che ci si debba disperare, o rassegnarsi a spendere i 100-150 euro
pressoché inevitabili nei ristoranti degli alberghi
stratosferici di Porto Cervo. Una ragionevole alternativa è il
Ristorante del Porto (078988011) di Cannigione, sul
golfo di Arzachena: tanto pesce freschissimo preparato con semplicità
e in più qualche proposta dell'entroterra gallurese, perché
il branzino stufa, se mangiato a pranzo e a cena.
Tornando
sul continente è raccomandata una sosta ad Anzio, dove
sul Porto Innocenziano si snoda una serie di buoni locali fra i quali
spicca Romolo al Porto (069844079), ristorante preferito da
Gianfranco Fini e frequentato anche da Francesco Rutelli e signora,
seppure più saltuariamente. Ad Anzio ci si imbarca per
Ponza dove ci aspetta Orestorante (077180338), una
superpanoramica terrazza sopra il porto frequentata da Tiziana
Frescobaldi, marchesa del vino, Caterina Napoleone, storica
dell'arte, e da chiunque altro voglia appagare più di un senso
contemporaneamente.
A Napoli si dice che i ristoranti
del Borgo Marinaro non siano più quelli di una volta, logorati
dal folclore e dall'abitudine. Ma la Bersagliera (0817646016)
offre sempre una vista spettacolare e dai suoi tavoli si può
ammirare l'albero alto 18 metri di Aria, barca da regata del primo
Novecento che è uno dei nostri più notevoli esempi di
imbarcazione d'epoca. Il tratto di costa da Acquafredda a
Castrocucco, con al centro Maratea, è stato definito in un
romanzo «uno dei dieci – facciamo trenta – più bei
posti del mondo». I romanzi a volte ci prendono e si spiega
così il pendolarismo in motoscafo del senatore Lino Jannuzzi,
che villeggia nella cilentana Scario ma pranza nella lucana Maratea,
precisamente da Zà Mariuccia (0973876163), incantevole
terrazza sul porto dove gustare una cucina mare & monti (a pochi
chilometri in linea d'aria si alza il Sirino con i suoi 2.005 metri).
In Sicilia c'è fin troppa scelta e per fortuna
c'è anche Pietrangelo Buttafuoco che ci libera
dall'imbarazzo, consigliando un indirizzo fuori dalle rotte
guidistiche: Don Saro (095877249) sul porticciolo di Capo
Mulini, fra Catania e Messina. «Con gli stessi soldi che
spenderesti alla Rosetta (ristorante romano tuttopesce e tuttovip) ti
paghi l'aereo Roma-Catania, il taxi fino a Capo Mulini, il conto
dell'ottimo pesce di Don Saro e in più ti godi il mare»:
gli opinionisti hanno il gusto dell'iperbole, ma stavolta Buttafuoco
non ha dovuto esagerare troppo.
In Adriatico i porti
sono meno numerosi che in Tirreno, però quei pochi non temono
confronti. Nessuno oserà mettere in dubbio che il porto di
Trani, con la cattedrale romanica sullo sfondo, sia uno dei
più affascinanti del Mediterraneo. L'ambiente è tale da
esaltare anche i semplici piatti di un'onesta trattoria quale Rampa
la Conca (0883-583602). Sul porto di Senigallia c'è
Uliassi (071659327), uno dei più quotati ristoranti di
pesce della Penisola, fortissimo sugli antipasti di crudo. Al momento
di prenotare ricordarsi che la sala con vista spiaggia è
preferibile alla sala con vista barche, sulle quali incombe un poco
romantico silo.
La Riviera romagnola pullula di porti canali,
di oscillante livello estetico-gastronomico. Fra Cattolica e Cervia
primeggia senz'altro il porto canale di Cesenatico, disegnato
nel 1502 da Leonardo da Vinci, arricchito dal museo galleggiante
della Marineria (coloratissimi bragozzi e altre barche tradizionali),
completato da una sfilata di ristoranti il più interessante
dei quali è la Buca (054782474), che da qualche tempo
ha fatto il bis: allo stesso numero civico troviamo infatti da una
parte la Buca di sempre (più formale) e dall'altra l'Osteria
del gran fritto (più disinvolta), il cui nome costituisce già
un programma.
Scavalcando senza rimpianti Venezia si fa un
gran balzo fino a Trieste, dove si conclude il viaggio dei
porti golosi. Dopo la scenografica piazza Unità d'Italia ecco
apparire, sulla riva di fronte ai circoli velici, il Nuovo antico
Pavone (040303899). Qui si possono gustare gratinati di
conchiglie e spaghetti col granzoporo (granchio raro e prelibato),
godendosi anche il vento che a Trieste non manca mai e che a
differenza dell'aria condizionata non causa cervicale.
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