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Conferenza Nazionale del Turismo
Intervento On. Michela Vittoria Brambilla
Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri
Con delega al Turismo
Riva del Garda 21 giugno 2008. Il presidente Errani, nella premessa al suo intervento di ieri- che ho molto apprezzato per lucidità e per chiarezza di esposizione, aveva espresso il timore che anche questa conferenza- che lui definisce ennesima perché di convegni sul turismo se ne fanno fin troppi- si potesse risolvere in un'altra, l'ennesima appunto, bolla di sapone: tante parole, solita elencazioni di problemi ed altrettanto solito palleggiamento di responsabilità da concludere poi con il solito arrivederci al prossimo appuntamento.
Ma poi è stato lo stesso Presidente Ernani a voler tornare sui propri passi e a rimuovere e con forza questa premessa con un discorso che, invece, non avrebbe potuto essere più concreto e più propositivo sulle scelte che ora bisogna fare e sulle decisioni che ora- e non chissà quando- bisogna prendere.
Ecco, quindi, la novità che mi sembra esca ben chiara da questa quarta conferenza sul turismo: non c'è più nè tempo né voglia di rinviare le decisioni ad un altro giro di conferenze perché tutti- regioni, categorie, imprese, sindacati e poi anche governo- sono ormai convinti che oggi debba prevalere quella che Max Weber, parlando di etica dei comportamenti, aveva definito la “logica del fare”.
Che vuol dire non solo mettere finalmente i problemi sul tavolo ma anche e soprattutto affrontarli con decisione fino ad arrivare alla loro soluzione.
Insomma non c'è più tempo per le chiacchiere improduttive: bisogna cominciare ad agire. E soprattutto a decidere.
E, difatti, la pressante istanza che viene da questa conferenza è che bisogna subito mettere mano ad una strategia che abbia ben chiare finalità ed obbiettivi.
Al turismo , per anni, il gioco di squadra è del tutto mancato.
E la premessa per creare questo gioco di squadra mi sembra che sia stata tracciata e, almeno in parte, incardinata già con questa conferenza
E questo perché non c'è più istituzione o categoria o imprenditore che oggi non abbia ben presente questa ormai ineludibile necessità.
Perché se gli assessori regionali - e ho apprezzato in particolare l'intervento di Paolini come quelli di molti altri- e poi i rappresentanti delle categorie,e poi gli imprenditori ed anche i sindacati pensano davvero- e non ho motivo di credere il contrario- quel che hanno detto ai microfoni di questa conferenza, allora è chiaro che l'esigenza di arrivare ad un patto, ad una strategia che ci veda impegnati sullo stesso fronte, è già matura e sentita in tutti noi.
Patto che non potrà non essere in qualche modo poi finalizzato ad un comune impegno che serva alla soluzione dei problemi.
Patto per definire quale strategia?
Giustamente il presidente di Confturismo Bocca ha detto che questa strategia dovrà essere di attacco.
E non credo che su questo debbano esserci più dubbi perché la durissima concorrenza dei mercati imposta dalla globalizzazione mi pare che ci precluda ormai altre strade ed altre soluzioni che siano solo di carattere difensivo
O iniziative e programmi a passo ridotto.
Quanto basta per tirare avanti alla meglio.
Lo avete detto tutti voi in questa sala : stare fermi vuol dire fare ulteriori passi indietro.
Se rinviassimo ancora il tempo delle decisioni per una forte e coesa iniziativa concederemmo altri spazi ai nostri più temibili concorrenti.
E lasceremmo pezzi di mercato e di risorse ad altri.
E' questa una riflessione che, in questa conferenza, non avrebbe potuto essere più evidente e più diffusa.
Ciascuno ha espresso questa esigenza a suo modo e, come è giusto, rappresentando soprattutto i propri interessi.
Ma è unico il comune denominatore, unico il grado di preoccupazione che ci pervade.
Tutti d'accordo insomma sul fatto che stare fermi non porta più vantaggi per nessuno.
E c'è gran voglia di riscatto.
Ecco perché questa conferenza , nei suoi risultati, può essere considerata diversa dalle altre.
Prima di me e poi come me lo hanno detto qui, apertis verbis, le regioni le quali sono convinte del fatto che non basta il ruolo che esse pur con grande impegno svolgono per uscire da questa situazione.
E poi il peso della burocrazia , palla al piede di una moderna politica turistica, comincia ad essere insopportabile anche per loro.
Come per tutti noi.
Come per me che, prima di assumere questo incarico, vedevo questi problemi con gli occhi e la sensibilità dell'imprenditore.
Ma ora finalmente prende corpo l'idea di cambiare passo o , se preferite, di cambiare registro.
E copione. E metodo di lavoro. E quindi di darsi finalmente una strategia che sia degna di questo nome.
E che si adegui alle esigenze poste da questo terzo millennio.
Gli obiettivi di questa strategia che dovrà essere, e su tutti i fronti, solo di attacco dovrebbero essere, in estrema sintesi, almeno tre.
Primo obiettivo. Snellimento e profonda revisione degli apparati dello Stato che, in ogni sede istituzionale, sono impegnati in questo settore in modo da renderli davvero più funzionali al compito per il quale sono stati creati e che è quello , da un lato, di promuovere, in tutte le sue forme, aree, identità e peculiarità, il marchio Italia e, dall'altro, di essere di concreto supporto a tutte quelle strutture di impresa che operano direttamente o indirettamente nel comparto del turismo.
E questo perché, con l'aria che tira, non è certo più tempo di carrozzoni e di burocrazia di stampo ottocentesco: oggi, per far uscire il turismo da questa fase di stallo, ci vuole ben altro.
E mi conforta il fatto che gli esponenti delle regioni oggi concordino pienamente con questa esigenza.
E poi che senso ha- e , nel dirlo, mi limito a ripetere un interrogativo posto qui proprio dal presidente Errani- fare 20 politiche per il turismo una diversa dall'altra, una separata dall'altra?
Per non parlare poi di quelle strutture centrali che giustamente ancora Ernani ha definito di architettura barocca e che oggi non sono certo più,in gran parte, funzionali ai compiti che devono svolgere.
Ne parlerò, nello specifico, più avanti.
E vengo al secondo obiettivo. Nessuno- e credo di averlo più volte e con chiarezza ribadito - intende in qualche modo rimettere in discussione poteri, responsabilità, ruoli e funzioni delle istituzioni regionali.
Il problema semmai è quello di creare fra governo centrale e regioni una sinergia che sia più strutturalmente programmata e più efficacemente finalizzata agli obbiettivi che vogliamo raggiungere e che potremmo condensare in questo paio di formule: meno sprechi e più risultati, più coordinamento quando esso serve non solo a potenziare il turismo in una determinata area ma anche a produrre valore aggiunto per tutta la nostra economia.
E credo che il patto che , in questa conferenza, si sia finalmente delineato parta proprio da queste più che valide premesse.
Terzo obiettivo. Se va decisamente migliorata l'azione che la pubblica amministrazione, in tutti i suoi comparti, deve svolgere a supporto delle imprese, è altrettanto indispensabile che le imprese rimeditino però programmi, finalità e soprattutto strategie .
Su questo penso che bisogna essere chiari: se è indispensabile, come ho già detto, che regioni e stato si coordinino al punto da agire come rete e come sistema che sia supportato da autentiche sinergie- e un passo preliminare in questa direzione mi pare che qui sia stato fatto- è anche vero che le imprese devono cominciare a fare altrettanto.
Non sottovaluto certamente il problema fiscale che giustamente , in questa sede, è stato riproposto in maniera pressante.
Anch'esso dovrà essere affrontato e in tempi che siano sufficientemente ravvicinati.
Ma se, in questo convegno, qualche imprenditore ha parlato anche della necessità di una “fiscalità premiale” cioè di intervento di sostegno che vadano soprattutto alle imprese che fanno investimento per rimodulare il loro tipo e la loro qualità di offerta, allora vuol dire che, anche in quest'ambito, qualche problema si pone.
Anche se resta abnorme il fatto che un'impresa italiana con finalità turistiche debba oggi essere sottoposta ad una tassazione assai più pesante di quella di imprese analoghe di paesi a noi concorrenti.
Concludo, quindi, questi due giorni di conferenza esprimendo una grande soddisfazione: non è stata una conferenza di sole parole.
Difatti, credo che si possa dire che il turismo questa volta abbia portato a casa qualcosa di concreto.
Anzi, più di qualcosa.
Prima di tutto l'idea di svoltare, insomma di cambiare passo.
E poi anche un'idea meglio definita e marcata nei suoi contorni di quali iniziative intendiamo ora, come Stato e come regioni, cominciare a programmare insieme per il rilancio del nostro turismo.
Mi pare che, in questo senso, si siano messi più precisi e più saldi paletti.
Ma poi ci sono cose ancora più concrete.
Una di queste, dopo 24 anni di parole, è la decisione di varare entro un mese una normativa nazionale per la classificazione delle strutture alberghiere.
La sensibilità e l'impegno mostrati , a questo riguardo, dai rappresentanti delle regioni confermano che si sono ormai creati i presupposti per un lavoro comune che potrà produrre, in una prospettiva che mi auguro possa essere la più vicina possibile, risultati ancora più importanti e significativi.
Ma idee assai compatibili sono maturate tra governo e regioni per quanto riguarda anche la riprogrammazione di strutture che, per la promozione del nostro turismo, sono oggi essenziali.
Intendo riferirmi alla necessità di ristrutturare, in modo che sia funzionale agli scopi per cui è stato creato, l'osservatorio nazionale.
E a questa riforma metteremo insieme subito mano.
Come c'è intesa sul fatto che l'Enit, la nostra agenzia del turismo debba essere riposizionata in modo che le sue strutture, le sue funzioni ed anche le sue risorse siano meglio utilizzate.
Il Presidente Paolucci, pochi giorni dopo l'assunzione del mio incarico di sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega al turismo, ha ritenuto di dover presentare le sue dimissioni motivandole anche con il fatto che, dopo l'intenso lavoro svolto presso l'ente e che ha prodotto prestigiosi risultati di cui vivamente -e a nome di tutti- lo ringrazio, avrebbe preferito ritornare allla sua principale attività che, come sapete, è di particolare impegno e di grande responsabilità.
Non volendo comunque perdere l'apporto di una persona che non solo stimo ma possiede anche una grande esperienza nel campo soprattutto dell'informatica e delle moderne tecnologie, gli ho chiesto di presiedere il comitato scientifico per lo studio e lo sviluppo delle nuove tecnologie nel comparto turistico che il mio dipartimento ha deciso di costituire per affrontare i problemi che, in questo settore, devono essere ancora in gran parte risolti. E data la sua esperienza credo non potrebbe esserci persona migliore di lui per ricoprire questo ruolo.
E veniamo ora alla presidenza dell'Enit.
D'intesa con le regioni, ho deciso di designare alla presidenza dell'ente, Matteo Marzotto, persona della quale ho grande stima e che, per le molteplici attività che ha svolto e che continua a svolgere all'interno di questo assai noto gruppo industriale, non credo che abbia bisogno di presentazioni.
E perché questo tipo di scelta?
Perché credo che, per la promozione del marchio Italia nel mondo, turismo e brand di prodotto made in Italy debbano ormai operare in simbiosi: l'uno come traino dell'altro, l'uno come complemento dell'altro.
Che poi è l'unico modo per dare ancora più spessore e latitudine ad un'azione di marketing che, per essere ancora più invasiva e penetrante, deve riunire in se tutte le filiere.
Matteo Marzotto ritengo abbia non solo un'ottima preparazione manageriale ma anche competenze nei mercati internazionali, entusiasmo e visione di prospettiva. Inoltre, mi fa piacere, ed è anche questo un segnale,designare per un ruolo di così grande rilievo, un giovane poco più che quarantenne. Al quale formulo, e formulo anche a tutti voi amici, e mi sento di chiamarvi così, i miei migliori auguri di buon lavoro.
www.conferenzaitalianaturismo2008.it
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