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Cachaça: due miliardi di bottiglie alla ricerca di identità con l'analisi sensoriale italiana
di Luigi Odello
Pochi ci pensano, ma la cachaça brasiliana, la tipica acquavite di canna dello splendido e sterminato paese sudamericano, ha una produzione stimata che si avvicina a due miliardi di bottiglie.
Questo vuol dire che nel mondo è seconda solamente alle acqueviti cinesi come volume di produzione (ed è maggiore di ben 50 volte rispetto alla nostra grappa). Eppure oggi è un gigante dai piedi di argilla, perché non gode di un'identità e di un'immagine sufficientemente definite che la caratterizzino sugli aggressivi e affollati mercati internazionali.
Ma il Brasile negli ultimi anni si è mosso e certo nella direzione giusta. Infatti Douglas Wagner Franco, direttore dell'Istituto di Chimica dell'Università di San Paolo a San Carlos, ha deciso di istituire un laboratorio per la per la ricerca e lo sviluppo della cachaça. E così da alcuni anni è attivo in Brasile un monitoraggio preciso e approfondito delle caratteristiche della cachaça (tra l'altro nei corsi che vengono organizzati all'università vengono intelligentemente invitati anche i produttori, con il risultato, non da poco, di innalzare progressivamente la preparazione media dell'intero comparto produttivo).
E gli italiani in questo Rinascimento della cachaça hanno un ruolo importante.
Il Centro Studi Assaggiatori ormai da cinque anni è responsabile per le lezioni di analisi sensoriale all'università.
Il fatto che il caposcuola dell'analisi sensoriale italiana sia oggi il partner scientifico in questo ambizioso progetto, testimonia che l'analisi sensoriale del nostro paese si è ormai veramente guadagnata un posto di rilievo nel panorama internazionale della disciplina.
Il prossimo anno si terrà la seconda edizione del concorso federale della cachaça, cui sono attesi centinaia di campioni. E durante il concorso certamente sentiremo parlare un po' d'italiano, dato che molti dei giudici saranno figli della nostra analisi sensoriale.
Centro Studi Assaggiatori
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