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Il
futuro di Olio Officina Food Festival
Alcune
riflessioni in esclusiva per INformaCIBO dell'ideatore
Luigi Caricato
Milano
8 febbraio 2012.
Si è conclusa il mese scorso nel
capoluogo lombardo l’importante manifestazione culturale dedicata
espressamente ai condimenti.
Quest’anno a dominare la scena è
stato l’olio extra vergine di oliva.
La novità? Dare
risalto ai condimenti mettendoli in stretta relazione con altre
materie prime alimentari.
L’intenzione del
direttore del festival, Luigi Caricato, è di creare un movimento di
pensiero trasversale, che unisca professionisti e gente comune.
Obiettivo: ridare il
giusto peso ai condimenti. Ecco qui sotto il suo commento.
Olio Officina Food Festival, il
dado è tratto
E’
a Milano il teatro dei condimenti
di Luigi Caricato
Fare il punto della
situazione è sempre un po’ complicato. Soprattutto se a farlo è
chi ha ideato e coltivato negli anni un evento così nuovo e
dirompente come Olio Officina Food Festival.
Eppure, mi sembra giusto
che chi ha avuto un’idea così nuova faccia valere il proprio
personale punto di vista e racconti tale idea a festival appena
concluso.
Ringrazio per questo
Donato Troiano, direttore di “INformaCIBO”, per lo spazio e la
visibilità che ha dato e continua a dare alla mia iniziativa.
L’olio ricavato dalle
olive è stato dunque il protagonista assoluto della prima edizione
della kermesse milanese del 28 e 29 gennaio 2012, e ora, a evento
concluso, si sta già lavorando alla seconda edizione, segno che
tutto è andato bene, anche se non poteva d’altra parte essere
diversamente. Sono convinto che le nuove idee abbiano sempre
quell’irruenza che le fa germogliare. Certo, nulla può essere
considerato sicuro. Esiste il concreto rischio che le buone idee
possano non essere comprese, non incontrando il consenso generale,
questo sì, ma tale consenso c’è stato. Ed è stato per me un
grande successo. Non ho voluto puntare, per mia natura, a un evento
troppo eclatante, anche perché l’olio, come tutti i condimenti, ha
bisogno sì di visibilità e considerazione, ma non di un eccesso di
esposizione mediatica. Tutto voglio tranne che una visibilità
forzata che si trasformi in moda. L’olio, come ogni altro
condimento, ha bisogno della giusta evidenza, quella che finora non
ha mai avuto, se non eccezionalmente, soprattutto nelle cucine dei
ristoranti. E’ solo a partire dalla valorizzazione dei condimenti
che l’attenzione per le materie prime ha un reale compimento.
Ciò che è emerso al
festival, sul piano dei contenuti, è che gli chef che hanno
partecipato all’area cooking hanno dimostrato di avere un sacro
rispetto, e direi anche un timore reverenziale, verso l’olio extra
vergine di oliva. Un atteggiamento perfino ingiustificato, a
testimonianza di come purtroppo non si conosca la reale natura degli
oli di oliva. Tale forma di timore e rispetto lo manifestano in
realtà da sempre, e forse è una scusa per non approfondire l avera
natura dell’olio extra vergine di oliva, relegando tale olio al
ruolo di condimento a crudo, una sorte di confine benevolo, per
tenerlo alla larga dalle cucine, dove invece dovrebbe essere il vero
protagonista. Insomma, si tratta di superare un tuttora irrisolto
luogo comune, che tende a relegare l’extra vergine alla sola sfera
dell’utilizzo a crudo più che negli usi in cottura. Tutto ciò è
sbagliato, perché a crudo l’extra vergine esalta sì gli aromi,
veicolando i sapori di altre materie prime alimentari, ma è
soprattutto in cottura, in realtà, che da’ il meglio di sé, anche
perché di fatto è il grasso più resistente alle alte temperature.
E’ questione di tempi e
di educazione. Sono certo che questo passaggio culturale prima o poi
avverrà. La soluzione per uscire dallo stato di impasse in cui si è
fermi da tempo è molto semplice: a crudo si utilizzano gli oli di
eccellenza; in cottura quelli di minor pregio, ma in ogni caso di
buona qualità. Questo è uno degli aspetti che sarà ulteriormente
approfondito nella prossima edizione, che – mi sembra giusto
evidenziarlo già ora – cercherò di portare l’uso della cucina
in presa diretta, anche se con la dovuta attenzione e misura, proprio
perché mi sembra superfluo dare ulteriori dimostrazioni, visto che
ovunque vi sono show cooking, imperversando soprattutto in tivvù un
modo di fare cucina esplicativa che è troppo epidermico, senza che
vi sia la capacità e l’intenzione di comunicare qualcosa di
veramente nuovo, profondo e innovativo.
E’ una strada
difficile, lo so, ma è proprio per questo che il progetto Olio
Officina si muove volutamente cercando di costruire un percorso
nuovo, strutturato in tappe itineranti, che poi daranno seguito alla
comunicazione dei risultati finali nel corso dell’evento madre che
si svolgerà il prossimo anno, sempre nello stesso periodo, e sempre
a Milano.
In sostanza, tanto per
intenderci, Olio Officina Food Festival sarà la tappa finale di un
percorso che si andrà realizzando durante i vari mesi dell’anno,
dando seguito a una serie di appuntamenti, alcuni aperti al pubblico,
altri no. Cito solo uno dei tanti appuntamenti che si ha in mente di
realizzare insieme con “InformaCibo”: l’evento “Il gelato nel
piatto”, in cui la presenza dell’olio può essere opportunamente
valorizzata.
E’ una sfida,
credetemi. Non è facile gestire tale proposito. Ci vuole la
collaborazione fattiva di più soggetti. Per me Olio Officina Food
Festival nasce da una esigenza forte, che ho avvertito da anni, da
almeno vent’anni, e mi sembra, a festival concluso, che ora i tempi
siano effettivamente maturi, come ben dimostrato dall’attenzione
del pubblico che ha partecipato con interesse al festival.
L’idea di un festival
itinerante, con continui approfondimenti che poi giungano a nuove
formulazioni, mi sembra la strada più giusta da seguire. L’idea di
farne un percorso a tappe è altrettanto significativa, perché
comporta una serie di attenzioni che non vengono mai meno a festival
concluso. Per questo, il mio messaggio è anche un appello, nel
trovare partner tra gli chef più sensibili, affinché si riesca ad
apportare qualcosa di nuovo. Perché sì, è vero, l’olio lo si
produce da oltre sei mila anni, ma non è mai lo stesso olio di
sempre; e anche il modo di cucinare cambia. Tutto cambia, pur
sembrando in apparenza che non cambi nulla. Fate caso al vostro modo
di abbigliarvi, prendete le fotografie che vi ritraevano venti anni
fa, ma anche trenta: noterete che vi vestivate in modo diverso, non
più come oggi. Le materie prime sono le medesime, ma cambia lo stile
e l’approccio anche per loro.
Ecco, anche questo
passaggio deve essere compreso da chi fa cucina e lavora le diverse
materie prime. Non si può pensare di adoperare l’olio e gli altri
alimenti come sempre ci si è comportati in passato. Sta qui
l’elemento di novità del festival: la cura dei particolari. E per
dare contenuti forti a tali innovazioni, nell’ambito del festival
ho pensato bene di collocare una apposita area di approfondimento in
cui i vari studiosi hanno dato corso a tutte le novità scientifiche
inerenti proprio all’evoluzione degli alimenti in cottura. Sì,
perché tutto si trasforma e occorre conoscere e studiare di volta in
volta tutte le possibili modalità per agire correttamente in cucina,
senza trascurare le nuove evidenze scientifiche. Il lavoro del cuoco
non può d’altra parte limitarsi a essere un puro esecutore, deve
anche approfondire le materie prime su cui ha deciso di lavorare.
Così, dopo molti mesi di
intensissimo lavoro, la prima edizione ha raccolto i consensi
sperati. L’atmosfera è stata quella della grande attesa. Mancava
d’altra parte un simile appuntamento, tutto incentrato sulla
cultura e sulla formazione. All’interno di Olio Officina Food
Festival c’è stata una pluralità di espressioni, con spazi
riservati non solo a un’area cooking e a un’area di
approfondimento scientifico, ma anche a una visione olistica
dell’olio, quale luogo elettivo per il benessere psico-fisico. Non
si può pensare d’altra parte alla cucina del fiuturo senza
prestare attenzione agli aspetti salutistici e perfino a quelli
strettamente legati al nostro star bene.
Le mie conclusioni. Che
dirvi? Non è stato facile giungere a Olio Officina Food Festival, ma
la passione e la perseveranza hanno realizzato il “miracolo”
tanto atteso.
Oggi esistono tutti gli elementi per portare la cultura
dell’olio al centro dell’attenzione generale, così come è
accaduto con il vino. Ma per la prossima edizione – già lo
annuncio ufficialmente – non ci si fermerà solo all’olio da
olive, si andrà oltre. Non è un caso che il sottotitolo del
festival sia proprio “condimenti per il palato & per la mente”.
Dando la giusta importanza ai condimenti, ogni altro approccio non
può che misurarsi su alti livelli qualitativi. Una cucina che
privilegi la qualità dei condimenti equivale intrinsecamente a una
cucina di alta qualità, sia essa una cucina di ricerca, una cucina
professionale classica o una cucina di campagna o domestica.
La qualità prima di
tutto, senza l’attenzione alle materie prime non può esserci
nemmeno qualità della vita. L’appuntamento è a Milano, per la
prossima edizione, stesso periodo, ma nel frattempo il mio invito
vale per tutti: non
si può attendere dodici mesi senza far nulla, è necessario
stimolare la discussione e approfondire il tema dei condimenti in
cucina durante tutto l’anno, con incontri e iniziative in luoghi
sempre differenti. Alla seconda edizione occorre andarci lavorandoci
prima.
Attendo vostre adesioni in tal senso: posta@olioofficina.com
Olio Officina Food Festival, un
nuovo percorso
e
un
confronto per coniugare gusto e salubrità
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Milano 30 gennaio
2012. Mentre in una acuta analisi Carlo Cambi su Libero Gusto
metteva alla berlina gli show cooking e le inutili manifestazioni
cibo-cucina che imperversano in tutta la penisola, nello stesso giorno
si apriva a Milano Olio Officina Food Festival, un evento di pregio
che ha messo a confronto temi e tecniche dell'olio di Oliva.
Una due giorni di
dibattiti, lezioni e degustazioni che l' ideatore del Festival,
l'oleologo e scrittore Luigi Caricato, è riuscito a valorizzare al
massimo riunendo una platea di studiosi, appassionati e cuochi di
prim'ordine.
Una iniziativa lodevole
perchè apre un nuovo prcorso con l'ambizione di diventare un festival itinerante per
coinvolgere, nel corso dell'anno, i diversi territori, i centri di
ricerca, gli appassionati e gli chef con i loro ristoranti.
Un
Festival riuscito
Il Festival è partito
col piede giusto perchè finalmente è riuscito a portare alla
ribalta un prodotto, l'olio, che a differenza del vino, è sempre
rimasto appartato dietro le quinte, nella comunicazione e anche nella considerazione dei
grandi chef. Problema colto bene da un lettore, che così ha scritto
nel commentare il Festival sul sito del Corriere della Sera: “Grande
iniziativa, promossa da uno dei maggiori esperti mondiali di olio.
Speriamo serva a far conoscere l'olio come i Corsi di assaggio di
vino hanno fatto, appunto per il vino”.
Il progetto di Olio
Officina Food Festival è proprio quello di cominciare a far
capire le evoluzioni dell'olio in cucina nel tempo e il suo miglior utilizzo. “A crudo come
in cottura, non è mai lo stesso grasso. Quando incontra altre
materie prime, l'olio extravergine d'oliva si trasforma e cambia
identità. Occorre di conseguenza -afferma Caricato- ripensare i
consumi e i criteri di selezione e acquisto dei condimenti. Non si
può più pensare di consumare l'olio come è accaduto finora. Tutto
deve essere riletto alla luce delle nuove interpretazioni e dei nuovi
studi”
Per tutto ciò la
kermesse di Olio Officina Food Festival è stata l'occasione per
sottolineare il ruolo essenziale che l'olio svolge nell'affermazione
dei prodotti di eccellenza, inteso non solo come prodotto da
promuovere, ma soprattutto come una preziosa risorsa per consolidare
il meglio del made in Italy alimentare.
Cambiare il linguaggio
dell’olio
Caricato ha inoltre
affermato: “Cambiare il linguaggio dell’olio, con le sue
modalità di impiego, è un processo che doveva essere compiuto già
da tempo, ma non è stato così”. Aggiungendo che “Finora
ci si è concentrati sulla qualità, ma non sul far percepire tale
qualità nella giusta maniera”.
Dal
festival di Milano parte un percorso per
arrivare a coniugare gusto e salubrità e far acquisire ai
consumatori tutte le caratteristiche alimentari e salutistiche
dell’olio extravergine. Un progetto che seguiremo con attenzione.
Olio
e territorio
Il Festival per due giorni ha
ridato all’olio quella centralità che merita.
Senza dimenticare il ruolo che riveste per far conoscere meglio il territorio e la cultura dell'olivo. Il turismo dell'olio.
Del
legame olio-territorio-turismo e del
tema:
"L'Olio da Alberi secolari a cucina di ricerca", ha
parlato diffusamente Francesco Nacci, patron del ristorante di Ceglie
Messapica (Brindisi) Botrus,
divinoristorante e già a capo dell'Apt di Brindisi, dove ha
incentivato le nuove forme di turismo “minore”, quali il
cicloturismo, il turismo enogastronomico, il turismo ambientale e
speleologico.
Una
disamina attenta e completa delle potenzialità
turistiche della regione Puglia, la
faccia nuova del turismo dell'olio.
Ritorneremo presto sui
temi del festival con altre notizie e con un commento del suo
ideatore, Luigi Caricato.
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A Milano Olio Officina Food Festival edizione
2012
La presentazione a Milano di "Olio Officina food festival"
ediz. 2012
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